Sud Italia, la salvezza ricomincia da te

Mercoledì 10 ottobre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Non fa nessuno sconto al suo Sud il giornalista e scrittore barese Giovanni Valentini  nel suo ultimo libro. Dal titolo del resto inequivocabile: “Brutti sporchi e cattivi”, sia pure mitigato dal dubbio del sottotitolo: “I meridionali sono italiani?” (Longanesi ed., pag. 205, 14 euro). Dubbio che non è una novità: insomma fanno parte dello Stato italiano o lo sentono distante, estraneo o addirittura nemico? Perché l’alternativa è che siano più italiani degli italiani, cioè una somma (magari un po’ abbondante) dei vizi e difetti nazionali.
La risposta non è netta, propendendo tuttavia per il bicchiere mezzo vuoto più che mezzo pieno. Allora: l’Italia non può fare a meno del Sud, se non vuole ridursi a un Paese piccolo e indegno del suo attuale peso nel mondo. Così come, del resto, neanche l’Europa può fare a meno dell’Italia (Sud compreso). Quindi al bando ipotesi di divisioni o scissioni e fesserie tardo-leghiste. Per parlarci più chiaro: “Se non si salva il Sud, è destinata ad affondare l’intera Italia”.
 Ma premesso questo, e aggiunto che del Sud ama “i valori, i colori, gli odori, i sapori”, Valentini dice stop. E qui giù ciò che i “conterroni” a suo parere meritano: una critica severa al di là dell’amore per loro. E senza l’alibi, per carità, dei danni dell’unificazione per mano militare: un revisionismo bocciato a prescindere, benché la storia, se non è capace di rivedere se stessa, è pregiudizio. Ma per Valentini non c’entrano nulla con Garibaldi i ragazzi del Sud che vanno sul motorino senza casco o la gente del Sud che butta la carta per terra. Magari la gente del Sud butta la carta per terra per ripicca ancestrale verso uno Stato che le detta regole ma è sempre stato inadempiente nei suoi confronti.
 Ma tant’è. Valentini rifiuta argomenti simili, perlomeno non li ritiene decisivi. Essendo invece più colpito da una serie di studi sul Sud che del Sud sottolineano non le possibili novità ma ciò che purtroppo si sa: esempio, la asserita sua maggiore inciviltà rispetto al resto d’Italia. Con cifre francamente ineluttabili, specie se non si va dentro le cifre: un imbroglione ogni 153 abitanti in Puglia, straordinari in Sicilia agli spalatori di neve, 97 casi di malasanità in Calabria, un malgoverno che dispensa a dritta e a manca.
 Insomma è questo tutto il Sud che i meridionali per primi non dovrebbero volere. Insieme a una serie di segni “meno”: meno partecipazione alle elezioni, meno raccolta differenziata dei rifiuti, meno lettura, meno rispetto dei beni comuni, meno volontariato (forse perché la preoccupazione principale è trovare un lavoro per se stessi più che pensare agli altri). Insieme ai “più” delle mafie, degli abusivismi, dei fatalismi che si attendono tutto dal cielo. O si attendono tutto dai soldi degli incentivi, verso il quale Valentini è rigidissimo: basta, sono serviti soprattutto alla cattiva amministrazione e alla malavita. Come in certa parte è.
 Morale: “solo i terroni possono redimere i terroni”, solo loro hanno il loro destino nelle mani, solo il Sud può salvare il Sud. D’accordo con obiezione: ma deve essere un Sud messo nelle stesse condizioni di partenza degli altri, tanto da poter dare addirittura un apporto (perlomeno quantitativo) alla salvezza dell’intera Italia che non cresce da decenni. Perché c’è per esempio un segno “meno” che è clamoroso al Sud: i beni pubblici, le infrastrutture senza le quali non si va da nessuna parte, e che non dipendono dal Sud. Quando lo Stato si decide a cancellarlo facendo la sua parte?
 Il libro è guardingo e non cede troppo al pur fondato argomento. Enumerando però alcune eccellenze del Sud, forse inaspettate date le premesse: e invece dimostrazione che, se il bicchiere è mezzo vuoto, sa essere comunque non vuoto grazie al talento dei meridionali. Che hanno anticorpi e risorse giusti. E verso i quali Valentini fa giustizia di convinzioni tipo quella secondo cui il Sud paga meno tasse del Centro Nord: tutto il contrario. Così come al Sud si va a scuola più che nel resto d’Italia: non lo sapevamo?
 Allora il Sud eternamente uguale a se stesso e alla sua immagine stereotipata è tutt’altro che affondato nella sua perdizione, è tutt’altro che solo criminalità e spreco. Resta ancòra troppo brutto, sporco e cattivo. Che questo libro lo aiuti a ripulirsi, chissà.