Benvenuto nel futuro tutto il resto è passato

Venerdì 7 Settembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Questa nuova inaugurazione della Fiera del Levante di Bari avviene almeno fuori dalla retorica delle precedenti. Riprende a esserci il capo del governo, scomparso negli ultimi anni. Ed è un capo del governo che non deve conquistarsi voti, non gli serve la passerella. Quindi non dovremmo ascoltare da Monti che il Sud è in testa ai pensieri nazionali, perché non è vero. Infatti la festa si fa un giorno prima perché domani il professore ha un impegno al Nord. E’ auspicabile che non si ascolti neanche un Sud che rivendica. Né politici meridionali che si ricordino solo alle feste comandate di far capire che sviluppo del Mezzogiorno significa contribuire a risolvere i problemi d’Italia, non aggravarli.

 Perché lo stato dell’arte è questo. Il Sud è stato finora sempre raccontato come un problema, una malattia, una palla al piede del Paese, una zavorra per le umane sorti e progressive della nazione. Raccontato così anche per sua responsabilità, incapace di mostrarsi in modo diverso. Da queste parti c’è chi col pianto ci ha marciato, ci sono stati i professionisti del meridionalismo più interessati alla conservazione dell’emergenza e di se stessi che alla soluzione del problema.

 Ma la verità è anche che il Sud è stato soprattutto raccontato dagli altri, dagli inviati mordi e fuggi a caccia di conferme ai loro pregiudizi e infastiditi da impreviste novità perditempo. Bisognerebbe scomodare il Manzoni: se non è scritto che il Sud è cosa buona, non lo è.

 Così è difficile capire ciò che un qualsiasi padre di famiglia capirebbe. Se hai una terra in buona parte inesplorata, vai a vedere cosa farne, per scoprirne possibili tesori. E un qualsiasi ragioniere sa che se hai problemi in azienda, cerchi di sviluppare i settori più deboli o trascurati. Quando è guerra, è guerra.

 Ora è guerra, per fortuna solo economica. E di sicuro non piacerà alla spocchiosa cosiddetta parte produttiva d’Italia vedersi trattata tutta come un Sud dagli egemoni Paesi nordici d’Europa, Germania in testa. La quale Germania, però, quando ha voluto mettere a frutto la sua terra sorella d’Oriente, ha speso cinquanta volte più della Cassa per il Mezzogiorno in Italia. Ma non parliamo di spesa, altrimenti cominciano a venire le traveggole a qualcuno.

 Allora dire che il Sud è più una risorsa nel cassetto che un buco di bilancio, non è la frase fatta, appunto, da Fiera del Levante, tanto domani è un altro giorno. Il Sud è la riserva di energia per l’intero Paese, quella sgommata che serve in caso di pericolo. Perché il Sud è una prateria di cose fatte e di cose da fare. Con tutti i suoi sprechi (come se nel resto d’Italia fossero mammolette), tutte le sue pigrizie, tutti i suoi fatalismi.

 Ma il Sud è anche una piccola azienda di Modugno (Bari) che con i suoi sensori montati nel robot su Marte ci farà sapere se lassù c’è vita. Il Sud è anche quei due piccoli giovani matti che a Monopoli costruiscono l’aereo superleggero più veloce del mondo. Il Sud è anche quel piccolo artigiano-industriale di Bari che sa separare l’acqua di mare dal petrolio. Il Sud è anche il piccolo sarto di Ginosa che confeziona le camicie per le nozze del futuro re d’Inghilterra. Il Sud è anche il piccolo (ma mica tanto) Politecnico di Bari che per il secondo anno è primo in Italia per quantità e valore di produzione scientifica. E si  è parlato solo di una parte del Sud apulo che il presidente Monti tocca oggi.

 Ma il Sud è anche i treni verso il Nord cancellati per sedicenti esigenze economiche. Il Sud è anche l’alta velocità ferroviaria solo al Nord. Il Sud è anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 50 anni (mezzo secolo). Il Sud è anche la Basilicata che dà petrolio a tutti ma di fronte a un risibile sconto sulla benzina per i suoi cittadini si vede un ricorso del Veneto al Tar perché pure il (trascurato) Nord lo vuole. Il Sud è anche Ilva i cui operai devono scegliere fra il lavoro e la morte, con la bonifica contestata dalla Lega Nord secondo la quale anche questo è un privilegio. Il Sud è anche il porto di Taranto grande calamita naturale per le merci in Mediterraneo ma paralizzato da vent’anni di fondali non dragati per accogliere i container giganti.

