Via le scritte dalla mia città

Sabato 17 novembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Puntata destinata all’imbecille che imbratta le città. Per esempio, Bari. Alla spiaggia <Pane e Pomodoro> c’è un muretto serpeggiante per difendere i bagnanti dal vento. Ridipinto ultimamente di un bellissimo cobalto marino. Benessere molto temporaneo, perché inesorabile come appunto l’imbecillaggine ci è passata una mano armata di bomboletta spray. Ha immortalato l’amore per una tizia, facendocelo sapere a tutti i costi. Il fatto è che quasi sempre l’imbecille è inconsapevole. Altrimenti, sia pure di questi tempi bastardi, sarebbe colpito da qualche dubbio su se stesso.
 IMBECILLI IMBRATTA-MURI Sempre Bari, ma a nome di tutte le città d’Italia. Sul marciapiede di una scuola elementare, una vernice gialla (rigidamente in tono) scrive <No cacca cani>. E sùbito dopo, per il dibattito democratico, qualche sedicente signore o qualche improbabile distinta signora assiste il suo cane depositarci una colitica digestione, ovviamente non raccolta. Anche qui minacciante e minacciato hanno chiuso il cerchio. Essi avranno vissuto il loro quarto d’ora di laidità, la città continuerà a vivere la sua triste inciviltà.
 Bisognerebbe spiegare all’imbecille delle scritte che una città meno sporca potrebbe far sentire meglio anche lui, se proprio non ama vivere nel brutto. Egli potrebbe rispondere che oltraggia la città perché la città oltraggia lui tenendolo ai margini: non dandogli, chissà, un lavoro o una casa. Bisognerebbe replicare che quanto più la città è violentata, tanto meno potrà dargli un lavoro o una casa. Perché la bellezza è un valore economico: incoraggia le iniziative, stimola gli investimenti, fomenta occasioni, apre al futuro invece di chiudere nel fatalismo che non valga la pena nulla.
 Il sospetto è che l’imbecille sia troppo imbecille per capirlo, altrimenti lo capirebbe. Magari pensa che più sporca più occorre pulire. E che così potrebbe avere l’opportunità di passare da sporcaccione a redentore con contratto a tre mesi. E’ il sospetto che viene, nel campionario del raccapriccio urbano, anche di fronte ai pali inesorabilmente piegati su se stessi: se lo piego, bisognerà raddrizzarlo, e per caso ho un’azienda apposita. Tutto sommato sarebbe l’ipotesi più incoraggiante, perché l’imbecillità diventerebbe furbizia, sia pure da cavernicolo.
 Quasi sempre il segnaccio selvaggio è una guerra fra bande per apporre il proprio sigillo e dire che ci siamo, presidiamo il territorio. E sotto lo sgorbio si possono nascondere codici segreti della criminalità. In ogni caso mala tempora currunt, quasi a suscitare nostalgia per tempi in cui sui muri delle città si sviluppava la lotta politica. In cui appariva il famoso <Kossiga> col <k> o il <Divorzio=civiltà> diveniva <Divorzio=viltà> con un semplice tratto che esprimeva tutta una filosofia. O quando sotto la scritta <La vita è degli audaci> appariva la scritta <La vita è di chi lotta>, non due scritte ma due concezioni del mondo.
 CUORICINO E CUORICINA Né gli imbrattatori cerebrolesi c’entrano nulla con la nobile stirpe dei graffiti, che sono arte. Anzi arte che riempie gli spazi, che allenta la solitudine e il senso di vuoto. Arte come dono per tante periferie e tanti non-luoghi senza una storia e senza un calore. E arte che quegli spazi, più che odiarli, dimostra di amarli donandoli al prodigio del colore e della creatività. Non per niente ci sono città che vi si porgono, dicono fateci esplodere di una vita meno grigia e di muri meno anonimi.
 Un’imbecillità meno bieca ma non meno becera è quella delle dichiarazioni d’amore. Ormai le pubblicazioni di nozze sono lenzuoli sventolanti ai ponti e ai cavalcavia: sappiamo tutto sui Pino e Samanta oggi sposi. Bisognerebbe metterci accanto un lenzuolo con la scritta <E chi se ne frega>, ma sarebbe un lenzuolo in più. Così con scritte ovunque (ovunque si possa lordare la città, dalle panchine ai monumenti) tante storie personali diventano collettive, ci mancavano.
 Ci sono i disperati abbandonati che chiedono un’altra possibilità. Ci sono quelli che si assicurano <Insieme per sempre> (ma va là). Ci sono i sequenziali, una frase dietro l’altra come se non ci fosse il telefono. Ci sono i cuoricisti, disegnatori fuori moda di organi cardiaci più o meno infranti. Ci sono i poeti necessariamente ermetici. Nella società televisiva, bisogna sfondare il video anche con i fatti propri, far sapere a tutti per colpire l’attenzione. Variante sentimental-pubblicitaria dell’imbecille: la cui mamma, è noto, è sempre incinta.