C'č del marcio a New York

Martedė 12 febbraio 2013

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

BROKEN CITY – di Allen Hughes. Interpreti: Mark Whalberg, Russell Crowe, Catherine Zeta-Jones. Thriller, Usa, 2013. Durata: 1h 42 minuti.

 Ma guarda com’è corrotta New York: sembra quasi uno scandalo politico all’italiana. Un sindaco spregiudicato e senza scrupoli (Russell Crowe). Il solito torbido affare edilizio sullo sfondo. Collusioni con la malavita. Una campagna elettorale a botte di infamie e fango sull’avversario. E una bella moglie (Catherine Zeta-Jones) sospettata di adulterio, indovinate con chi? Con uno che lavora, appunto, per l’avversario.

 Così il sindaco in cerca di riconferma assolda un ex poliziotto (Mark Whalberg) in disgrazia per aver sparato, uccidendolo, a uno stupratore: anche qui, dagli sceriffi in poi, il classico americano della legge violata per farla rispettare. Cinquantamila dollari e via alla caccia a botte di foto degli incontri cornificanti. Andando avanti, però, il poliziotto s’imbatte in molto altro, diciamo in ciò che non doveva scoprire. Ciò che gli fa capire il marciume che lo circonda. E contro cui vorrebbe andare a testa bassa, se non fosse per il suo passato che lo rende ricattabile. Che farà?

 Siamo ancòra una volta all’intramontabile schema del Male contro il Bene. Che a volte nel cinema (e nella vita) finisce a compromesso, altre volte finisce all’Eroe integerrimo che non si ferma a costo di se stesso. Niente di nuovo sotto il sole di Hollywood, per quanto nel solito impeccabile stile dei colpi di scena, della suspense, delle pistole in azione, dello spettatore schiacciato sulla poltrona. In uno scenario della mitica città tutta luci e ricchezza, ma anche tutta cinismo e potere.

 Il regista Allen Hughes è uno esperto della materia, e si vede. E poi il cast è semistellare, il tostissimo Whalberg anzitutto su un Crowe sempre più gonfio (e carogna) e una Zeta-Jones tanto leccata quanto artificiosa. Tutto perfetto se la storia non si disperdesse di qua e di là in grovigli francamente irrilevanti e incomprensibili, come una torta con troppa panna. E però, da perdonare di fronte al sogno del purificatore cavaliere solitario che ciascuno di noi medita di impersonare per almeno un quarto d’ora della sua vita.