 Queste non sono le pari condizioni di partenza che dovrebbero esserci. Questo non è, come dice lo stesso Monti, il diritto/dovere del Sud di essere trattato come il Nord. Sono condizioni per conservare il Sud come vagone appresso di una locomotiva del Nord ormai sfiatata. Sono condizioni per continuare a costruire sul costruito in un Nord che inevitabilmente boccheggia. Ma questo è il declino dell’Italia non la ripartenza.

 Il Sud non vuole l’inganno dei soldi, vuole le opere di bene che gli mancano. Ovvio che poi debbano essere sempre i meridionali i primi a fare la loro parte. Ma prima si capisce che il futuro d’Italia è a Sud, meglio è. Tutto il resto è passato.      

Questa nuova inaugurazione della Fiera del Levante di Bari avviene almeno fuori dalla retorica delle precedenti. Riprende a esserci il capo del governo, scomparso negli ultimi anni. Ed è un capo del governo che non deve conquistarsi voti, non gli serve la passerella. Quindi non dovremmo ascoltare da Monti che il Sud è in testa ai pensieri nazionali, perché non è vero. Infatti la festa si fa un giorno prima perché domani il professore ha un impegno al Nord. E’ auspicabile che non si ascolti neanche un Sud che rivendica. Né politici meridionali che si ricordino solo alle feste comandate di far capire che sviluppo del Mezzogiorno significa contribuire a risolvere i problemi d’Italia, non aggravarli.

 Perché lo stato dell’arte è questo. Il Sud è stato finora sempre raccontato come un problema, una malattia, una palla al piede del Paese, una zavorra per le umane sorti e progressive della nazione. Raccontato così anche per sua responsabilità, incapace di mostrarsi in modo diverso. Da queste parti c’è chi col pianto ci ha marciato, ci sono stati i professionisti del meridionalismo più interessati alla conservazione dell’emergenza e di se stessi che alla soluzione del problema.

 Ma la verità è anche che il Sud è stato soprattutto raccontato dagli altri, dagli inviati mordi e fuggi a caccia di conferme ai loro pregiudizi e infastiditi da impreviste novità perditempo. Bisognerebbe scomodare il Manzoni: se non è scritto che il Sud è cosa buona, non lo è.

 Così è difficile capire ciò che un qualsiasi padre di famiglia capirebbe. Se hai una terra in buona parte inesplorata, vai a vedere cosa farne, per scoprirne possibili tesori. E un qualsiasi ragioniere sa che se hai problemi in azienda, cerchi di sviluppare i settori più deboli o trascurati. Quando è guerra, è guerra.

 Ora è guerra, per fortuna solo economica. E di sicuro non piacerà alla spocchiosa cosiddetta parte produttiva d’Italia vedersi trattata tutta come un Sud dagli egemoni Paesi nordici d’Europa, Germania in testa. La quale Germania, però, quando ha voluto mettere a frutto la sua terra sorella d’Oriente, ha speso cinquanta volte più della Cassa per il Mezzogiorno in Italia. Ma non parliamo di spesa, altrimenti cominciano a venire le traveggole a qualcuno.

 Allora dire che il Sud è più una risorsa nel cassetto che un buco di bilancio, non è la frase fatta, appunto, da Fiera del Levante, tanto domani è un altro giorno. Il Sud è la riserva di energia per l’intero Paese, quella sgommata che serve in caso di pericolo. Perché il Sud è una prateria di cose fatte e di cose da fare. Con tutti i suoi sprechi (come se nel resto d’Italia fossero mammolette), tutte le sue pigrizie, tutti i suoi fatalismi.

 Ma il Sud è anche una piccola azienda di Modugno (Bari) che con i suoi sensori montati nel robot su Marte ci farà sapere se lassù c’è vita. Il Sud è anche quei due piccoli giovani matti che a Monopoli costruiscono l’aereo superleggero più veloce del mondo. Il Sud è anche quel piccolo artigiano-industriale di Bari che sa separare l’acqua di mare dal petrolio. Il Sud è anche il piccolo sarto di Ginosa che confeziona le camicie per le nozze del futuro re d’Inghilterra. Il Sud è anche il piccolo (ma mica tanto) Politecnico di Bari che per il secondo anno è primo in Italia per quantità e valore di produzione scientifica. E si  è parlato solo di una parte del Sud apulo che il presidente Monti tocca oggi.

