Piccola Italia anzi grande

Sabato 18 Agosto 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

La domanda è sempre la stessa: ma come fa a reggere un’Italia in perenne prognosi riservata? Ce la lo chiediamo anche noi, mica solo gli stranieri che a pensarci escono matti. Vedi ora che sta succedendo col progetto di abolire le Province. Anche col governo dei tecnici che, come si dice dalle nostre parti, non ha numero di casa, nel senso che potrebbe fare tutto senza la preoccupazione di dover essere rieletto. Voce grossa, infatti: se ne aboliscono 64 su 107 mediante “accorpamento”. Poi “accorpamento” sarà sembrato troppo voce grossa, meglio “riordino”, parola più piccola e aggirabile in mille modi. E intanto è cominciato il mercato.

 TUTTO IL PEGGIO DI NOI Mettiamo Benevento. Per non sparire, può chiedere alcuni piccoli Comuni ad Avellino, tanto Avellino ne ha da buttare. Per andare proprio sul sicuro, Avellino può poi farsi avere qualche Comune da Salerno, che sta più in carne di tutte. Ma non solo Campania: la fiera dell’usato impazza dalle Alpi a Lampedusa. Così come si prepara la batteria dei ricorsi. E a dover decidere su chi abolire, pardon riordinare, saranno proprio i presidenti di alcune Province da abolire, pardon riordinare. Come affidare all’assassino la ricerca dell’assassino.

 E della legge elettorale, ne vogliamo parlare? Tutti d’accordo, quella attuale è proprio un “porcellum”, una porcata, frutto di un voto con cui la maggioranza del tempo se la fece come le conveniva per vincere sempre. Bisogna cambiarla, anche se sotto sotto converrebbe alla nuova probabile maggioranza: se hanno vinto loro, perché non noi? Ma il presidente Napolitano dice di fare i seri. Allora girano progetti non per far funzionare meglio la democrazia, cioè per avere una buona legge per tutti, ma per avere una legge che freghi l’avversario anche se frega anzitutto il Paese.

 Capì tutto già decenni fa Federico Fellini col suo film “Prova d’orchestra”. Si preparava un concerto ma ogni orchestrale se ne andava per conto suo, più che una sinfonia era un’agonia. Qualcosa di simile, tanto per stare sulla notizia, alla nostra squadra di nuoto alle appena concluse Olimpiadi, la squadra che doveva spaccare il mondo con la Federica Pellegrini in testa. Non solo il mondo ha spaccato loro, ma abbiano dovuto tenerci anche lo spettacolino della Federica e del suo fidanzato Filippo Magnini (che pure della squadra era il capitano) ricchi, celebri e perdenti quanto bulletti con tutti gli altri. Un covo di vipere, altro che purezza dello sport.

 TUTTO IL MEGLIO DI NOI E’ l’Italia cialtrona che ritroviamo nella politica, l’Italia degli evasori fiscali e dei corruttori, l’Italia dei tripli incarichi e delle Province che non si aboliranno mai, pardon riordineranno (e del resto, dicono, perché noi sì e tutti gli enti parassiti e mangiasoldi no?). L’Italia della Prova d’orchestra e della squadra di nuoto. Mentre poi vedi chi ha vinto le medaglie d’oro alle stesse Olimpiadi e ti chiedi chi erano questi, e dov’erano, e chi aveva mai sentito parlare di loro, e che caspita sono gli sport nei quali hanno trionfato. Gente di serie B rispetto alla Pellegrini pur giustamente titolatissima ma ora tanto più diva quanto più affondata in piscina. Il peggio spacciato per meglio.

 L’Italia che ha retto tutto alle Olimpiadi è l’Italia del tiro a volo e della canoa, della ginnastica ritmica e del taekwondo (se si scrive così), della mountain bike e del pugilato, della scherma e degli anelli, della pallanuoto e del tiro con l’arco. E’ l’Italia della bambina che spara come Clint Eastwood e ha i parenti terremotati in Emilia, l’Italia del ragazzo spiritosissimo che sguazza fra le rapide di un fiume come un marine americano, l’Italia dei canottieri che la federazione non vuole e che vanno in proprio a prendersi l’argento, l’Italia che lancia frecce meglio dei Cheyenne, l’Italia del brindisino (Mesagne, paese della povera Melissa) che batte a calci dei marcantoni due metri più di lui, l’Italia del ciclista che conclude terzo in piedi sui pedali perché gli è volato via il sellino, l’Italia delle fiorettiste e dei fiorettisti che infilzano come respirano, l’Italia che nel nuoto prende il bronzo ma nel nuoto di fatica dei dieci chilometri non in quello da luci della ribalta, l’Italia dei pugili che tirano pugni anche a vite ingrate, l’Italia del pallanuotista Felugo che spara gol come fucilate e che ha una poesia di Alda Merini tatuata sul polpaccio.

 E’ la piccola Italia silenziosa che risponde alla domanda: come facciamo a reggere sempre?