Per il Sud estrai il biglietto sbagliato

Venerd́ 21 dicembre 2012 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Un tempo per le piazze meridionali girava il <pappagallo della fortuna>. Era un carrettino con la musica, un pappagallo per richiamare i passanti e una serie di caselle da cui estrarre bigliettini di una lotteria alla buona. Dovevi estrarre quello vincente. Se ci fosse ancòra, ora invece da qualsiasi casella e in qualsiasi momento si potrebbe estrarre un bigliettino perdente con un danno fatto o tentato contro il Sud. Aggiornato al minuto, mica occorre andare troppo indietro. Un esempio? Fuori un bigliettino.
 La legge di stabilità prevede che dal 2013 sia lasciato ai sindaci tutto l’importo dell’Imu sulle abitazioni. Si potrebbe dire: alleluia, se non fosse per l’odio popolare verso questa imposta. E tenendo conto delle proteste dei sindaci, che non sapevano a che santo votarsi per recuperare quel 50 per cento che il decreto salva-Italia aveva riservato allo Stato. I soldi tolti ai Comuni sono servizi per i cittadini immediatamente tagliati, dagli asili, ai bus, all’assistenza agli anziani. Quindi molto più carne viva dei servizi che sono tagliati dallo Stato.
 Ma come fa lo Stato a recuperare quel 50 per cento che perde? Fra l’altro azzerando il cosiddetto <fondo sperimentale di riequilibrio>. E’ quello che in una prima fase sarebbe servito ad andare incontro alle necessità dei Comuni più poveri. Indovinate quali? I Comuni del Sud. Lo Stato dice: tenetevi l’Imu, ma perdete tutto il resto.
 Conseguenza. Imu più ricca dalle più ricche case delle più ricche città del Nord. Imu meno ricca dalle meno ricche case delle meno ricche città del Sud. Con Comuni del Sud non solo costretti a portare le aliquote al massimo contrariamente ai Comuni del Nord. Ma a scotennare di più i propri cittadini per dargli meno servizi all’altezza di quelli del Nord. E proprio nelle città del Sud in cui c’è maggiore bisogno: una media famiglia del Nord si può pagare un asilo privato, una media famiglia del Sud no, con figli a casa e mamme anche, e senza che possano tentare un lavoro per arrotondare.
 Allora ci si sarebbe immaginata una reazione immediata della solitamente agguerrita Anci, l’associazione dei Comuni italiani presieduta dall’emiliano Del Rio (quello che col sostegno del fiorentino Renzi e la spinta del centrosinistra del Nord soffiò la presidenza al barese Emiliano). Invece silenzio assoluto, se non il mezzo impegno che sì, vediamo più in là cosa fare.
 Ma silenzio assoluto anche dei parlamentari del Sud, come tutti impegnatissimi in questi giorni a non farsi soffiare il posto nelle liste delle prossime elezioni. Tutto un frutto marcio del velenoso federalismo fiscale di Bossi. E mentre uno fra i primi atti del governo Monti era già stato la cancellazione del <fondo perequativo> previsto da quello stesso federalismo iniettato con l’assicurazione solenne che si sarebbero create condizioni pari di partenza fra Nord e Sud: perché poi ciascuno avesse potuto governarsi al meglio da sé. Il <fondo perequativo> serviva proprio a questo. E proprio per questo è stato il primo a sparire nottetempo.
 Secondo bigliettino estratto dal <pappagallo della sfortuna> del Sud. Un giorno sì e l’altro pure, in tv il leghista Matteo Salvini tuona contro il Sud che ogni anno scipperebbe 50 miliardi di tasse pagate dal Nord. Se al Sud ci fosse un po’ di cervello, invece di mettere la coda fra le gambe si dovrebbe rispondergli di darsi una calmata, perché quelli sono in buona parte soldi che il Nord prende dal Sud.
 Nei giorni scorsi su questo giornale ne ha dato conferma non uno qualsiasi, ma Gaetano Nanula, già comandante in seconda della Guardia di Finanza: insomma persona informata dei fatti. Buona parte di quei 50 miliardi sono tasse che le imprese settentrionali che operano al Sud dovrebbero pagare al Sud dove si produce il loro reddito (fra l’altro col lavoro meridionale) e non al Nord dove hanno indebitamente la sede legale. Invece non solo avviene il contrario, ma lo si rinfaccia al Sud che non ha mai la faccia per replicare. Ultimo esempio, la fusione dell’Alenia con la lombarda Aermacchi e la sede legale portata immediatamente da Napoli in provincia di Varese: per consentire a Salvini di continuare il suo teatrino.
 Terzo bigliettino estratto dal <pappagallo della sfortuna> del Sud: l’alta velocità ferroviaria. Tutta al Nord, perché lì c’è l’economia più sviluppata. Ma scusi, non ascoltiamo sempre dai ministri che bisogna puntare sul Sud per il famoso riequilibrio e una maggiore crescita del Paese? E come mai allora si continua a far crescere chi è già cresciuto? Nessuna risposta anche qui. Però esultiamo perché sono stati completati i primi 18 chilometri dell’alta velocità fra Bari e Napoli. A questa bassa velocità, opera completata per i pronipoti.
 Però, come al solito, il Sud farebbe bene a non piangere e non incolpare altri. Per ottenere il dovuto non bisogna piangere, ma dare segni di vita. Appunto.