Nord-Sud ogni giorno si viola la Costituzione

Venerdė 8 Febbraio 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Tutti contenti perché il ministro Profumo è stato costretto a fare dietrofront. Sospeso per ora il progetto di favorire le università del Nord nell’assegnazione delle borse di studio. Non dovrebbe avvenire più che, se vivi al Nord e hai un reddito di 18 mila euro l’anno, la borsa la puoi ottenere, se vivi al Sud no, perché qui il limite è di 14 mila. Cioè le borse ai più ricchi e non ai più poveri.

 Ma essere contenti non solo è prematuro, perché non devono essere neanche le singole Regioni a decidere. Ma è addirittura sbagliato. Perché il Sud ha ancòra una volta giocato in difesa. Se l’Italia doveva anche in questo caso essere divisa in tre, la divisione doveva favorire il Sud e non il Nord: tutto il contrario di quanto architettato dal recidivo ministro paraleghista. Il progetto per ora abortito era incostituzionale, perché trattava in modo diverso i cittadini dello stesso Paese. Il progetto per favorire il Sud non lo sarebbe, perché la Costituzione impone di colmare le differenze fra i territori.

 Col divario fra Nord e Sud, viviamo ogni giorno violando la Costituzione. Che andrebbe aggiornata per imporre più decisamente politiche che non facciano figli e figliastri, che non facciano essere una maledizione nascere in un posto invece che in un altro. E che non favoriscano platealmente l’esodo (diciamo emigrazione) dalla parte meno ricca a quella più ricca, come avrebbe fatto il colpo di mano di Profumo: gli studenti sarebbero andati dove è più facile ottenere le borse. Conseguenza: università del Nord sempre più forti, università del Sud sempre più deboli. Ennesimo delitto perfetto ai danni del Sud.

 Per una volta, il Sud si è indignato tutto insieme (con partenza dalla Puglia e da questo giornale, occorre dirlo) e ha vinto. Ora si deve muovere tutto insieme anche per ottenere l’opposto. Andando all’attacco e mettendo alla prova le belle parole di chi lo definisce risorsa del Paese e poi lo tratta come zavorra. Quindi, forza ragazzi, borse di studio soprattutto al Sud: non è sufficiente un reddito del 40 per cento in meno rispetto al Nord per pretenderlo secondo giustizia e non piagnismo?

 Per vincerla, bisognerebbe ricordare anche che il ligure ministro Profumo è l’autore di un altro scherzetto ai danni del Sud. Era consulente della ministra Gelmini e fu lui a suggerire di eliminare dalla letteratura italiana dei licei una serie di autori meridionali, compresi due Nobel come Quasimodo e la Deledda. Ma anche altri fra cui Vittorini e Sciascia, Brancati e Silone, serie B perché evidentemente anch’essi nati nel posto sbagliato. E a nulla valsero allora interrogazioni parlamentari (vivaddio), proteste delle Regioni meridionali, polemiche giornalistiche.

 Però, parliamoci chiaro, non meraviglia la sicura meraviglia di chi considererà campati in aria questi sussulti di reazione meridionale. Perché l’aria verso il Sud è sempre la stessa: colpevole dei suoi guai e malattia del Paese. Sud che come sempre deve attendere che riparta la locomotiva del Nord per poter beneficiare delle briciole. E senza che a nessuno venga il sospetto che sia proprio il criterio della locomotiva e del vagone appresso a non far crescere l’Italia da almeno trent’anni.

 In questo ambientino, non sorprende che il nordleghista Maroni invochi le zone franche fiscali per il Nord. Cioè pagare pochissime tasse in alcune zone per favorire la ripresa. Ma come, in tutto il mondo non avviene il contrario? Cioè zone franche per accelerare lo sviluppo dove ce ne è meno e non dove ce ne è di più. Quando se ne parlava per il Sud, sembrava tutto fatto finché Bossi non calcolò che erano soprattutto al Sud e le bloccò. Imbarazzando anche il suo amico Tremonti che le proponeva. E facendo perdere fondi europei che andarono ad altri Paesi. Ma ovviamente, chi perde fondi europei è solo il solito Sud.

 Il Mezzogiorno, lo si è già detto, è il grande assente di questa campagna elettorale. Se ne è accorto anche il giornale degli industriali, e si capisce: loro sanno cosa significherebbe per l’Italia mettere in moto una terra quasi vergine. Per la verità, qualcosa il presidente Monti ha detto: progetta per il Sud dei <promotori di opportunità>, l’arma letale. E mentre il resto del Belpaese si accapiglia sulle tasse, il Sud aspetta il lavoro, l’unica cosa che serve non solo a se stesso.

 Non lo deve aspettare, si deve dare da fare, sia chiaro. Dire che il suo destino è anche nelle sue mani, significa pure organizzarsi come società civile per fare proposte. Industriali, intellettuali, sindacati, categorie, banchieri, giornali, politici (infine loro). La mobilitazione per evitare la beffa delle università insegna. Niente scende dal cielo, tranne le piogge acide alla Profumo. Inutile immaginare anche come sarebbe andata se il Sud si fosse fatto trovare come sempre distratto. Come sarebbe andata?