Spreco al Sud anzi spreco di Sud

Venerdì 14 Settembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Non una sola voce politica si è levata per protestare contro l’ennesimo danno al Sud. Se ne vola via da Napoli la Piaggio Aero Industries, azienda che produce un aereo definito la “Ferrari dei cieli”. Per sua potenza e bellezza, ma anche perché fra i proprietari c’è Piero Ferrari, figlio del creatore della celebre azienda automobilistica di Maranello. Va in provincia di Savona, lasciando a Napoli solo sei addetti per non interrompere i programmi di ricerca insieme alle università locali.

 Unica protesta, i sindacati. I quali hanno denunciato la solita storia degli investimenti al Sud quando ci sono da prendere gli incentivi e i fondi europei, e il dietrofront quando non c’è più da mungere. La Piaggio Aero si è vista finanziare tre progetti dall’Italia e otto dall’Unione europea. In una economia privata, ciascuno è libero di andare e venire come vuole. Non è però così quando si incassano i soldi che poi vengono rinfacciati al Sud.

 Ma non è la prima. Già l’Alenia, fondendosi con l’Aermacchi, aveva spostato la sede legale dalla Campania in provincia di Varese, dov’è l’Aermacchi. Storica azienda, ma un moscerino rispetto all’elefante Alenia: unico caso in cui il più piccolo prevale sul più grande. C’è chi l’ha spiegato col cognome Macchi della moglie dell’ex ministro Maroni, essendo Varese anche capitale della Lega Nord. Ma spostare la sede legale non è solo questione di carta intestata e di gloria locale. Significa pagare le tasse al Nord sulla produzione e il lavoro che si svolgono al Sud. Significa un altro danno al Sud.

 Ma anche qui, politici meridionali distratti. Rinfocolando la polemica di chi attribuisce alle mitiche classi dirigenti le responsabilità maggiori dell’arretratezza del Sud. Non dovrebbero solo marciare su Roma (con ritorno in giornata) se tolgono un treno, o non danno una strada, o scippano un’azienda, ottenendo assicurazioni che se ne riparla mentre quasi sempre non se ne riparla più. Gli si chiede di uscire dalle coalizioni in cui sono quando si accorgono che al Nord c’è il potere di decidere i destini del Sud, mentre al Sud non c’è il potere di decidere i destini del Nord e neanche del Sud.

 E’ il rimpiattino che fermenta il terreno di chi vuole il Sud non più rappresentato dalle forze politiche attuali. Come avvenuto a Bari qualche giorno fa, quando oltre duecento rappresentanti di Movimenti meridionali sono affluiti da tutta Italia per tentare di costruire un’alternativa. Con la presenza non solo per dovere di ospitalità del sindaco Emiliano, visto che l’affollata sede era l’aula consiliare del Comune. E con l’annuncio di Pino Aprile, autore del vendutissimo “Terroni” nuova bibbia meridionalista, che come primo atto sarà fondato un giornale che si occupi solo di Sud e della sua difesa.

 Appena il giorno prima era stato a Bari il presidente Monti, rivendicando di essere sceso al Sud ben quattro volte, come se il Sud fosse una parte a sé dell’Italia. Poi, quando ha ascoltato gli imprenditori e annusato l’aria intorno, potrebbe aver capito che il pregiudizio sul Sud è troppo più radicato del giudizio. E che è vero che il Sud deve cambiare una ancòra troppo diffusa mentalità di attesa di ogni cosa dal cielo, ma che non è solo raccomandando la fine delle raccomandazioni e il trionfo del merito che si ripara al non dato e al maltolto al Sud. Che c’entrano le raccomandazioni e il merito con l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da cinquant’anni e con l’alta velocità ferroviaria soltanto al Nord?

 Nessuno degli imprenditori ha chiesto soldi nel dialogo col presidente, come non si è mai ascoltata la parola “secessione” nella riunione dei Movimenti a Bari. Nessun sovversivo, quindi. Però è anche vero che il primo pezzo di federalismo fiscale entrato in funzione è coinciso con il quasi azzeramento del fondo di perequazione: quello, per intenderci, assicurato con tanto di giuramento al Sud perché la corsa a fare da sé partisse a condizioni pari col resto del Paese, perché non si può cominciare ogni partita partendo da zero a due. Invece il prelievo tipo bancomat di quanto destinato al Sud è continuato imperterrito in puro stile Tremonti.

 C’è chi sostiene (come il senatore Nicola Rossi) che il Sud comincerà a uscire dal suo incompleto sviluppo quando non gli arriverà più un solo euro. Ma allora si aprano i cantieri delle opere di bene e se ne tengano lontani i farabutti. C’è forse stato finora uno spreco al Sud, come se potesse lanciare la prima pietra un Paese che è tutto uno spreco. C’è stato però soprattutto uno spreco di Sud, sapere che qui è il futuro d’Italia e guardare altrove. Ma in due giorni, partendo da Bari, il Sud immobile e fatalista ha ceduto il passo all’”eppur si muove”. Vedremo vivendo.