" Vip " addio l'aria Ŕ amara

Sabato 3 Novembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Se Beppe Grillo abbatte la vecchia politica, noi abbattiamo i vecchi posti riservati alla politica. Se l’impagabile ’68 abbattè il principio di autorità, noi abbattiamo direttamente le poltrone delle autorità. Non c’è teatro, spazio conferenze, sala parrocchiale i cui primi posti non siano vietati ai comuni mortali con tanto di cartello sopra. Poi gli occupanti arrivano con ogni comodo, anzi non si inizia se non arrivano loro. E tu ti chiedi perché debbano avere questo privilegio visto, fra l’altro, che tu hai pagato ed essi no. Ma vedi hostess inflessibili, messe lì apposta per fare le buttafuori e un’aria di ossequio di un untuoso da buttare fuori loro e i loro protetti.

 IL CARTELLO <RISERVATO> Sarà capitato a tutti un concerto pubblico in cui l’artista, prima ancòra di ringraziare il pubblico quand’anche se ne ricordi, si sbraca a ringraziare il sindaco e l’assessore. Ma il sindaco e l’assessore lo hanno ingaggiato spendendo i soldi delle tasse del pubblico, il quale anche per questo va ringraziato due volte. E pure qui i posti destinati al sindaco, all’assessore e loro familiari e non al pubblico retrostante che non solo gli ha consentito di essere sindaco e assessore, ma anche di organizzare il concerto.

 Così all’aeroporto. D’accordo a far passare prima all’imbarco le famiglie con figli, c’è una solidarietà sociale verso eroici papà e mamme (di questi tempi) e una legittima difesa verso marmocchi scalcianti, urlanti e più pericolosi di Sgarbi davanti ad Alessandra Mussolini. Ma non c’entra nulla la precedenza ad altre categorie magari clienti affezionate della compagnia rispetto agli altri passeggeri che però hanno pagato e ne hanno gli stessi diritti.

 La <riservite> deve essere però una malattia contagiosa se è vero che contagia anche i privati. Così il mitico cartello campeggia anche sui tavoli dei ristoranti, quando sarebbe meno indigesto che ci scrivessero <prenotato>, dà di più democratico. E al cinema se c’è, mettiamo, una <prima> particolare, ecco l’ingresso per i comuni mortali con tanto di coda e spintoni, e l’ingresso per i non comuni immortali con tanto di riverenza e di sbraco. Sempre con buttafuori normalmente tanto trucidi che in qualsiasi altra occasione li terrebbero molto fuori.

 Non ne parliamo dei mitici Vip, avanzo giurassico di un’epoca giustamente senza più religione verso nessuno, a cominciare appunto dagli inossidabili Vip. Tanto meno quando le presunte, tanto presunte, Persone Molto Importanti sarebbero quei politici che hanno fatto di tutto per diventare Persone Molto Ributtanti. Eppure le tessere Vip resistono come quei giapponesi che trent’anni dopo erano ancòra nascosti nella foresta credendo che la guerra non fosse finita. Non solo la guerra è finita, ma dovrebbe finire anche la pacchia di ogni presunta vipperia. Basti pensare che come Vip può essere oggi normalmente catalogato un belloccio candidato (candidato) a partecipare al Grande Fratello, che fa pure le serate (compensate) in discoteca. Segni particolari: trombato al Grande Fratello.

 POSTI ESCLUSIVI Non da meno il pass, tu pass e tu no. La spacciano come organizzazione e sicurezza, è quasi solo piaggeria e privilegio. C’è un mercato dei pass: a Bari, capitale del biglietto omaggio, si è arrivati a farsi stampigliare omaggio su biglietti pagati pur di fare la parte di chi ha diritto all’omaggio. Così i posti di vacanza cosiddetti <esclusivi>, che dovrebbero escludere chi non ha i soldi ma non escludono i molti buzzurri che li hanno. Solo una fregatura i prodotti <limited edition>, quantità limitata: ci si dovrebbe affrettare più nel timore di non essere fra i privilegiati che nel timore che vadano esauriti i prodotti. I quali un paio di settimane dopo torneranno in campo sempre come <limited edition>.

 E poi tutta la batteria delle tessere Oro, Argento, Platino, Plus, Extra. Che darebbero diritto a sconti o facilitazioni o premi quando spesso danno diritto solo a essere trattati come tutti gli altri ma con la sensazione di essere trattati meglio: perché se uno per averla deve essere costretto a comprare più di chi non ce l’ha, è come se se la pagasse facendo la figura del pollo.

   C’è una tale voglia di aria pulita da spazzare come un uragano americano tutta la monnezza che ci ha finora ammorbato. A cominciare da chi, in un modo o nell’altro, continua a sederci e passarci davanti senza capire che è finita. L’Italia di domani dovrà essere un nuovo ’68 in cui i sacrifici varranno più dei benefici.