Barbero - neoborbonici stasera vanno sul ring - La polemica su Fenestrelle: è sfida di Lino Patruno

Mercoledì 5 dicembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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No, non è un dibattito qualsiasi quello che si svolge stasera alla libreria Laterza di Bari. Di fronte non solo il prof. Alessandro Barbero, storico dell’università del Piemonte orientale, e il prof. Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico di Napoli. Di fronte non solo due tesi su ciò che avvenne nel 1860 nella fortezza di Fenestrelle, sulla montagna di Torino. Ma di fronte due Italie che 150 anni dopo l’unificazione non si sono ancòra unificate. Due Italie protagoniste di una storia tanto comune quanto vissuta e raccontata diversamente. E due Italie che, nonostante il secolo e mezzo di vita insieme, sembrano oggi non meno lontane di quanto lo furono allora.

 Il fuoco covava da tempo. Con fiammate più impetuose in occasione dei festeggiamenti del 2011. Ma la miccia che ha portato al benvenuto confronto di oggi è stata innescata da un fresco libro di Barbero (<I prigionieri dei Savoia. La vera storia della congiura di Fenestrelle>, Laterza ed., pag. 362, euro 18).

 L’oggetto del contendere era finora più o meno noto. E’ la sorte dei soldati dell’esercito borbonico <condotti nella caserma> (secondo gli uni) o <deportati nel campo di concentramento> (secondo gli altri) di Fenestrelle, 1200 metri di altezza. Che ci arrivarono è l’unica certezza. Ma lo scontro riguarda tutto il resto. Perché ci furono condotti o deportati? Chi erano? Quanti erano? Come furono trattati? Ci furono la fame e il freddo a decimarli? Quanti ne sopravvissero? Quanti ne morirono?

 Secondo Barbero (e quasi tutti gli storici accademici) erano poco più di un migliaio. Meno di duecento furono ricoverati in ospedale. Cinque non ressero agli stenti. L’intento era arruolarli nell’esercito del non ancòra costituito Regno d’Italia che li aveva sconfitti. Una normale operazione militare di guerra col rispetto di tutti i diritti dei prigionieri.

 Secondo i Movimenti meridionali (a cominciare appunto dal Neoborbonico) e altrettanto recenti libri di altri storici o giornalisti (non solo meridionali), fu invece un’operazione in puro stile Auschwitz. Con decine di migliaia di predestinati allo sterminio. Con condizioni disumane e malattie non curate. Con camicette estive e porte e finestre sradicate perché il gelo infierisse. E con una vasca di calce viva per far scomparire i corpi vittime della <soluzione finale>. 

 Per questo il libro di Barbero, più che un libro, è stato una scudisciata. Il suo dichiarato intento è ripristinare la verità su avvenimenti <già abbastanza drammatici> ma che, a suo parere, sono diventati <materia di un’invenzione storiografica e mediatica>. Tanto più <ignobile perché rivolta a un’opinione pubblica frustrata e incattivita>. E in un Paese che <una cosa soprattutto non ha ancòra imparato: a rispettare il proprio passato, e non stravolgerlo per fini immondi>.

 Ma dall’altra parte il libro è stato giudicato come l’ennesima <immonda> profanazione ai danni del Sud. Vittima non solo di una conquista militare e di un assoggettamento economico, ma del silenzio di una storia narrata tanto dalla parte dei vincitori quanto reticente e asservita ai poteri forti. Quindi strumento al servizio della conservazione di una situazione che, in un secolo e mezzo, ha visto il Sud condannato verso il resto dell’Italia a un divario che non c’era 150 anni fa. E che non ha pari in nessun moderno Paese occidentale.

 Quindi Fenestrelle è un doppio simbolo. Per Barbero, il simbolo di un tentativo di revisione della storia che può ancòr più ricacciare il Paese nelle <contraddizioni> dalle quali <non è mai uscito> minandone l’unità. Per i Movimenti meridionali, è il simbolo della storia negata e di un’ingiustizia verso il Sud che bisogna rimuovere proprio per raggiungere finalmente l’unità nazionale. Per gli uni un Alibi del Sud, per gli altri un monumento al Milite Ignoto del Sud.

 Che se ne discuta civilmente, non può che far bene a un Paese tanto meno pacificato quanto meno è disposto ad affrontare i fantasmi del suo atto di nascita. E che può ritrovare motivi per stare insieme, e felicemente insieme, quanto più si capirà se le <furibonde mistificazioni> di cui parla Barbero sono quelle della storia anche da lui fin qui fatta conoscere o quelle di un’altra storia che non si è voluto e non si vuole far conoscere.

 Stasera, ore 18, caccia alla verità.