 Ma il Sud è anche i treni verso il Nord cancellati per sedicenti esigenze economiche. Il Sud è anche l’alta velocità ferroviaria solo al Nord. Il Sud è anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 50 anni (mezzo secolo). Il Sud è anche la Basilicata che dà petrolio a tutti ma di fronte a un risibile sconto sulla benzina per i suoi cittadini si vede un ricorso del Veneto al Tar perché pure il (trascurato) Nord lo vuole. Il Sud è anche Ilva i cui operai devono scegliere fra il lavoro e la morte, con la bonifica contestata dalla Lega Nord secondo la quale anche questo è un privilegio. Il Sud è anche il porto di Taranto grande calamita naturale per le merci in Mediterraneo ma paralizzato da vent’anni di fondali non dragati per accogliere i container giganti.

 Queste non sono le pari condizioni di partenza che dovrebbero esserci. Questo non è, come dice lo stesso Monti, il diritto/dovere del Sud di essere trattato come il Nord. Sono condizioni per conservare il Sud come vagone appresso di una locomotiva del Nord ormai sfiatata. Sono condizioni per continuare a costruire sul costruito in un Nord che inevitabilmente boccheggia. Ma questo è il declino dell’Italia non la ripartenza.

 Il Sud non vuole l’inganno dei soldi, vuole le opere di bene che gli mancano. Ovvio che poi debbano essere sempre i meridionali i primi a fare la loro parte. Ma prima si capisce che il futuro d’Italia è a Sud, meglio è. Tutto il resto è passato.      

Questa nuova inaugurazione della Fiera del Levante di Bari avviene almeno fuori dalla retorica delle precedenti. Riprende a esserci il capo del governo, scomparso negli ultimi anni. Ed è un capo del governo che non deve conquistarsi voti, non gli serve la passerella. Quindi non dovremmo ascoltare da Monti che il Sud è in testa ai pensieri nazionali, perché non è vero. Infatti la festa si fa un giorno prima perché domani il professore ha un impegno al Nord. E’ auspicabile che non si ascolti neanche un Sud che rivendica. Né politici meridionali che si ricordino solo alle feste comandate di far capire che sviluppo del Mezzogiorno significa contribuire a risolvere i problemi d’Italia, non aggravarli.

 Perché lo stato dell’arte è questo. Il Sud è stato finora sempre raccontato come un problema, una malattia, una palla al piede del Paese, una zavorra per le umane sorti e progressive della nazione. Raccontato così anche per sua responsabilità, incapace di mostrarsi in modo diverso. Da queste parti c’è chi col pianto ci ha marciato, ci sono stati i professionisti del meridionalismo più interessati alla conservazione dell’emergenza e di se stessi che alla soluzione del problema.

 Ma la verità è anche che il Sud è stato soprattutto raccontato dagli altri, dagli inviati mordi e fuggi a caccia di conferme ai loro pregiudizi e infastiditi da impreviste novità perditempo. Bisognerebbe scomodare il Manzoni: se non è scritto che il Sud è cosa buona, non lo è.

 Così è difficile capire ciò che un qualsiasi padre di famiglia capirebbe. Se hai una terra in buona parte inesplorata, vai a vedere cosa farne, per scoprirne possibili tesori. E un qualsiasi ragioniere sa che se hai problemi in azienda, cerchi di sviluppare i settori più deboli o trascurati. Quando è guerra, è guerra.

 Ora è guerra, per fortuna solo economica. E di sicuro non piacerà alla spocchiosa cosiddetta parte produttiva d’Italia vedersi trattata tutta come un Sud dagli egemoni Paesi nordici d’Europa, Germania in testa. La quale Germania, però, quando ha voluto mettere a frutto la sua terra sorella d’Oriente, ha speso cinquanta volte più della Cassa per il Mezzogiorno in Italia. Ma non parliamo di spesa, altrimenti cominciano a venire le traveggole a qualcuno.

