Addio a Corona ( e non solo a lui )

Sabato 26 gennaio 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

 Ovvio che la fuga di Fabrizio Corona fosse una cattiva notizia. Ovvio perché aveva annunciato che, se condannato, sarebbe fuggito, eppure nessuno ha evitato che fuggisse. Ovvio perché un estorsore come lui avrebbe dovuto pagare il conto con la giustizia altrimenti molti l’avrebbero potuto imitare. Ovvio perché era già ai servizi sociali per un’altra condanna. Ovvio perché avrebbe diffuso sospetti sulle forze dell’ordine, incapaci o capaci di farsi corrompere. Ovvio che non dovesse fuggire perché si poteva sperare che nei 5 anni di carcere comminategli nessun altro avrebbe rischiato la sorte del calciatore juventino Trezeguet, fotografato in compagnia di una donna e poi minacciato dal Corona medesimo di diffusione della foto se non avesse pagato 25 mila euro.
 PERCHE’ UN SIMBOLO Ma la fuga di Corona era una cattiva notizia anche per altri motivi. Perché ha riesumato tante altre fughe di condannati, alla faccia dello sconcerto della gente impotente: dal terrorista Battisti ai mostri del Circeo che massacrarono una ragazza per sesso e gioco (poi uno di loro, da nemico della società anch’egli graziosamente inviato ai servizi a favore della società, ammazzò altre 2 persone). Poi era una cattiva notizia perché diffondeva sfiducia nella possibilità che in questo Paese ci sia giustizia.
 Epperò non è ancòra tutto. La fuga di Corona era una cattiva notizia non solo perché su Facebook è nato sùbito un gruppo di suoi tifosi: la madre degli imbecilli è sempre incinta e non è la prima volta che un farabutto è glorificato più che biasimato. E che l’eroe negativo è trattato da positivo, a cominciare dalle lettere o dalle email inviategli ogni giorno. Ma era una cattiva notizia perché non bisognava essere solo imbecilli per parteggiare per lui.
 Bastava essere presunti intellettuali anticonformisti, di quelli del <cosa sarà mai>, del <ci sarebbe ben altro da stigmatizzare>, di quelli che se dicono il contrario sono più visibili. Così c’è stato sùbito chi ha teorizzato che in fondo Corona non è un criminale ma uno sbruffone: perché, cosa vuoi, il vizietto di fotografare la gente e poi ricattarla è un <così fan tutti>. Magari dipende dalla concezione della vita sia di chi fa la foto, sia del giornale che la pubblica.
 Ma infine la notizia della fuga di Corona era una cattiva notizia proprio perché ha rilanciato (se mai fosse morto) il cinismo del male che diventa bene se lo <fan tutti>. Il cinismo di chi considera lecito ciò che piace. Il sottile veleno di chi ritiene che la propria soddisfazione personale sia l’unica legge da seguire. La mancanza di valore di chi definisce valore non il talento ma la popolarità. Come appunto Corona, ricercatissimo e pagatissimo nelle serate bastarde in discoteca non perché sapesse cantare, recitare, intrattenere ma per il suo curriculum di donnine facili e vistose, per il suo maledettismo da notti brave, per la sua fedina penale sempre a rischio, per il suo machismo, per il suo bullismo, per la poltiglia dei suoi tatuaggi. Per il suo nullismo.
 SPUDORATA STAGIONE Ciò che interessa non è però Corona in quanto Corona: vada a morire ammazzato. Il peggio ancòra è il <coronismo> contagioso, la spudorata stagione che ci credevamo alle spalle a botte di sacrifici, di tasse, di sobrietà, di serietà da Paese capace dell’opposto del peggio di se stesso quando suona la campana. Un Paese che nella crisi aveva trovato segni di verità e di dignità rispetto alla fin troppo lunga <notte della ragione> delle veline e dei tronisti, dei grandifratelli e delle isoledeifamosi, delle escort e dei ladri di partito, dei festini e dei cinepanettoni, dei corrotti e dei corruttori, dei magnati russi e delle barche alla fonda, delle Coste Smeralda e delle Cortine d’Ampezzo, dei super-suv e dei super-evasori.
 La notizia della fuga di Corona sembrava il segno di un tempo perduto. Così come gli <impresentabili> delle liste elettorali. Così come i partiti che rinnegano l’indispensabile cura dimagrante del governo Monti dopo averla, volenti o nolenti, appoggiata: a cominciare da Monti stesso. Sentendo che si vuole abolire o modificare l’Imu, l’italiano medio si chiede se finora non sia stato preso in giro. Ascoltando i tifosi di Corona, l’italiano medio si è chiesto se non sia meglio fare come lui per non passare da fesso.
 Poi Corona è stato preso, dicendo che se qualcuno scrive che piagnucolava lo querela. Non piagnucolava, sibilava come un pallone che cialtronescamente si sgonfia.