La guerra della domenica

Sabato 1 Dicembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Ogni tanto rispunta un solerte sacerdote a tuonare: la domenica sia riposo, quindi negozi chiusi. Aggiunta da conflitto di interessi: e si vada a messa. Ma non c’è solo il fronte spirituale. C’è anche quello commerciale. In Toscana è nato il movimento <Domenica, no grazie>, lavoratori del settore che protestano perché l’apertura festiva non converrebbe né a loro né ai proprietari. Nessuno si chiede se conviene al cliente, ma tant’è. Nella guerra italiana del tutti contro tutti, non ci facciamo mancare neanche la domenica sì o no: tormentone ormai ricorrente, secondo solo al Berlusconi sì o no.

 NEGOZI CHIUSI O APERTI? Lasciamo stare il sacerdote che fa il suo mestiere. La chiesa ha un problema di fedeli smarriti come pecorelle, almeno quelli praticanti. E la colpa sarebbe, per l’appunto, dei negozi aperti, ancorché tanto radi da non essere una concorrenza seria. Sarebbero in ogni caso una istigazione al rinnovamento del maglione più che al rinnovamento dello spirito. Nessuna meraviglia in un Paese in cui si fa il tifo pro o contro la chiesa come lo si faceva per Coppi o Bartali o lo si fa per la Juve o l’Inter. Perché la Chiesa (con la <S> maiuscola) ce l’ha in casa. E perché questo Paese è nato facendo la guerra alla Chiesa, la quale non porgeva certo l’altra guancia.

 Forse una concorrenza maggiore per il buon Dio viene dal numero invece sempre crescente di quelli che di domenica fanno footing, scomunicati simil-atleti che correndo potrebbero almeno recitare un pater ave gloria invece di rintronarsi di musica. A nessuno viene il sospetto che uno a messa non ci va non per seguire altre mode ma perché la chiesa sembra avere campane meno attraenti di quelle della pubblicità. C’è chi vorrebbe la domenica non come giorno per aprirci all’acquisto ma all’incontro con gli altri. Il giorno per i rapporti interdetti nella convulsa settimana, uno stare insieme per creare relazioni o rafforzarle (anche se si finisce per litigare).

 Nel campionario della domenica sì o no, c’è poi chi destina le domeniche chiuse al recupero di sonni perduti, sistema rapido per perdersi anche la domenica. E, soprattutto i giovani, per svegliarsi non all’ora di colazione ma in quella cumulativa del pranzo e della merenda pomeridiana, dopo la lunga notte brava del sabato: ennesimo modo non di santificarla, ma di buttarla anch’essi, la domenica, altro che negozi e santa messa in conflitto.

 LA NOIA DELL’INFANZIA C’è infine chi vede nella domenica l’antica noia dei giorni lentissimi dell’infanzia, quando dominavano il banchetto familiare, la visita ai nonni, le partite alla radio, forse un cinema pidocchietto serale, magari la fidanzata. E la messa, la messa. La domenica del vestito buono e dello struscio, del timballo e della guantiera di dolci. Ma in ogni caso la domenica del silenzio, quindi del <tizzone ardente dell’inquietudine>, secondo la scrittrice Susanna Tamaro. Quei <tempi morti> senza i quali <non si sarebbe mai sviluppata l’arte e neppure la scienza>, che crescono <soltanto nel momento in cui irrompe una diversa concezione del tempo>. Mentre ora il tempo della nostra vita  è <solo quello del consumo, del possesso, dell’essere continuamente distratti da cose che ci chiamano fuori> da noi stessi.

 Le peggiori tragedie nella storia si hanno non quando si scontrano un torto e una ragione, ma due ragioni. Con la domenica tutti hanno la loro parte di ragione. Ma hanno tutti torto quando vogliono fare agli altri la predica su ciò che è bene e ciò che è male. E imporlo col moralismo del prete o la legge del carabiniere. Ma finché la fede non sarà un obbligo e la legge consentirà, come fa, ai negozi di restare aperti se vogliono, una noia non minore di quella dell’infanzia sono le crociate puntuali come le allergie di primavera. Se a me piace solo la vita coi rumori 24 ore su 24, non ci dovrebbe essere uno che mi corregga, uno più puro che ti epura se non la pensi bene.

 E’ vero che in altri Paesi europei la domenica è tutta chiusa. Ma è anche vero che non glielo ha detto il parroco. E che hanno un tempo libero in linea col rispetto dei luoghi in cui trascorrerlo, dai parchi, alle città, ai musei. Abbiamo tante altre occasioni per imitarli, esempio non facendo debiti. E poi questa domenica chiusa sembra parente stretta di quella nella quale fai bene a non ammalarti o a non aver bisogno dell’idraulico: la domenica dell’Italia che non funziona. Del resto, la stessa chiesa, di domenica, fa orari di ufficio, e allora?