 Allora dire che il Sud è più una risorsa nel cassetto che un buco di bilancio, non è la frase fatta, appunto, da Fiera del Levante, tanto domani è un altro giorno. Il Sud è la riserva di energia per l’intero Paese, quella sgommata che serve in caso di pericolo. Perché il Sud è una prateria di cose fatte e di cose da fare. Con tutti i suoi sprechi (come se nel resto d’Italia fossero mammolette), tutte le sue pigrizie, tutti i suoi fatalismi.

 Ma il Sud è anche una piccola azienda di Modugno (Bari) che con i suoi sensori montati nel robot su Marte ci farà sapere se lassù c’è vita. Il Sud è anche quei due piccoli giovani matti che a Monopoli costruiscono l’aereo superleggero più veloce del mondo. Il Sud è anche quel piccolo artigiano-industriale di Bari che sa separare l’acqua di mare dal petrolio. Il Sud è anche il piccolo sarto di Ginosa che confeziona le camicie per le nozze del futuro re d’Inghilterra. Il Sud è anche il piccolo (ma mica tanto) Politecnico di Bari che per il secondo anno è primo in Italia per quantità e valore di produzione scientifica. E si  è parlato solo di una parte del Sud apulo che il presidente Monti tocca oggi.

 Ma il Sud è anche i treni verso il Nord cancellati per sedicenti esigenze economiche. Il Sud è anche l’alta velocità ferroviaria solo al Nord. Il Sud è anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 50 anni (mezzo secolo). Il Sud è anche la Basilicata che dà petrolio a tutti ma di fronte a un risibile sconto sulla benzina per i suoi cittadini si vede un ricorso del Veneto al Tar perché pure il (trascurato) Nord lo vuole. Il Sud è anche Ilva i cui operai devono scegliere fra il lavoro e la morte, con la bonifica contestata dalla Lega Nord secondo la quale anche questo è un privilegio. Il Sud è anche il porto di Taranto grande calamita naturale per le merci in Mediterraneo ma paralizzato da vent’anni di fondali non dragati per accogliere i container giganti.

 Queste non sono le pari condizioni di partenza che dovrebbero esserci. Questo non è, come dice lo stesso Monti, il diritto/dovere del Sud di essere trattato come il Nord. Sono condizioni per conservare il Sud come vagone appresso di una locomotiva del Nord ormai sfiatata. Sono condizioni per continuare a costruire sul costruito in un Nord che inevitabilmente boccheggia. Ma questo è il declino dell’Italia non la ripartenza.

 Il Sud non vuole l’inganno dei soldi, vuole le opere di bene che gli mancano. Ovvio che poi debbano essere sempre i meridionali i primi a fare la loro parte. Ma prima si capisce che il futuro d’Italia è a Sud, meglio è. Tutto il resto è passato.      

Questa nuova inaugurazione della Fiera del Levante di Bari avviene almeno fuori dalla retorica delle precedenti. Riprende a esserci il capo del governo, scomparso negli ultimi anni. Ed è un capo del governo che non deve conquistarsi voti, non gli serve la passerella. Quindi non dovremmo ascoltare da Monti che il Sud è in testa ai pensieri nazionali, perché non è vero. Infatti la festa si fa un giorno prima perché domani il professore ha un impegno al Nord. E’ auspicabile che non si ascolti neanche un Sud che rivendica. Né politici meridionali che si ricordino solo alle feste comandate di far capire che sviluppo del Mezzogiorno significa contribuire a risolvere i problemi d’Italia, non aggravarli.

 Perché lo stato dell’arte è questo. Il Sud è stato finora sempre raccontato come un problema, una malattia, una palla al piede del Paese, una zavorra per le umane sorti e progressive della nazione. Raccontato così anche per sua responsabilità, incapace di mostrarsi in modo diverso. Da queste parti c’è chi col pianto ci ha marciato, ci sono stati i professionisti del meridionalismo più interessati alla conservazione dell’emergenza e di se stessi che alla soluzione del problema.

 Ma la verità è anche che il Sud è stato soprattutto raccontato dagli altri, dagli inviati mordi e fuggi a caccia di conferme ai loro pregiudizi e infastiditi da impreviste novità perditempo. Bisognerebbe scomodare il Manzoni: se non è scritto che il Sud è cosa buona, non lo è.

 Così è difficile capire ciò che un qualsiasi padre di famiglia capirebbe. Se hai una terra in buona parte inesplorata, vai a vedere cosa farne, per scoprirne possibili tesori. E un qualsiasi ragioniere sa che se hai problemi in azienda, cerchi di sviluppare i settori più deboli o trascurati. Quando è guerra, è guerra.

