Vi mostro il lato "A" del nostro Sud che non si arrende, crea e produce

Giovedė 13 settembre 2012 da " Gazzetta del Sud " di Messina

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Vi mostro il "lato A" del nostro Sud che non si arrende, crea e produce
 
Grandi imprese, industrie tenaci e aziende legate alle tecnologie d'avanguardia
 
 
 
                                                                     di    Sergio Di Giacomo
 
 
Nel caleidoscopio del dibattito sulle luci e le tante ombre del no­stro Mezzogiorno si inserisce con grande verve e acume l'ultimo li­bro del giornalista e saggista Lino Patruno — già direttore de la "Gaz­zetta del Mezzogiorno" — dal tito­lo emblematico di "Ricomincio da Sud. E qui il futuro d'Italia" (Rub­bettino, pag. 250, euro14).
«L'America d'Italia sarebbe og­gi l Sud se tutti vi scendessero con occhi pronti a stupirsi e con tac­cuino disposto a registrare... Se vi scendessero con lo spirito del viaggiatore che vede cose nuove se vuole vederle», sintetizza l'au­tore, deciso a capovolgere stereo­tipi e schemi per mostrare il "lato A del Sud", quello che non si ar­rende, che crea, inventa idee e produce nonostante tutto, che si apre all'Europa e al mondo, che si internazionalizza partendo dalla provincia virtuosa, rappresentan­do un volano di crescita nazionale («Se non ci fosse il Sud, l'Italia avrebbe un quarto in meno della sua ricchezza»).
Partano coinvolge il lettore coni suoi elenchi, le sue ricerche e le statistiche, attente e approfon­dite, che scavano oltre la superfi­cie e mostrano un tessuto produt­tivo, umano e tecnologico che parla di eccellenze che operano quotidianamente senza fare ru­more. Nel campo farmaceutico troviamo grandi multinazionali che producono — ad esempio — i principali ipertensivi realizzati dalla Novartis Farma Italia tra Torre Annunziata e Castellamare di Stabia, gli antibiotici e farmaci veterinari prodotti dall'america­na Wyeth Lederle di Catania, una delle fabbriche maggiori in Euro­pa, ma anche la Lachifarma di Zollino, nel Leccese, unica a pro­durre antimalarici.
Raffinerie, impianti di produ­zione di plastiche, gomme, pro­dotti chimici (a Crotone la Sasol appronta componenti chimici per la cosmesi), industrie aeronauti­che e aerospaziali (Alenia, Selex, Avio, Atitech), impianti di produ­zione di abbigliamento di lusso (l'abruzzese Brioni che ha vestito James Bond) e centri innovativi impegnati nei mezzi di trasporto (la Rodriguez di Messina è segna­lata per il primo aliscafo costruito nel 1.956 e per i prototipi successi­vi venduti in ogni parte del mon­do), e nei nuovi settori della "green economy" (ricordiamo i pannelli fotovoltaici della 3Sun di Catania e i prodotti elettronici Jepssen di Agira), che si afferma­no nei mercati globali, coinvol­gendo anche atenei, centri di ri­cerca, distretti produttivi.
Una rete virtuosa che l'autore ha censito con particolare atten­zione e perizia, individuando «le 71 sorprese che non ti aspettavi», imprese che si segnalano per ri­sultati di prestigio, come le Offici­ne Omeca di Reggio Calabria del­la Ansaldo Breda Costruzioni che (a parte recenti situazioni di disa­gio relative alla crisi complessiva, che preoccupano i lavoratori) co­struisce i moderni locomotori Etr 500, il primo treno ad alta veloci­tà a cassa non oscillante, e i veicoli usati nell'Eurotunnel. Proprio in Calabria il lanificio Leo realizza prodotti di homewear, moda per la casa, fin dal 1873, segno di quella tradizione di artigianato di qualità che diventa segno di mo­dernizzazione, che trova successo grazie anche alla "Cangiari", fra la Locride e Gioia Tauro, mentre alla "De Tommaso" di Paola si devono le scarpe di pelle fatte a mano e usate dai divi nella notte degli Oscar e Soveria Mannelli (sede della Rubbettino), risulta essere il paese più informatizzato d'Italia, coperto per intero dal Wi-Fi.
Ogni regione meridionale ha i suoi "casi" di creatività legata alle nuove tecnologie e all'e-commer­ce, come i pastori sardi che diven­tano allevatori virtuali permet­tendo adozioni di pecore e for­maggi via web (sardinia­farm.com), mentre la Puglia spic­ca per il turismo culturale che re­cupera memorie sonore come la "taranta" e per i tanti esempi dell' innovazione tecnologica, tra cui la Sitael di Modugno che ha crea­to un microchip per la navicella Curiosity, le "sentinelle antisi­sma" prodotte nel Barese e gli ap­partamenti per il megagrattacielo rotante di Dubai realizzati ad Al­tamura.
Una parte del libro — ricco di dati, riflessioni, riferimenti bi­bliografici, provocazioni acute (si veda la sezione relativa ai tanti "sacchi del Sud") che uniscono at­tualità e riferimenti storici alla "questione meridionale"— è dedi­cata alla problematica situazione giovanile, ai tanti, troppi cervelli e talenti costretti alla fuga o che vivono nel pendolarismo e desi­derano tornare: risorse umane preziose che si affermano nel mondo e inorgogliscono il Sud e che possono e devono diventare occasione di sprovincializzazione di molti territori, città, paesi.
Una sfida intellettuale e im­prenditoriale della "generazione web" (si vedano ad esempio i mo­vimenti "Terroni 2.0" e "Cambia­re il Sud"), segno visibile e dina­mico di quegli «uomini dai piedi leggeri» citati da Steiner e Demar­co, che possono diffondere il se­me di un'altra mentalità, sicuri che «Cristo non si è fermato a Ebo­li», e — ci dice Patruno con ammi­revole speranza — «se si era ferma­to s'è rimesso in viaggio».