Il grande assente fra Renzi e Grillo

Venerdì 2 Novembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

E le stelle del Sud stanno a guardare. E a rimanere immobili mentre tutto il resto è un ’48 che chissà dove porterà. Così, mentre l’Italia passava dalla Prima alla Seconda Repubblica, e ora passa alla Terza, l’unica certezza è che il Sud non c’era e non c’è. La storia non siamo noi, ma gli altri. Non bisognerebbe rottamare solo i politici meridionali, o almeno quelli che non ci sentono. Bisognerebbe rottamare anche quegli intellettuali meridionali il cui unico cambiamento è essere riusciti a non cambiare niente. Sud assente prima, Sud assente ora. E non si venga a spacciare i risultati elettorali della Sicilia come un chissà che, se già si è capito che sarà difficile governare.

 Bisognerebbe rottamare quegli intellettuali meridionali che, per non rischiare di farsi considerare meridionali come se fosse un’infamia, sono i peggiori censori del Sud pur capeggiandone l’insipienza. A loro non interessa che con la spocchia da fumosi modernisti non hanno fatto fare un passo in avanti al Sud. Gli interessa mantenere il pallino, come ha sempre fatto chi ha rappresentato il Sud da 150 anni in qua. Per il resto, la colpa di essere Sud è dei sudisti piagnoni e infingardi, che devono cambiare mentalità. Vladimir Ilich Uljanov detto Lenin parlò di <utili idioti>, ma con tutto il rispetto.

 Così quando nasce la Lega Nord, che al Sud voleva fare la pelle, i suddetti benpensanti a dire sùbito che no, il Sud non avrebbe dovuto reagire con le stesse armi, altrimenti il leghismo meridionale avrebbe spaccato l’Italia. Ma come, quelli lo dicono nel loro statuto che l’Italia la vogliono dividere in due, e chi vuole spaccare è il Sud?

 Poi, morti di paura senza reagire, quando la Lega (che non è scema) passa dalla secessione al federalismo, tutti (intellettuali alla Lenin in testa, ma con tutto il rispetto) a dire che sì, il federalismo è la soluzione di ogni male del Sud benché sia voluto dai nemici del Sud. Addirittura il centrosinistra, per ingraziarsi la Lega, la precede con una frettolosa riforma federale. E poi cade in catalessi quando la Lega, vista la prateria di inettitudine altrui aperta davanti, passa al federalismo fiscale del <ciascuno si tiene i suoi soldi>.

 Ostinatamente questo giornale ha messo per anni in guardia dal pericolo poi puntualmente diventato realtà: federalismo uguale aumento della spesa pubblica, aumento delle tasse, amministratori locali meno controllabili invece che più controllabili. E governo Monti che per prima cosa ha azzerato (consuete superiori necessità) il fondo di perequazione che avrebbe dovuto mettere il Sud nelle stesse condizioni di partenza del resto del Paese.

 Ora la scena del futuro la tengono Grillo e Renzi. Il primo raccoglie i cocci di una classe politica giustamente in frantumi. Il secondo la vuole frantumare per l’età (anche se poi dice che non è per l’età, ma perché ha fallito). Il primo traversa a nuoto lo Stretto di Messina, scala l’Etna e, fra poco, aprirà le acque del mar Rosso. Il secondo, per far piacere a tutti, è attentissimo a non dire niente di impegnativo, ma a dirlo bene. Fra poco addrizzerà la Torre di Pisa. Entrambi pescatori nella sinistra, ma il secondo facendo l’occhiolino a destra: se i voti me li date, non puzzano.

 Bossi, Grillo, Renzi. E il Sud? Come le stelle, sta a guardare. Escluso ovviamente il primo, nessuno degli altri due sembra innamorato cotto del Sud. Grillo va bene in Sicilia, ma lì andare bene ha voluto soprattutto dire bocciare quelli di prima. Renzi è venuto al Sud, ma il suo camper sta andando dappertutto, quindi nessun luogo e ogni luogo. Mai il Sud in testa pur essendo noto a tutti che se l’Italia vuole uscire dal declino deve ripartire da Sud e sul Sud puntare per diventare grande quanto Francia e Germania. Così è, anche se a qualcuno non pare, e anche nel Sud di Pirandello.

 Ora mettiamo che il Sud avesse avuto un suo Grillo o un suo Renzi (Bossi no grazie per questione di buon gusto). Quale sarebbe stata la reazione? Questa: ecco il solito Sud cencioso, corrotto, inaffidabile capace solo di passare da un Masaniello a un altro. Ecco il Sud nostalgico dei Borbone (accidenti, nostalgia a lunga conservazione). Ecco il Sud piagnone incapace di affrontare la sfida dei tempi. Per il Masaniello genovese e per quello fiorentino nessuno lo dice, ma nella vita ci vuole la fortuna di nascere nel posto giusto.

 Così il Sud ha già perso di nuovo. E per la seconda volta in vent’anni. Perché il Sud, che pure è il principale responsabile di se stesso, deve stare buono al posto suo. Deve essere rappresentato da politici che dimenticano casa loro e da intellettuali cavalli di Troia. Così è troppo ottimistica la previsione della Svimez, 400 anni necessari per colmare il disavanzo col Centro Nord: non sarà mai colmato. E così i suoi figli belli come il sole è bene che se ne vadano, che ci stanno a fare in un Sud così (così messo in ginocchio dai loro padri)?