Non fare il tedesco ( anzi fallo un po' )

Venerd́ 10 Agosto 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Ammettiamolo: di tanto in tanto ci sfugge di dire che anche in Italia ci vorrebbe una Merkel. Succede di fronte a certi nostri pasticci dai quali non riusciamo a uscire vivi. Ma molto più spesso alla Merkel fischiano le orecchie per le nostre reazioni alle sue lezioncine e ai suoi no. E’ la stessa cosa di quando diciamo, guarda che io sono tedesco. Ma anche di quando diciamo, non fare il tedesco. Un sentimento duplice, ammirazione e ripudio. Come del resto essi nei nostri confronti. Anche se è vero ciò che ha detto Monti: in questo momento prevale il sentimento antitedesco. E non capirlo, da parte loro, perché non contemplato dalle loro filosofie, promette male.

 Un po’ li apprezziamo per il loro ordine, un po’ li disprezziamo per il loro fanatismo. E viceversa. Ma possiamo fare anche l’esempio, ai pugliesi molto vicino, di Federico di Svevia, ancorché siano passati ottocento anni. Grande e benaugurato secondo alcuni, malefico e malaugurato secondo altri. Chi ne esalta la modernità nelle leggi e nella volontà di unificare l’Italia esaltando il Sud, chi fa risalire a lui e al suo feroce fisco parte dei problemi anche attuali del Sud. E Castel del Monte è l’emblema anche di questo, l’ambiguità di non sapere cosa sia, come un mistero rimane ancòra in parte Federico.

 Lasciamo stare chi, invece di cercare di capire e far capire, manda tutto in aceto. Tipo loro che ci dipingono tutti capitan Schettino, l’indimenticato primo attore della Costa crociere. E tipo noi che reagiamo ricordando a loro un peccatuccio come Auschwitz. Anche in questi giorni di Olimpiadi, il marciatore Schwazer che si droga non sarebbe “neanche italiano” (essendo invece nato in Italia), mentre si dimentica la tedeschissima canoista Josefa Idem, la quale italiana è diventata per matrimonio e ne è ultracontenta.  

 C’è poi il capitolo delle alleanze: la Germania tutta lealtà, l’Italia tutta tradimento. Riferimento alle due guerre in cui abbiamo cominciato come alleati dei tedeschi e finito come alleati dei loro nemici. Non dimenticando però la controaccusa alla Germania di aver distrutto l’Europa due volte con le armi e di riprovarci ora con l’economia. Un espansionismo tedesco che cambia solo pelle. Proprio per questo fu fatta l’Europa unita, per evitare nuovi orrori non in qualche sperduta landa selvaggia ma al centro della civiltà del mondo.

 E infine, l’euro. La Germania che proclama di non voler dare soldi a chi poi li spreca. Nascondendo però che più la crisi continua, più si arricchisce a spese degli altri: perché i capitali vanno tutti a loro per coprire il loro debito (ce l’hanno, e non da poco) e senza che paghino interessi, mentre l’Italia e gli altri arrivano a pagare anche il 6 per cento. Più dura la crisi, meglio è per loro, peggio per noi. Perciò non si fa nulla per uscirne?

  Ma non sono solo Italia e Germania. In gioco sono in fondo i Nord e i Sud d’Europa. I Nord tutti rigore e serietà, i Sud tutti cialtroni e spendaccioni: questo il teorema. Germania, Finlandia e Danimarca contro Grecia, Spagna e Italia. Mondo anglosassone contro mondo mediterraneo. Un film già visto, e già da un paio di secoli. Da quando si impose una concezione dell’esistenza secondo cui il valore dell’uomo si misurava con la sua capacità di produzione: valeva di più chi più produceva. Da quando l’efficienza si è imposta sul sentimento. E da quando la mitica ricchezza delle nazioni era tutta contenuta nei bilanci contabili e non anche, per dire, in un non contabilizzabile gusto della vita. Protestantesimo contro cattolicesimo, se proprio vogliamo dirla all’ingrosso. E trionfo di un liberismo convinto che la giustizia fosse tutta nei capricci del mercato.

 Siccome c’è sempre un Sud di qualcuno, lo schemino si è ripetuto anche in Italia. Il cui Nord (che è il Sud dell’Europa) ha trattato allo stesso modo il suo Sud. Così è sempre rimasto camuffato sia quanto la didattica Germania ricava da quella stessa Europa alla quale bacchetta le mani, sia quanto il Nord d’Italia ricava da quel Sud che bacchetta non da meno. La Germania non vuole prestare soldi ai Paesi ai quali li succhia, il Nord lamenta di darli al Sud che li sprecherebbe e non vede quanti (e con gli interessi) gli ritornano indietro.

 Così agisce il potere, con la menzogna. Ora questo non vuol dire che si debba cialtronare e sprecare: non per niente in Italia quando siamo di cattivo umore diciamo che ci vorrebbe una Merkel. Ma vuol dire che, nel mondo globalizzato, per continuare a guadagnare conviene non ammazzare chi ti consente di farlo. Così per l’euro: diventato un problema per questa sperequazione. Anche perché, se c’è sempre un Sud di qualcuno, l’Europa (Germania compresa) non capisce di essere ormai il Sud dei nuovi ricchi come Cina, India, perfino Sud Corea. I polli si beccano, e il padrone li scanna tutti due.