Vedi la Puglia a qualcosa servirà

Venerdì 14 Dicembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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La Puglia è la dimostrazione che anche al Sud si può. E che quando si parla di Sud bisogna di tanto in tanto vedere il bicchiere mezzo pieno e non sempre mezzo vuoto. Cioè partire dai segni più e non sempre dai segni meno. Tanti non solo da far venire la depressione, ma da fomentare il fatalismo del <non cambia mai niente> e il piagnonismo degli eterni traditi.

 Così i dati sull’esportazione della regione, una crescita pugliese dell’8,3 per cento, rispetto a una crescita italiana del 3,5 e del Sud dello 0,1 nei primi nove mesi di quest’anno. E’ probabile che quando entrerà nei conti la crisi dell’Ilva di Taranto, passi indietro ci siano. Ma, come dicono gli economisti, ciò che conta è la tendenza. E, come dicono gli allenatori di calcio, ciò che conta sono i fondamentali e non la singola partita.

 Dio ci scansi e liberi dai veleni della campagna elettorale, quindi sia dalle trombe che dalle campane a morto. Ma il piccolo boom dell’esportazione in Puglia si unisce al piccolo boom dell’aumento del prodotto interno, cioè la ricchezza creata. E a quello dell’aumento dell’occupazione, anche se deborda la cassa integrazione, chiudono le aziende, si riducono i consumi, molte famiglie non sanno come fare, continuano a emigrare i giovani. Mica il Sud non è più Sud all’improvviso. Anzi mica l’Italia che non cresce più da almeno vent’anni non è più l’Italia all’improvviso.

 Ma vivisezionare la Puglia serve anche a capire cosa (e perché) qui funziona e altrove no al Sud. Quindi come iniettare virtù e come estirpare difetti. Partendo dalla madre di tutte le accuse: la classe politica non all’altezza, sintesi di ogni discorso sul trito e ritrito problema del Mezzogiorno. Unico caso di area arretrata che resta arretrata, mentre il Paese che cresce di più al mondo è ora il Ghana (profonda Africa). E anche dal Bangladesh ci mandano a dire: voi parlate sempre di crisi, da noi si vive il grande balzo in avanti.

 Allora la Puglia si distingue anzitutto perché è stata meglio governata. Diciamo abbastanza, dovesse spuntare qualcuno a parlare di colpo di sole. E abbastanza ben governata da Fitto fino a Vendola, sia chiaro. Non ci sono stati qui giri vorticosi di tangenti alla lombarda, tanto per capirci. Non ci sono stati giri vorticosi di sprechi alla calabrese. Scandali nella misura di un Paese di corrotti e corruttori. E anche il turpe affare della sanità, col corredo dei Tarantini e delle donnine annesse, è più il frutto di una disattenzione verso i potenziali mascalzoni che della complicità e della compromissione generale di una società.

 Anche il territorio della Puglia è una piccola anomalia in un panorama meridionale di antichi <sfasciumi penduli>, di dissesti idrogeologici, di offese dell’uomo. La terra senza fiumi e senza monti sembra più il parto di un geometra illuminista che di un geografo fuori di testa. E già quando se ne varcano i confini si allunga la razionalità di una spianata ricca di varietà più che di bubboni. Così anche le strade lunghe e dritte come fucilate, certo insufficienti ma non tanto insufficienti da rischiare lo smarrimento e l’isolamento. Se non fosse per il capitolo a parte della segnaletica in Salento e sul Gargano, conferma che la pazzia non è scomparsa da questo mondo.

 La Puglia non ha poi la lebbra della criminalità organizzata che altrove ammazza soprattutto di morte lenta. Ne è stata contaminata, ma non fino al punto di subire un anti-Stato che conta più dello Stato, che affossa l’economia precludendole la crescita perché la crescita impedisce di tenere tutto sotto controllo. Quella criminalità che soffoca le anime oltre che le vite. E che non si combatte solo con gli arresti-spot alla Maroni, ma con la presenza dello Stato e con la fiducia invece che con la resa.

 Così gli spazi vuoti sono più riempiti che altrove di buonavita più che di malavita. La pasta del Sud è fatta di militi ignoti civilissimi, ma di poca società civile organizzata. Quella che non solo combatte la mancanza di civismo degli sporcaccioni che buttano la carta per terra. Ma che è catena umana di cura di interessi comuni, dal volontariato alle associazioni, dalle parrocchie alle università della terza età, dai circoli ai comitati di quartiere. Ancòra poco anche in Puglia, ma già qualcosa nella società levantina dell’individualismo e del non far fare più che fare.

 Questo non vuol dire essere né paradiso né inferno, né diavoli né angeli. Vuol dire che la buona amministrazione è la prima condizione. E che è tanto più buona quanto più la gente è liberata dal bisogno di dover sempre bussare a una porta per ottenere diritti. Vuol dire che al Sud si può, anche se non c’è il lavoro che servirebbe e la raccomandazione continua a contare almeno quanto il merito. Vuol dire che lo Stato deve ancòra molto alla Puglia e a tutto il Sud, non dimentichiamolo. Ma che se il Sud si dà una mano anche da se stesso, male non fa.