 Ora è guerra, per fortuna solo economica. E di sicuro non piacerà alla spocchiosa cosiddetta parte produttiva d’Italia vedersi trattata tutta come un Sud dagli egemoni Paesi nordici d’Europa, Germania in testa. La quale Germania, però, quando ha voluto mettere a frutto la sua terra sorella d’Oriente, ha speso cinquanta volte più della Cassa per il Mezzogiorno in Italia. Ma non parliamo di spesa, altrimenti cominciano a venire le traveggole a qualcuno.

 Allora dire che il Sud è più una risorsa nel cassetto che un buco di bilancio, non è la frase fatta, appunto, da Fiera del Levante, tanto domani è un altro giorno. Il Sud è la riserva di energia per l’intero Paese, quella sgommata che serve in caso di pericolo. Perché il Sud è una prateria di cose fatte e di cose da fare. Con tutti i suoi sprechi (come se nel resto d’Italia fossero mammolette), tutte le sue pigrizie, tutti i suoi fatalismi.

 Ma il Sud è anche una piccola azienda di Modugno (Bari) che con i suoi sensori montati nel robot su Marte ci farà sapere se lassù c’è vita. Il Sud è anche quei due piccoli giovani matti che a Monopoli costruiscono l’aereo superleggero più veloce del mondo. Il Sud è anche quel piccolo artigiano-industriale di Bari che sa separare l’acqua di mare dal petrolio. Il Sud è anche il piccolo sarto di Ginosa che confeziona le camicie per le nozze del futuro re d’Inghilterra. Il Sud è anche il piccolo (ma mica tanto) Politecnico di Bari che per il secondo anno è primo in Italia per quantità e valore di produzione scientifica. E si  è parlato solo di una parte del Sud apulo che il presidente Monti tocca oggi.

 Ma il Sud è anche i treni verso il Nord cancellati per sedicenti esigenze economiche. Il Sud è anche l’alta velocità ferroviaria solo al Nord. Il Sud è anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 50 anni (mezzo secolo). Il Sud è anche la Basilicata che dà petrolio a tutti ma di fronte a un risibile sconto sulla benzina per i suoi cittadini si vede un ricorso del Veneto al Tar perché pure il (trascurato) Nord lo vuole. Il Sud è anche Ilva i cui operai devono scegliere fra il lavoro e la morte, con la bonifica contestata dalla Lega Nord secondo la quale anche questo è un privilegio. Il Sud è anche il porto di Taranto grande calamita naturale per le merci in Mediterraneo ma paralizzato da vent’anni di fondali non dragati per accogliere i container giganti.

 Queste non sono le pari condizioni di partenza che dovrebbero esserci. Questo non è, come dice lo stesso Monti, il diritto/dovere del Sud di essere trattato come il Nord. Sono condizioni per conservare il Sud come vagone appresso di una locomotiva del Nord ormai sfiatata. Sono condizioni per continuare a costruire sul costruito in un Nord che inevitabilmente boccheggia. Ma questo è il declino dell’Italia non la ripartenza.

 Il Sud non vuole l’inganno dei soldi, vuole le opere di bene che gli mancano. Ovvio che poi debbano essere sempre i meridionali i primi a fare la loro parte. Ma prima si capisce che il futuro d’Italia è a Sud, meglio è. Tutto il resto è passato.      

Questa nuova inaugurazione della Fiera del Levante di Bari avviene almeno fuori dalla retorica delle precedenti. Riprende a esserci il capo del governo, scomparso negli ultimi anni. Ed è un capo del governo che non deve conquistarsi voti, non gli serve la passerella. Quindi non dovremmo ascoltare da Monti che il Sud è in testa ai pensieri nazionali, perché non è vero. Infatti la festa si fa un giorno prima perché domani il professore ha un impegno al Nord. E’ auspicabile che non si ascolti neanche un Sud che rivendica. Né politici meridionali che si ricordino solo alle feste comandate di far capire che sviluppo del Mezzogiorno significa contribuire a risolvere i problemi d’Italia, non aggravarli.

