I compiti a casa dell'Italia invisibile

Venerdì 27 Luglio 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Scusate, ma come si fa a dire che i giovani italiani vogliono il posto fisso, che sono mammoni, bamboccioni e tutto il resto? Dati dell’ultimo anno: solo due assunzioni si dieci sono state a tempo indeterminato, cioè posto fisso. E questo quand’anche il posto fisso fosse davvero fisso, visti tutti i fallimenti e i licenziamenti per la crisi. Eppure siamo stati a scannarci per mesi con la nuova legge sul lavoro, sulla possibilità per le aziende di prendere chi vogliono e per quanto vogliono perché così vuole l’Europa. Il destino era già segnato prima che arrivasse una legge con la spocchia di fare la rivoluzione.

 Scusate di nuovo. Si continua a parlare di costo del lavoro qua, di costo del lavoro là. Troppo alto in Italia, così si scoraggia chi vuol mettere su un capannone, chi vuole investire, chi vuole venire da fuori. Dati degli ultimi dieci anni: il costo del lavoro in Italia è aumentato solo di 29 euro medi a testa. Capito bene: un antipasto e un primo piatto in dieci anni. Salite alle stelle invece le tasse sul lavoro e sui lavoratori, senza pari in Europa. Ma invece di mettersi d’accordo contro il fisco rapinatore comune, imprenditori e sindacati continuano a litigare fra di loro. Con i lavoratori fatti passare per vampiri.

 Scusate per la terza volta. Si è minacciato a lungo la rivolta dell’Imu: non la paghiamo. In prima linea la signora tacco 14 centimetri, Santanchè, la Lega Nord, molti sindaci. Poi almeno la prima rata è stata pagata quasi da tutti, o meglio: da tutti quelli che già pagavano prima. Ma niente sciopero, niente presa della Bastiglia, niente attacco al Palazzo d’Agosto.

 C’è insomma un’Italia silenziosa e responsabile che, ignorata nei dibattiti televisivi, fa i compiti a casa che pretende l’Europa. Anzi li fa prima che la maestrina Merkel agiti la bacchetta. L’Italia che non fa tutti i compiti a casa è quella della politica, che continua a spendere e a tassare per poter spendere, confiscandoci oltre metà dei nostri stipendi. E’ come se per ogni giornata avessimo a disposizione, mettiamo, cento euro e dicessimo: cinquanta togliamoli perché se li prende lo Stato. Il quale in cambio ci dà servizi, dalla sanità alla giustizia, che invece di farci stare meglio ci fanno stare peggio. Cioè bara al gioco, ci tratta da sudditi e zitti.

 L’Italia che fa finta di niente è quella dei Comuni che non vogliono i tagli, dei piccoli Comuni che non si vogliono accorpare, delle Province che non vogliono sparire, dei mini ospedali e dei mini tribunali che vogliono restare dove sono, degli enti che non vogliono essere definiti inutili, dei consigli di amministrazione con parcelle d’oro, delle auto blu per andare a fare la spesa, dei privilegi spacciati per diritti acquisiti, del triplo cellulare a sbafo, delle tangenti per far muovere qualsiasi pratica, del cumulo degli incarichi, degli eccoli e rieccoli a caccia di poltrone.

 Ma l’Italia che non fa i compiti a casa è anche quella dei partiti che, quando hanno rischiato i pomodori in faccia, se la sono data a gambe perché i compiti a casa li facessero i tecnici. I quali molti ne hanno fatto, qualche buona riforma si è vista, qualche riforma scombinata e strattonata pure: ma nonostante tutto siamo tornati al punto di prima. Dovevano essere più coraggiosi proprio perché non dovevano preoccuparsi dei voti.

 Ma mentre la casa brucia, invece di buttare acqua i partiti ora soffiano sul fuoco, contrabbandando per ritorno alla democrazia la loro ansia di ritorno al potere. Vogliono andare a votare e anche con anticipo, preoccupandosi più di rimettere le mani sul Paese che della responsabilità di accollarsene la salvezza. Per riprendere a non fare ciò che dovevano prima e che per il loro condizionamento neanche i tecnici hanno avuto possibilità di fare. Sarà una battuta, ma quando noi stessi vediamo sconsolati questa Italia, azzardiamo a dire: ci vorrebbe una Merkel.

 La Merkel ha il difetto di vedere l’uovo oggi e non la gallina domani. Continua a guadagnarci a stare nella stessa Europa che manda ai carboni. Ma quando l’avrà affamata, su chi guadagnerà? E crede che, quando sarà sola, una Cina ci metterà molto a farne un boccone? Anche questo vedono i famosi mercati. I famosi mercati sono, diciamo, i pensionati americani che hanno messo i loro soldi nei fondi che hanno investito in euro. E che si chiedono: ma se l’euro non lo difendete voi, dovremmo farlo noi? E vendono.

  Ecco perché ogni mattina caffè e notizie economiche sono uno più amaro delle altre. Perché c’è un’Italia che tesse silenziosamente giorno per giorno e una ignara e nell’altro mondo che sfascia. E una Merkel la cui bacchetta prima o farà male anche a se stessa. Se vogliamo metterla sulla speranza, l’Italia silenziosa è capace di tutto quando squilla la tromba della pur matrigna patria.