Due film, due amori - Ferrari nuda e deludente

Marted́ 27 novembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

E LA CHIAMANO ESTATE – di Paolo Franchi. Interpreti: Isabella Ferrari, Jean Marc Barr. Drammatico, Italia, 2012. Durata: 1h 21 min.
 
Si potrebbe cominciare col dire che quando un film non comico fa ridere, è preoccupante. Ma chi sa che i polli non siano gli spettatori di questo <E la chiamano estate>, attirati in sala dalle stesse ragioni per le quali non avrebbero dovuto andarci. Una promozione che puntava su robuste scene a luci rosse. I buu e i fischi al Festival di Roma. La premiazione (migliore regia e migliore attrice) a dispetto della bocciatura del pubblico e della critica e in linea con i giudizi delle giurie dei festival. Le polemiche susseguenti. La vedova di Bruno Martino indignata per il richiamo alla canzone del marito in tale ambientino.
 Ecco confezionata la curiosità perfetta: e vai a raccogliere ciò che non sarebbe mai stato raccolto.
 Prime sequenze e ti becchi in faccia una vagina femminile (proprietaria Isabella Ferrari). E poi si sciorina tra fissità e strazio la triste storia di Dino, anestesista, che non riesce a copulare con la sua donna pur amata essendone invece capace solo con prostitute e coppie scambiste. Così il tormentone va avanti per tutto il film, con esibizione di membri maschili per par condicio. E con lo sguardo di lei perduto nel vuoto e lo sguardo di lui perduto in chissà che.
 E’ in fondo il tema serio di un eros malato, l’incapacità di accoppiare sesso e sentimento che ha già ispirato altri film e che dovrebbe suscitare tutt’altro che ironia o moralismo. Il fatto è che il regista Paolo Franchi si è voluto complicare la vita con un tono fra il reale e il surreale, con primissimi piani da museo di arte antica, con dialoghi talmente vacanti da far rimpiangere i prevalenti lunghi silenzi, con atmosfere di un bianco shock da cecità temporanea. Risultato roboante del tipo: ma che è?
 Insomma passo più lungo della gamba, il tentativo di un film non convenzionale ma anche non all’altezza dei propri mezzi (precedenti di Franchi: <La spettatrice> e <Nessuna pietà agli eroi>, dimenticati perché non indimenticabili). Difendendo l’opera e soprattutto i premi ottenuti, si è rivendicato rispetto per il lavoro che ci sta dietro. Rispetto sempre dovuto, ma non meno di quello per l’utilizzatore finale, cioè chi paga il biglietto. Mentre la Ferrari si è imbarcata in sermoni contro il bigottismo italiano, francamente immotivati visto che in questo campo funzionavano meglio le Edwice Fenech e gli Alvaro Vitali.
 Ultima chiosa che riguarda la Puglia. La cui Film Commission ha elargito un contributo alla pellicola girata in regione, ottenendone in cambio splendide inquadrature di Polignano senza dire che è Polignano e una citazione (una di numero) di Bari, evidente città di escort e affini. Se vogliamo, per noi il film sarebbe molesto anche solo per questo.