Fave e cicorie tesoro del Sud

Sabato 24 novembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Fino a poco fa, nessuno al Sud che avesse invitato amici a cena gli avrebbe dato fave e cicorie. Ma come, mi inviti e te ne esci con fave e cicorie? Meno che mai patate, riso e cozze. Difatti la signora faceva una bolognese o una cotoletta alla milanese. Cioè piatti ricchi di zone ricche, per fare bella figura. I nostri sono invece piatti poveri, roba da contadini. O da muratori, con rispetto parlando: quelli che nella sosta del lavoro (quando non si chiamava ancòra pausa pranzo) si ciuccavano mezzo chilo di pane con le cime di rape in mezzo.
 LA DIETA MEDITERRANEA Insomma anche la cosiddetta <dieta mediterranea> era pezzente come il Sud, diciamo impresentabile, figuriamoci con gli ospiti. Magari sapevamo che da noi si campava di più che al Nord. Ma che c’entra, dipendeva dall’aria buona e, diciamocelo zitti zitti, siccome ce la prendiamo comoda, non abbiamo lo stress di quelli settentrionali che stanno a sgobbare dalla mattina alla sera. Anzi, meraviglia che durassimo tanto vista la miseria che mangiavamo.
 Ma il Sud è la terra del pregiudizio, vedi i Sassi di Matera: <Vergogna dell’umanità> negli anni Quaranta, <Patrimonio dell’umanità> ai giorni nostri. Il Sud è però anche la terra dell’auto-pregiudizio: i suoi maggiori nemici sono spesso i meridionali. Che hanno i tesori in casa senza accorgersene. Un giorno del dopoguerra arrivò però in Campania un professore americano il quale voleva capire come mai lì la gente viveva in media quindici anni di più e non aveva infarti. E scoprì appunto la dieta mediterranea. Tanto la scoprì che campò lui fino a 101 anni, alla salute. E la moglie fino a 96.
 Il professore era Ancel Keys, il più grande studioso di nutrizione umana del Novecento. E il posto in cui i vecchi non decidevano mai che fosse la loro ora, era soprattutto il Cilento: quello, per dire, di Castellabate, dove si è girato il film <Benvenuti al Sud>, col direttore milanese delle Poste che pianse di fisime quando ci arrivò ma pianse molto di più di nostalgia quando se ne ripartì. E la famosa dieta mediterranea ricca della sua povertà era verdura, olio d’oliva, frutta, legumi, pasta. A cominciare dagli spaghetti al pomodoro e basilico, il piatto più amato al mondo secondo una ricerca inglese.
 Poi, nonostante i meridionali, anche questa dieta è passata da vergogna a bene universale dell’Onu. Benché, forse perché del Sud, l’Italia non l’abbia difesa come merita: lo stesso riconoscimento lo hanno avuto cucine di Grecia, Spagna, Marocco. Che, parliamoci chiaro, c’entrano con la delizia degli spaghetti al pomodoro e basilico come Berlusconi c’entra con un monaco trappista. E nello stesso elenco di eccellenza è entrata, udite udite, la cucina francese: quella che leggi quattro righe dattiloscritte per descrivere un piatto e dentro ci trovi una cosina di tre centimetri di diametro che sembra una fregatura.
 IL CAFFE’ E IL THE Ora verso la dieta mediterranea tutti corrono, mica fessi. E quando i turisti vengono al Sud, quella vogliono, benché sopravvivano da noi provincialotti che invece di frutta secca (un elisir di lunga vita) gli danno avogado o kiwi. Ma noi siamo quelli che hanno inventato la pizza e le multinazionali della pizza le fanno gli altri. Noi siamo quelli che hanno le ciliegie e nei cioccolatini ce le mettono gli altri. Noi siamo quelli del caffè espresso e in tutto il mondo lo diffondono gli americani e George Clooney.
 Ma noi meridionali siamo anche quelli folgorati dalla cucina etnica: ci facciamo certi cous cous che neanche tunisini ed egiziani sopportano più, loro che vorrebbero invece adottare riso e lenticchie. Siamo quelli convinti che regalare caviale a Natale (se ci rimarrà una lira) sia meglio dei carciofini sott’olio. Siamo quelli dai figli obesi (soprattutto in Puglia) a botte di hamburger e merendine a scuola, mai sia un’arancia. Siamo quelli dei secchielli di pop corn al cinema. E siamo quelli (soprattutto i baresi) che pur avendo inventato il polpo succhiato crudo, affolliamo i sushi che al dio polpo dovrebbero solo lustrare le scarpe.
 Nessuno vuole mettersi a fare Nord e Sud anche a tavola. Ma gli anni ci stanno facendo perdere anche antiche saggezze come il film <Così parlò Bellavista> di Luciano De Crescenzo. Nel quale i napoletani scoprono che un milanese sceso a lavorare da loro non beve caffè ma the. E uno dice all’altro: quello beve caffè e non the, ma non è per far vedere, è che gli piace davvero. Ora anche il Sud beve the, maledizione.