Due lottatori solitari contro l'inferno fra ruggine e ossa

Marted́ 9 ottobre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA – di Jacques Audiard. Interpreti: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts. Drammatico, Francia, 2012. Durata: 1h 55 min.
 
Lottatori solitari tanto più capaci di risollevarsi quanto più sembrano precipitare all’inferno. Questo l’universo del regista francese Jacques Audiard: i duri colpi del destino che si trasformano in nuove occasioni per esistenze sempre sfidate all’estremo e sempre divorate con voluttà. Col sapore acre della ruggine che rode tutto e delle ossa che si spaccano, come appunto il titolo del film (tratto dal romanzo del canadese Craig Davidson, Einaudi ed.), presentato all’ultimo festival di Cannes.
 Così si incontrano quasi annusandosi due anime perse come Alì e Stéphane. Lui approda in Costa Azzurra venendo chissà da dove e con un trascurato figlio di 5 anni che la misteriosa moglie gli ha scaricato. Lei, bella e tosta, fa l’allenatrice di orche per spettacoli acquatici da turisti. Lui la salva accidentalmente da una rissa in una discoteca in cui fa il buttafuori grazie ai suoi muscoli. Sono gli stessi che gli serviranno per fare il pugile a pugni nudi in incontri clandestini e bestiali ricchi di scommesse e in cui vince chi rimane in piedi. E dopo aver fatto la guardia notturna in un ipermercato, poi licenziato per aver messo telecamere-spia contro i dipendenti (inguaiando anche la sorella, che rubava alimenti scaduti per andare avanti).
 Non si rivedono, si incontrano di nuovo dopo che lei ha perso le gambe dal ginocchio in giù divorate in un incidente dalle orche. Pare il momento della pietà, ma né lei ne vuole né lui è in grado di darla. Sono solo pari nel calvario. Finiscono a fare l’amore ma senza amore, quando lui è disponibile le manda un sms: “opé”, operativo, ho tempo per il sesso. Un rifiuto dei sentimenti che a entrambi impedisce di capire che ne possono avere, ma che a nessuno dei due impedisce di andare avanti.
 Il film è in fondo un inno alla vita proprio quando dà l’idea di tradirti. E quindi un messaggio morale da due personaggi che non si fanno bloccare da problemi morali. Finirà come finirà, complice un’altra sventata tragedia. Con lo spettatore che vive l’incubo ma mai la disperazione, sempre sfiorata ma sempre schivata.
 Nella sua plumbea seppur non perduta atmosfera, nel suo racconto asciutto ed essenziale, Audiard non raggiunge qui il senso epico del suo capolavoro “Il profeta”, storia carceraria di abissi e ritorno. Così il film sembra qua e là forzato, quasi inespressivo come Alì. E però la luce fa sùbito a tornare dal volto della Cotillard (Oscar nel ruolo di Edith Piaf), bravissima nella misura fra la compassione e la reazione. Come eccellenti sono le musiche di Alexandre Desplat. Sarà in fondo un melodramma, ma con tanto poco melo: vivendo non si deve morire, si deve vivere nonostante il dramma.