 Perché lo stato dell’arte è questo. Il Sud è stato finora sempre raccontato come un problema, una malattia, una palla al piede del Paese, una zavorra per le umane sorti e progressive della nazione. Raccontato così anche per sua responsabilità, incapace di mostrarsi in modo diverso. Da queste parti c’è chi col pianto ci ha marciato, ci sono stati i professionisti del meridionalismo più interessati alla conservazione dell’emergenza e di se stessi che alla soluzione del problema.

 Ma la verità è anche che il Sud è stato soprattutto raccontato dagli altri, dagli inviati mordi e fuggi a caccia di conferme ai loro pregiudizi e infastiditi da impreviste novità perditempo. Bisognerebbe scomodare il Manzoni: se non è scritto che il Sud è cosa buona, non lo è.

 Così è difficile capire ciò che un qualsiasi padre di famiglia capirebbe. Se hai una terra in buona parte inesplorata, vai a vedere cosa farne, per scoprirne possibili tesori. E un qualsiasi ragioniere sa che se hai problemi in azienda, cerchi di sviluppare i settori più deboli o trascurati. Quando è guerra, è guerra.

 Ora è guerra, per fortuna solo economica. E di sicuro non piacerà alla spocchiosa cosiddetta parte produttiva d’Italia vedersi trattata tutta come un Sud dagli egemoni Paesi nordici d’Europa, Germania in testa. La quale Germania, però, quando ha voluto mettere a frutto la sua terra sorella d’Oriente, ha speso cinquanta volte più della Cassa per il Mezzogiorno in Italia. Ma non parliamo di spesa, altrimenti cominciano a venire le traveggole a qualcuno.

 Allora dire che il Sud è più una risorsa nel cassetto che un buco di bilancio, non è la frase fatta, appunto, da Fiera del Levante, tanto domani è un altro giorno. Il Sud è la riserva di energia per l’intero Paese, quella sgommata che serve in caso di pericolo. Perché il Sud è una prateria di cose fatte e di cose da fare. Con tutti i suoi sprechi (come se nel resto d’Italia fossero mammolette), tutte le sue pigrizie, tutti i suoi fatalismi.

 Ma il Sud è anche una piccola azienda di Modugno (Bari) che con i suoi sensori montati nel robot su Marte ci farà sapere se lassù c’è vita. Il Sud è anche quei due piccoli giovani matti che a Monopoli costruiscono l’aereo superleggero più veloce del mondo. Il Sud è anche quel piccolo artigiano-industriale di Bari che sa separare l’acqua di mare dal petrolio. Il Sud è anche il piccolo sarto di Ginosa che confeziona le camicie per le nozze del futuro re d’Inghilterra. Il Sud è anche il piccolo (ma mica tanto) Politecnico di Bari che per il secondo anno è primo in Italia per quantità e valore di produzione scientifica. E si  è parlato solo di una parte del Sud apulo che il presidente Monti tocca oggi.

 Ma il Sud è anche i treni verso il Nord cancellati per sedicenti esigenze economiche. Il Sud è anche l’alta velocità ferroviaria solo al Nord. Il Sud è anche l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 50 anni (mezzo secolo). Il Sud è anche la Basilicata che dà petrolio a tutti ma di fronte a un risibile sconto sulla benzina per i suoi cittadini si vede un ricorso del Veneto al Tar perché pure il (trascurato) Nord lo vuole. Il Sud è anche Ilva i cui operai devono scegliere fra il lavoro e la morte, con la bonifica contestata dalla Lega Nord secondo la quale anche questo è un privilegio. Il Sud è anche il porto di Taranto grande calamita naturale per le merci in Mediterraneo ma paralizzato da vent’anni di fondali non dragati per accogliere i container giganti.

 Queste non sono le pari condizioni di partenza che dovrebbero esserci. Questo non è, come dice lo stesso Monti, il diritto/dovere del Sud di essere trattato come il Nord. Sono condizioni per conservare il Sud come vagone appresso di una locomotiva del Nord ormai sfiatata. Sono condizioni per continuare a costruire sul costruito in un Nord che inevitabilmente boccheggia. Ma questo è il declino dell’Italia non la ripartenza.

 Il Sud non vuole l’inganno dei soldi, vuole le opere di bene che gli mancano. Ovvio che poi debbano essere sempre i meridionali i primi a fare la loro parte. Ma prima si capisce che il futuro d’Italia è a Sud, meglio è. Tutto il resto è passato.