Noi e le Merkel piene di burro

Sabato 4 Agosto 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Io non ce l’ho con te, disse una volta il celebre attore Petrolini a uno spettatore che disturbava lo spettacolo dal loggione, ce l’ho con i tuoi vicini che non ti buttano giù. Così noi non dobbiamo avercela con Antonio Cassano per quanto avvenuto una decina di giorni fa all’aeroporto di Bari.

 Il calciatore si imbarcava per Milano con moglie e figlio dopo una vacanza in Puglia. Immaginabile piccola ressa degli addetti. Che non solo lo hanno messo in mezzo per le classiche foto da italiani cazzeggioni, ma da complici paesani per la gloria locale, gli hanno riservato un intero bus navetta, che lo ha portato solo come un re sotto la scaletta quando l’aereo era già pronto al volo. Siccome oggi basta un telefonino per immortalare tutto, ecco immagini riprese e rilanciate in mondovisione.

 IL REUCCIO ANTONIO CASSANO A Cassano sarà anche andata bene, per quanto in genere egli eviti in dribbling giornalisti e curiosi: non gli importa che metà della sua notorietà non dipende dai gol o dai passaggi che fa ma appunto dagli umani che in genere snobba. A Bari si dice: è un montato. Libero di farlo. Meno liberi di fare come a casa loro gli addetti, i quali hanno adibito un mezzo di tutti (la navetta) a un uso privato ma a spese di tutti. Segno, più che di provincialismo, di mediocrità di tempi che rincorrono presunti divi come divinità. Ci vorrebbe in Italia, hanno scritto in internet, una bella rivoluzione come quella francese o americana per spazzare tanti privilegi. Spiacenti: in Italia non si potrà mai fare una rivoluzione, al massimo una cagnara.

 Ma poi, la rivoluzione. E’ bastato il ’68 a buttar giù tanti dal piedistallo in nome della sacra eguaglianza, col rischio di abbattere anche i bravi e farci diventare tutti mediamente peggiori. Ma nonostante il ’68, è sempre valido il monito: quando abbattete una statua, lasciate il piedistallo, potrebbe servire. Appunto: a metterci su un Cassano.

 L’amministratore dell’aeroporto, Di Paola, ha biasimato, ancorché i lacchè del pedatore non siano dipendenti suoi ma di un consorzio: niente foto con le star. Ma la verità è che le star sono fotografate in tutti gli aeroporti, benché non dal personale, ovvio. Niente navetta in esclusiva, soprattutto, avrebbe dovuto rifiutarsi anche Cassano se non fosse stato Cassano. Anche perché, in tempi di sacrifici, a qualcuno potrebbe salire il sangue agli occhi.

 Ma a parte le cassanate e i cassanisti, tutto si può dire tranne che gli italiani stiano attraversando il tunnel della crisi dando in escandescenze, facendo solo i farfalloni da aeroporto. Ci sono stati i pietosi suicidi, non lo dimentichiamo. E abbiamo i politici che abbiamo come una penitenza. Domina però una calma di sicuro sofferente ma mai lamentosa che un po’ fa incazzare i maestrini europei alla Merkel: forse ci vorrebbero morti a terra, non si fidano di noi da moribondi. Vogliono che facciamo i compiti a casa e interrogarci ogni giorno.

 L’ITALIA E L’EUROPA Ignorano, loro antichi barbari dalle bocche insozzate di sangue animale, la nostra vecchia civiltà contadina abituata invece alle difficoltà, più a suo agio con una dignitosa povertà che con ostentate ricchezze, più figlia dell’olio di ulivi altrettanto scabri e contorti che del grasso burro che cola. Ignorano il popolo di formiche che nonostante le troppo sopportate cicale alla fine salva l’inverno di tutti. Ignorano l’evangelico cadere per risalire, la settimana di passione perché ci sia resurrezione. Ignorano (anzi ne muggiscono di rabbia) il nostro giocare in difesa per colpire in contropiede, la sortita nell’assedio. Ignorano che il nostro sdrammatizzare non è cinismo ma forza silenziosa più impastata di fede a modo suo che di fatalismo o provvidenza. Ignorano che siamo figli di Machiavelli, gran maestro di sapienza gaglioffa, perdere la battaglia per vincere la guerra. Ignorano che siamo un popolo che ha sempre famiglia (o famigliastra alla moda). E che la famiglia in questo Paese non la batte neanche un Rambo.

 Ecco perché, in fondo, anche Cassano e i suoi adoratori caciaroni (ma forse solo umanamente protettivi) fanno parte del paesaggio. Anzi forse è meglio che ci siano, perché tengono in allenamento l’indignazione. E ci fanno sprofondare nel peggio per tirare fuori il meglio. Del resto questo è il Belpaese in cui, mentre la casa brucia, la Cassazione pensa a sentenziare che dire “non hai le palle” è reato. Aveva ragione il grande Flaiano, in Italia la situazione è sempre disperata ma non seria.