Ma i maiali ( sia chiaro ) sono roba loro

Venerd́ 28 settembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

E meno male che era il Sud l’Inferno d’Italia. Il posto perduto nel quale si rubavano soldi pubblici, il regno dello spreco, la fogna della politica. Questo Sud sempre additato da ogni benpensante, se non ci fosse chissà che grande Paese saremmo. Un Paese che svetterebbe lindo e pinto senza questa palla al piede che ci fa sfigurare, senza questa zavorra che non ci fa volare, senza questa malattia cronica che ci devasta.
 Poi a irrompere nei titoli è, buon ultimo, il Lazio delle feste con i laidi partecipanti travestiti non da libellule ma da maiali. Evidentemente questo Sud deve essere molto contagioso se si scopre che tutti gli scandali da Tangentopoli in poi, anzi compresa Tangentopoli, non sono cosa nostra ma incidenti di percorso di chi lassù al Centro Nord ha sempre fatto la morale al Sud. Se si scopre che la grande corruzione nazionale ci imputridisce di lì. Quella corruzione senza la quale non saremmo sempre sull’orlo del baratro economico, non scenderemmo sempre indegnamente in tutte le classifiche internazionali diventando la vergogna del mondo dopo esserne stati il faro. Ma la colpa è comunque e sempre del Sud. Brutto, sporco e cattivo.
 Chissà se lo spettacolo purulento cui ci tocca assistere ancòra una volta in questi giorni è un segno della meridionalizzazione del Paese, come afferma chi va tenacemente alla caccia del cane magro da picchiare. Quella meridionalizzazione che avrebbe la pizza come simbolo mangereccio e il malgoverno come prassi quotidiana. Chiedendoci invece timidamente se non sia un segno della settentrionalizzazione del Paese, quella mancanza assoluta di etica e di principi che al Nord ha trasformato la produzione in finanza, rendita e rapacità. E che ha fatto diventare il denaro facile e a tutti i costi l’unico obiettivo e la improntitudine l’unica legge.
 Deve esserci stato qualche “errore di Dio” in questo Paese se il partito che si arrogava il monopolio delle lezioni agli altri era la Lega Nord che usava il denaro di tutti per pagare le lauree false al figlio del capo (e, ovvio, a insaputa dell’ingenuo capo). Deve esserci stato qualche malinteso se la capitale morale Milano ha il record delle bustarelle e un buon drappello di consiglieri e assessori regionali in galera. Deve esserci stato un difetto di informazione se le fameliche cricche di mammasantissima che si sono spartito di tutto hanno consuetudini di vita che non c’entrano nulla con quelle del Sud. Deve esserci stata qualche indagine al di sotto di ogni sospetto per non capire che le mafie impoveriscono il Sud e fanno affari col Nord.
 Certo non consola che la disintegrazione di ogni ideale, la violazione di ogni regola, la cancellazione di ogni limite di decenza più che di legalità stiano facendo implodere l’ex Belpaese al Nord e non al Sud. Certo non consola che sia clamorosamente ribaltata la profezia secondo cui sarebbe stato il Sud con i suoi vizi a trascinare tutti nella deriva. E certo non consola che si debba fare un confronto fra il malaffare degli uni e il malaffare degli altri per capire quale fa più danni. E certo si deve rifuggire dal pericolo che le colpe degli uni possano diventare alibi per gli altri. Si è perso troppo tempo a crogiolarsi facendo le pulci al Sud senza accorgersi che il corpaccio andava in decomposizione altrove.
 In questo ambientino la politica non si è mostrata più il mezzo per rappresentare le attese e gli interessi collettivi ma si è tradotta in un “tutti contro tutti” che privilegia il benessere personale a quello generale. C’è un momento in cui un Paese dà il peggio di se stesso, specie quando il Paese non ha mai avuto il collante per stare insieme. Così si è finiti alla guerra fra bande. Così si è finiti agli egoismi delle categorie. Così si è finiti a chi, con i soldi della gente, si compra il Suv o va a cene ad aragoste con la faccia bolsa dell’impunito che può consentirsi tutto. Anzi dice: mi ricandido perché non ho fatto niente. Secondo concezione corrente.
 Ma  il patto sociale fra cittadini che tiene unito un Paese, il loro voler stare insieme deve partire da un destino comune che non sia quello del chi ruba di più, e deve partire da un patto fra territori. E’ questo uno dei fili lacerato già dalla partenza in Italia. Che ha portato sempre a un Paese di serie A e di serie B. E che, a furia di additare sempre il Sud come fonte di tutti i mali, si è un po’ distratto e ha lasciato fare al peggio dove il Sud non c’entra nulla.
 Così l’Italia non si è accorta che non si cresce solo perché il Sud non cresce, ma non si cresce perché la corruzione sottrae a tutti 120 miliardi all’anno. E non si è accorta che questa lebbra era roba dei Lusi (Margherita), dei Belsito (Lega Nord), dei Fioroni (Pdl), dei Penati (Ds): tutti cognomi forestieri cui il Sud dovrebbe chiedere urgentemente i danni.