Una Repubblica fondata sui furbi

Sabato 8 Dicembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Ma chi è il <furbo>? Secondo il vocabolario Devoto-Oli della lingua italiana, si dice furbo <di persona che riesca a cavarsi d’impaccio o a farla franca giocando d’astuzia>. Aggiunta tra parentesi: <implica talvolta una certa volgarità o banalità>. Ma ci sono tante varianti. Il <furbacchione>, ad esempio: <chi dà a vedere di saperla lunga in ogni circostanza>. Il <furbacchiotto>: <chi riesce a cavarsela con qualche astuzia non senza una certa banalità> (rieccola). Il <furbastro>: <chi cerca di fare il furbo alle spalle degli altri, spesso però senza raccoglierne i frutti per la sua maldestra ingenuità>. Il <furbesco>: <proprio di una persona che si atteggi o si comporti con una malizia compiaciuta e talvolta ostentata>.

 LE BUGIE ALLE PRIMARIE Fatta questa indigestione di <furberia> (<trovata maliziosa, espediente astuto>), dobbiamo solo decidere come definire quegli aspiranti votanti che se ne sono inventate di tutte per partecipare al ballottaggio fra Bersani e Renzi senza essere stati presenti al primo turno. A cominciare da quella decina di vecchine in comitiva che hanno detto di essere state tutte influenzate dal 4 al 25 novembre. Forse, più che da un virus seriale da terza età, erano affette dal virus della stessa bugia.

 Ma c’è stata anche tutta la batteria delle gravidanze difficili (scusi, ma non erano difficili anche una settimana fa?). Sono state ammesse. Ammessi anche quelli all’estero per lavoro (uno con tanto di biglietto aereo di prova). Ma bocciato chi la domenica prima doveva <raccogliere le olive> (le olive non se ne scappano e non si offendono per un giorno dopo). Bocciato chi doveva <cacciare cinghiali> (questi però se ne scappano) e chi doveva <guardare le partite> (con un minimo di ragione, le partite non si ripetono). Respinta senza umana comprensione chi ha detto che aveva litigato col marito (bisognava spezzargli le gambe, a quel marito). E respinto chi era occupato a <pregare>, importuna chiamata in causa del buon Dio.

 Non si sa se se la sono inventata, ma si racconta anche della mail di iscrizione di un tale Evaristo che raccontava: <Io volevo registrarmi, ma poi al comitato ho incontrato una vecchia fiamma e ho avuto di meglio da fare>. Meglio per lui (e per la vecchia fiamma) e zero in maturità democratica. Ma c’è fondato sospetto che potesse essere un <furbo>, o un <furbacchiotto>, o un <furbastro>, o un <furbesco>.

 Sarà come sarà, non ci voleva questa ulteriore sceneggiata per capire che siamo un popolo di santi, poeti, navigatori e bugiardi. Mai, nello sconcertato Devoto-Oli, la furbizia viene accoppiata o solo lontanamente affiancata all’<intelligenza>: <capacità di attribuire un conveniente significato pratico o concettuale ai vari momenti dell’esperienza e della contingenza> (peraltro troppo difficile). E del resto lo sappiamo tutti che non solo a Bari (impareggiabile capitale in tal senso) portiamo scritto in fronte il motto nazionale <Io ti fregherò>, essendo ovviamente massimo <scuorno> (alla napoletana) essere fregati.

 NASO LUNGO DI PINOCCHIO Né per questo occorreva aspettare le elezioni primarie del centro-sinistra nel Paese del <fatta la legge trovato l’inganno>. Nel Paese in cui le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici. Nel Paese in cui si parte alleati con qualcuno e si finisce alleati col suo miglior nemico. Nel Paese in cui non è impossibile fare una riforma fiscale per far pagare le tasse a tutti, ma è impossibile scovare tutti i trucchi per non pagarle. E in cui il termine <evasione> è accompagnato dal sublime termine <elusione> che non significa non pagarle, come si permette?, ma far sparire la ragione del pagamento (dalla superbarca alla megavilla). Nel Paese in cui non si denunciano gli evasori, perché domani potrei tentare di evadere anch’io. Più complicità interessata che civismo disinteressato.

 Siamo l’Italia delle tre carte (carta che vince carta che perde) e di Totò che si vende la Fontana di Trevi. L’Italia in cui un buon terzo dei parlamentari cambia partito dopo le elezioni (e un campione in materia, l’on. Scilipoti, apre una scuola di buona politica). L’Italia dei voltagabbana che non sono nati così ma forse hanno dovuto diventarlo per difendersi da tutti i dominatori nei secoli. L’Italia dei Pinocchio col naso lungo e le gambe corte. L’Italia per la quale sembra inventata apposta una massima del grande scrittore americano Saul Bellow: <Io cerco la verità, ma lei, quando mi vede arrivare, scappa>.