E con gli ostaggi ci faccio un film :"Argo": Ben Affleck in un avvincente thriller storico

Mercoledý 14 n0vembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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ARGO – di Ben Affleck. Interpreti: Ben Affleck, John Goodman, Alan Arkin, Bryan Cranston. Storico-drammatico, Usa, 2012. Durata: 1h 49 min.
 
Cinque motivi per capire quanto funzioni questo <Argo>. Primo: pur conoscendo la storia e la sua fine, la suspense inchioda lo spettatore dal primo all’ultimo minuto. Secondo: il silenzio assoluto in sala per quasi due ore. Terzo: in ogni attimo, l’incubo che la situazione possa precipitare per un niente. Quattro: la sottile ironia sulla follia del mondo che serpeggia anche nei momenti più drammatici. Cinque: tutti immobili anche ai titoli di coda.
 E’ il 4 novembre 1979 quando l’ambasciata americana di Teheran è assalita da una folla inferocita perché gli Stati Uniti hanno dato asilo al sanguinario scià Reza Pahlevi. Ne chiedono la restituzione per impiccarlo, al servizio della dittatura degli ajatollah di Khomeini che presto si rivelerà non granché diversa. I 52 dipendenti sono presi in ostaggio (lo resteranno per 444 giorni) ma sei sfuggono alla cattura rifugiandosi nell’ambasciata canadese.
 Come metterli in salvo prima che siano scoperti e giustiziati? Entra in azione la Cia, con tutto il rituale corredo di cinismo e di grossolanità delle spie. Molte ipotesi tutte pericolosissime. Finché all’agente Mendez, il consueto 007 dei casi impossibili, viene la bislacca idea: inventiamo che dobbiamo girare un film laggiù e che i sei sono la troupe che arriva per un sopralluogo. Idea del tutto demente, ma la migliore cattiva idea possibile.
 Dopo alcune resistenze dell’ineffabile mondo di Hollywood che non ci vede l’affare, si parte. Si acquista il copione di un film fantasy (appunto <Argo>, astronave alla conquista dei mondi), si assolda un mago del trucco, si coinvolge un produttore, si apre un ufficio apposito e si lascia lanciare la notizia dalla rivista <Variety>, bibbia del settore, che abbocca anch’essa.
 La città dove si mente per vivere, stavolta mente due volte. Ma la fabbrica dei sogni è talmente contagiosa da abbindolare anche le spicce guardie della rivoluzione iraniane. Tutto sempre a rischio della forca e con un continuo, palpabile senso di pericolo per i sei, che devono sostenere la permanente stremante menzogna.
 Ovvio che il Ben Affleck regista (ma qui anche interprete di Mendez) carichi un po’ i toni del thriller, sia pure con personaggi non a tutto tondo tranne gli spudorati hollywoodiani (grandi John Goodman e Alan Arkin) e il suo capo (Bryan Cranston). Ma il suo ritmo e i suoi tempi sono talmente esemplari (da manuale le sequenze all’aeroporto) da proporlo come un grande e da riabilitare una carriera di attore meno convincente. Già per <Argo> si pronostica l’Oscar.
 (Per la cronaca, dell’incredibile impresa si è saputo solo oggi, con l’apertura degli archivi segreti. E la vicenda degli ostaggi è ricordata come una vergognosa pagina americana, visto il goffo fallito tentativo di incursione militare in Iran che costò la presidenza a Carter. Meglio di lui, figuriamoci, fece addirittura il cinema).