Federalismo smascherate le bugìe anti- sud

Venerdì 5 ottobre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Chi di federalismo ferisce, di federalismo perisce. Il federalismo è stato soprattutto un’arma brandita contro il Sud: questi cialtroni parassiti si governino da sé, si tolgano dalle scatole e vadano alla malora con i loro furti. Primi fustigatori gli specchiati galantuomini della Lega Nord, maestri di etica e di onestà pescati con le mani nel sacco come ladri di polli (e di lauree false). E non c’era problema italiano che non si potesse risolvere col federalismo: anche un raffreddore di stagione. Miracolistico.
 Ora si scopre che il federalismo è stato l’istigazione alla rapina di soldi pubblici in tutta Italia. Anzi col Centro Nord saldamente primo in scandali: campionissimo il pachidermico laziale Fiorito. E ora si fanno i soliti penosi distinguo tra federalismo della sinistra e federalismo della destra: come se davanti alla porcilaia generale l’indignazione dovesse distinguere.
 Il federalismo della sinistra fu quello approvato in quattro giorni dal governo Amato: intento di distribuire in modo più ordinato le funzioni fra Stato ed enti locali, insomma “chi fa cosa”. Ma sotto sotto tentativo in extremis di prendere i voti della Lega. Maldestro come il risultato. Un po’ perché riforma addirittura costituzionale abborracciata lì alla peggio. Un po’ perché invece che in maggiore ordine si è tradotta in maggiore disordine. Un po’ perché, invece di distribuirsi, le funzioni fra Stato ed enti locali si sono sovrapposte: piedi pestati e spese raddoppiate invece che dimezzate.
 Ma per non farci mancare niente, ci abbiamo poco dopo aggiunto il federalismo fiscale: il federalismo della destra. Quello della serie “ciascuno si tiene i suoi soldi”. Partendo dall’ovvia premessa che ogni euro al Sud era un euro sprecato oltre che un euro rubato. Il nobile Nord, sprofondato nelle mani di un Bossi da teatrino rionale, si diceva stanco di passare ogni anno 50 miliardi delle sue tasse al resto del Paese, diciamo al Sud. Ciascuno padrone a casa sua, così ciascuno si responsabilizza, spende meglio, non toglie agli altri.
 Sarà la stessa categoria di colonialismo, ma non è che ora la Germania dica cose diverse: siamo stanchi di essere il Paese pagatore per il resto dell’Europa. Il Paese incassatore, piuttosto, visto che con l’euro a favore ha inondato l’Europa di suoi prodotti. Visto che ora copre il suo debito prendendo prestiti a tasso zero, tanto il 6 per cento lo pagano gli altri che diffama ogni giorno. E visto che i Paesi diffamati (anche molto da se stessi, per la verità) continuano a comprare i suoi prodotti pur essendo affamati dal suo rifiuto di aiutarli.
 Non diverso il federalismo fiscale. Basta coi 50 miliardi redistribuiti dalla spesa dello Stato, che poi scopri maggiore al Nord che al Sud. E 50 miliardi tornati quasi raddoppiati al Nord in acquisto di suoi prodotti da parte del Sud (ancòra il 60 per cento della sua spesa in consumi). Tornati in tasse pagate al Nord invece che al Sud da imprese settentrionali che lavorano nel Mezzogiorno. Tornati in spesa delle famiglie del Sud per far laureare figli che poi vanno al Nord già istruiti e pronti alla produzione. Tornati con gli interessi sui titoli di Stato in possesso del Nord ma pagati anche con le tasse del Sud. Tanti fili che uniscono il Paese, molto più di quanto voglia far credere l’egoismo territoriale di una sedicente Padania. Se ammazzi chi ti arricchisce, come continui ad arricchirti?
 Ma poi, questo compatto smentire (a destra e sinistra) una previsione fin troppo facile: federalismo fiscale che avrebbe fatto aumentare le tasse e nello stesso tempo la spesa pubblica. Le tasse sono sotto gli occhi di tutti. Aumentate quelle locali perché, con meno soldi dello Stato, i Comuni non sanno più a che santo votarsi per gli asili e gli anziani e devono far salire le aliquote. Aumentate quelle nazionali per il debito in crescita invece che in calo e con i malloppi arraffati stile Lusi (Margherita) e Belsito (Lega Nord), o con consiglieri regionali che vanno ad aragoste, Caraibi e Suv a spese nostre. Per non parlare di tutte le sagre delle lumache e di tutti i festival della trombetta nazionali. E senza che un solo dipendente statale voglia passare alla Regione e viceversa.
 Altro che Nord e Sud. Questo Paese prima ha vissuto al di sopra dei propri mezzi cumulando il terzo debito pubblico del mondo. Poi è stato divorato dai suoi politici a caccia di bella vita personale più che di servizio agli elettori. E senza che la politica buona ma connivente si fermasse un po’ e si chiedesse: ma cosa stiamo combinando? Tranne poi lamentarsi della magistratura che interviene ovunque.
 Il problema è che, smascherato l’inganno del federalismo e di tutto il resto, la politica non riesce a immaginare un futuro. Tranne il ritorno a un tecnico. Come un’azienda in crisi che si affida a un fidato ragioniere più che alla visione di un domani possibile.