Chi si rivede Poveri ma belli

Sabato 20 Ottobre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Un tempo per scherzare fra amici o colleghi in pausa pranzo si diceva: mi dai un panino in prestito? Come, un panino in prestito, ma se lo presto a te non mangio io. Ora, in anni di legittima difesa contro la miseria, si pensa addirittura ai panini cooperativi: un morso al mio e uno al tuo, contenuti equilibrati, un po’ di zuccheri da qua, un po’ di proteine e grassi da là.

 E’ la vita a basso costo. E non solo con Ryanair che la ha inventata per gli aerei, dove già si pensa a farci volare in piedi. Ma da tempo ci si è messa anche l’Ikea a disegnare monolocali arredati da 15 metri quadri nei quali ti sembra di stare largo come un pascià, con tanto di letti, cessi e cucine a scomparsa. E viene segnalato un aumento della richiesta di tazze, qualcuno sospetta per riprendere a tagliarsi i capelli mettendosela in testa come in mitiche epoche di carestia.

 IL TEMPO DELLA CARESTIA Ovvio anche il ritorno ai cappotti rivoltati, noti a chiunque sia nato a cavallo della guerra, come pure la soave lana che pungeva. Oggi il cappotto rivoltato per i bambini non è riesumabile, perché abbiamo tutti il monofiglio. Ma per i più grandi basta definirlo “vintage”. E non solo va a ruba come tutte le cose vecchie, ma ci sono “vintage” con prezzi alla Fiorito, quello ostriche e Caraibi della Regione Lazio.

 Non c’è novità maggiore del vecchio, meglio con leggero tanfo di naftalina, più alla moda di tutti quei profumi che quando li pubblicizzano in tv non ci capisci niente. Anzi l’usato più richiesto è quello trattato con sudore ascellare al baccalà o alla cipolla (sono esclusi, per ora, gli slip). Ricercatissimi i cappelli e i guanti della nonna, seppur un po’ ingottati. E anche i dischi: un’orgia di vecchio vinile, chi ne ha conservato dei pezzi li quota al mercato dei diamanti, quelli dell’amore “per sempre”.

 I soliti sociologi pronti all’uso lo spiegano dicendo che, non avendo più futuro davanti, ci rifugiamo in un passato di tempi magari non granché felici ma appunto con un futuro più davanti che alle spalle. Sarà. Ma il problema vero è che non c’è più una lira e ci diamo un tono. Così il baratto. Di tutto, non solo vestiti (questi in fitto per le serate, come i gioielli). Ma anche mobili, una libidine rianimare gli antichi cassettoni tarlati con la cerniera traballante. E libri, pur avendo sempre un po’ tutti studiato su libri altrui pieni di sottolineature e di macchie di frittata.

 Se prima una poltrona non doveva avere neanche un’impronta digitale sulla sua nappa di vitellino primissimo latte, ora più somiglia ai cartoni degli imballaggi più è richiesta. Panni di nuovo stesi sui balconi come gonfaloni al sole per eliminare la voce tintoria. E sui terrazzi, non più giardini pensili di esclusive piante esotiche, ma orti di pomodori, prezzemolo, zucchine da zappettare a turno. Ritorno delle feste da ballo sui medesimi terrazzi per risparmiarci la discoteca.

 CORSI ANTI-MISERIA Eliminate le spese di condominio e gli amministratori da rapina a mano armata, ciascun condomino pulisce davanti alla sua porta e un paio si specializzano per gli allarmi dell’ascensore. Anzi ascensori sempre più bloccati per farsi le scale e cancellare la parcella del dietologo. Case condivise, e non solo per avere un solo Sky per la partita. Letti a castello per aumentare la densità umana a centimetro quadrato. Coordinamento degli orari di uscita e ritorno per l’auto collettiva (benzina solo a fine settimana per gli sconti estivi e vedette in bicicletta a caccia del distributore più economico). Fossa comune di palazzo per la pizza serale.

 Naturalmente divorzi da separati in casa. Vacanze rigidamente da nonni o zii che hanno conservato la villa, subappaltata per congressi sindacali o di partito fuori stagione. Bambini non più all’asilo ma da plurimamme discount in salotto. Co-working, lavori in comune per fare da sé e fregare i licenziamenti della Fornero. Gruppi di acquisto solidali per estorcere sconti ai negozi oppure andiamo da un altro. Ovunque merenda al sacco. Agli ultimi ristoranti, pacchetto con gli avanzi dicendo che sono per il cane. E carte fedeltà multiuso con boom di corsi rapidi per farcela fra stipendi in decrescita e tasse in crescita.

 C’è chi la chiama “economia del noi” invece che dell’io. C’è chi annuncia che l’”egoismo è finito”. C’è chi parla di “abbondanza frugale”. C’è chi rispolvera il “poveri ma belli”. Tutto ci possono chiedere, ma staremo buoni finché non ci rottameranno anche visoni e champagne.