Il Paese vestito d'autorità

Sabato 10 novembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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La ministra Fornero ha detto che non parla più con i giornalisti perché si attaccano a ogni sua parola e ne fanno un titolo. E molto democraticamente li ha messi fuori da un convegno. Quando però in un successivo incontro i giornalisti hanno detto che loro di lì non se ne andavano, ha dovuto starci.
 La Fornero è una signora piemontese di modi gentili e di lacrima sul viso che a tarda età ha scoperto l’amore della sua vita: la tv. Basta che le si metta una telecamera davanti, e i giornali vanno a nozze con i titoli. Perché spara parole fuori luogo a raffica: l’ultima, come è noto, <choosy>, inglesismo per dire ai ragazzi di non fare gli schizzinosi nel lavoro, si prendano il primo che capita. Magari avrà pure ragione. Ma se lo dici ai giovani attuali cui di lavori non ne capita nemmeno uno, quelli la mandano a quel paese. E i giornali, che devono fare? Il titolo, e tante grazie.
 POTERI CONTRO DI NOI Ma non meraviglia più di tanto nell’Italia in cui chiunque abbia una carica, una divisa, un distintivo particolare, un parente giusto si veste d’autorità. E in cui il cittadino deve difendersi minuto per minuto dai poteri piccoli e grandi disseminati lungo la sua giornata. La Fornero sembra aver preso l’aria della politica proprio mentre la politica prende i pesci in faccia. Ma il virus vola a livelli molto più bassi.
 In genere uno scontro con un potere è ogni sportello davanti al quale devi sostare. Non è altro che un potere quella feritoia nella quale devi infilare una moneta o una carta che non si infilano mai perché cominci a sudare freddo e le mani si incollano. E un potere è il computer che quello maneggia senza che tu possa capire che caspita sta vedendo su di te. E un potere è lo sportellista che all’improvviso si assenta senza motivo e se obietti quando rientra coi suoi comodi dice stizzito stiamo lavorando.
 Anche il guardiano di un garage si veste della sua piccola autorità quando ti taglieggia di manovre per farti mettere l’auto come dice lui (ma anche per farti sentire un po’ cretino). Un potere è la commessa con l’aria annoiata. Un potere è il commesso tutto tirato che ti vuol far capire che lui se la fa con ben altri clienti. Un potere è il pizzaiolo che quando gli chiedi quando la pizza arriva, risponde sta arrivando. Un potere è il cameriere sempre affaccendato in altro tranne che nel guardarti in faccia quando gli devi chiedere per favore una forchetta. Un potere è il portiere di casa che ti sequestra per una firma sul libro delle raccomandate anche se sei in coma e stai correndo in rianimazione. Ma ovviamente, tutti stanno lavorando.
 LA COLPA AL MERCATO Un potere sono le famose corporazioni, in Italia più inossidabili di un laminato dell’Ilva. Il commercialista ti presenta il suo onorario e tu non capisci mai perché lui possa decidere ciò che gli pare e tu per avere un aumento di 60 euro al mese devi fare una settimana di sciopero. Così un potere è l’avvocato. E il notaio, e il medico, te lo raccomando quello. Che di questi tempi ti possa chiedere 300 euro per dieci minuti di visita, facendoti passare con sussiego e l’occhialino basso dalla segretaria incassatrice, peggio per te: potevi andare da un altro. Un altro chissà se diverso, il problema vero è capire chi formi quel prezzo. E chi sia il famoso mercato al quale si attribuisce ogni colpa.
 Sarebbe lo stesso misterioso mercato a stabilire che la tua auto luccicante come il primo giorno e con soli 30 mila chilometri, dopo due o tre anni dimezzi il suo valore come usato. E poi misteriosamente questo valore lo riacquisti quando il concessionario se la rivende. Chi è, per favore, questo signor Mercato? Chi decide che la benzina aumenti quando aumenta il prezzo del petrolio e non diminuisca quando diminuisce il petrolio? Chi stabilisce che se chiami il tassista quello ti arrivi col tassametro già a cinque euro e se gli dici qualcosa risponde che è la chiamata? Chi stabilisce che se vengono a ripararti il frigo paghi 30 euro anche se lo trovano sano come il primo giorno? Anche qui è la chiamata.
 La verità è che questo non è un Paese, è una estorsione a cielo aperto. In cui ciascuno si fa la sua legge contrabbandandola con la consueta legge di mercato. Strano che sia la stessa legge di mercato che in altri Paesi non solo costa meno, ma soddisfa di più. Ci sono molti mezzi per difendersene, basterebbe unirsi come fratelli e ribaltare la situazione. Ma siamo figli di Romolo e Remo: e sappiamo come andò a finire.