Patruno ricomincia da Sud di Michele De Feudis

Giovedė 127 settembre 2012 da " Corriere del Mezzogiorno - Bari

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Patruno ricomincia da Sud
Dalle sue eccellenze, l'indicazione di un futuro possibile per l'Italia
 
di MICHELE DE FEUDIS
«L'America d'Italia sarebbe oggi il Sud se tutti vi scendessero con gli occhi pronti per stupirsi e col taccuino disposto a registrare»: Lino Patruno, giornalista e saggista, è autore di una lettura mai schematica della questione meridio­nale. Scrittore puntiglioso e docu­mentato, non si limita a confutare i luoghi comuni della propaganda pa­ra-leghista, ma costrui­sce un mosaico di tassel­li colorati dall'eccellenza tutta meridiana, un anti­doto da un lato all'auto - indulgenza delle clas­si dirigenti sudiste e dall'altro all'insostenibile fa­talismo che attanaglia ogni scintilla di rinascita da Napoli a Palermo, pas­sando per Bari e Reggio Calabria.
Dopo aver realizzato un reportage controcorrente sui movimenti neoborbonici in Fuoco del Sud (2011), con l'ultimo pamphlet Ricomincio da Sud (pp.250, euro 14, edito da Rubbettino) lancia un originale manifesto per il Mezzogiorno, che non è una provincia depressa dell'Europa, ma uno spazio vitale nel quale si duella grazie alle armi della creatività e dell'operosità con gli altri competitori nazionali e continentali. Il volume sarà presentato oggi nella Feltrinelli di Bari alle 18, dal vicedirettore del Corriere del Mezzogiorno, Maddalena Tulanti, e dal governatore della Puglia, Nichi Vendola.
«A Sud -scrive l'intellettuale barese- occorre uscire dal perditismo, dal dolorismo, dal rassegnismo delle vittime della storia pur essendo in buona parte così». Per disegnare scenari di innovazione non bisogna nascondere nulla sotto il tappetino della retorica di Gomorra: è necessario trasformare uno stato di difficoltà in una opportunità. «Se non ci fosse il Sud, l'Italia non avrebbe il presidente Napolitano e Riccardo Muti, Fiorello e Albano, Checco Zalone e Caparezza, Pino Daniele e Renzao Arbore, Sofia Loren e Lino Banfi, Franco Battiato e i Negroamaro…»: nell'enumerare personaggi di successo Patruno fotografa quanto Sud ha portato e porta lustro all'intero Paese, e per questo propone la questione meridionale come una sfida tutta nazionale, una battaglia che si può vincere evitando le lusinghe del localismo, che è sia un must leghista sia uno sterile torcicollo legato alla «grandeur» di un Mezzogiorno irreale, che vive solo nelle avventure elettoralistiche.
Il saggio mutua il titolo da Ricomincio da tre, l'ormai leggendario esordio cinematografico di Massimo Troisi che, in un sublime dialogo con Lello Arena, spiegava di non voler ripartire da zero perché «tre cose me so' riuscite dint'a vita, pecchè aggia perdere pure chelle?». I punti di forza del Sud, infatti, sono numerosi. Basterebbe citare le industrie che hanno scommesso sulla ricerca fronteggiando la crisi, le case editrici baresi o napoletane fiore all'occhiello della cultura italiana, e il dinamismo del mondo della moda tra Campania e Puglia, ma Patruno va oltre e con la formula«Lo sapevate che?» individua ben settantuno gioielli meridionali – dal Movimento Turismo del Vino al pluripremiato Politecnico di Bari alle tecnologie Jepssen prodotte ad Agira, in provincia di Enna – ennesima testimonianza di un territorio che non possiede una «narrazione» della parte migliore del proprio corpo. E questa lacuna emerge in pieno dai ventinove motivi che sostanziano la sezione «Sacco del Nord, Sacco del Sud», una somma di vicende note dalle quali emerge la costante sottrazione di risorse preziose del Sud per arcani giochi politici ed economici.
Per scandagliare e monitorare il Sud che non si arrende, Patruno ha fotografato storie di giovani che, pur sentendosi come diceva Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista sempre meridionali di qualcuno, hanno vinto ogni pregiudizio affermandosi nelle arti e nelle professioni. Come Egidio, tarantino di Tamburi, laureato al Politecnico di Torino tra gli sfottò per l'accento jonico, ora product manager di multinazionale cinese. Infine l’autore offre una rassegna di idee per il Sud, ascoltando uomini d’affari, intellettuali e politici (perfino la camicia verde Matteo Salvini): da qui emerge un sentiero stretto segnato dalla necessità che cambi la mentalità. La salvezza va prospettata come Sud nella sua interezza (Marcello Veneziani), o nella valorizzazione di imprenditori «straordinari» perché portano sulle spalle carichi inumani, «pagano tre volte: le tasse, la vigilanza privata e spesso la tassa occulta della criminalità. E poi pagano i professionisti per sopperire alle carenze della pubblica amministrazione» (Nicola Rossi).
Il riscatto, dunque, passa da una nuova consapevolezza geopolitica che Cosimo Lacirignola, direttore dello Jam di Bari, individua nel Meridione che «è una porta naturale, conosce il carattere del popoli vicini», e può creare reti legate ad acqua, agricoltura, energia pulita. Ricomincio da Sud, del resto, come Ad esempio a me piace il Sud di Rino Gaetano, è un poema dell’orgoglio, un canto politico che educa a non avere più complessi di inferiorità: «Fai un viaggio a Sud - conclude Patruno - (..,) e scopri che senza il Sud il Paese sarebbe amputato dei piedi nel Mediterraneo. Vedi che il Sud è il futuro possibile di un’Italia che brancola alla ricerca di un futuro»