Eppure anche Cristo si è mosso da Eboli

Venerdì 15 Febbraio 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Finalmente abbiamo capito cosa manca al Sud: il grillo parlante. E non perché un Pinocchio li abbia sterminati tutti a scarpate. Ma perché nessuno si metterebbe a fare il rompiscatole che disturba il sonno altrui. E non tanto per educazione, quanto per la convinzione che nulla possa cambiare, che non valga la pena. Ciò che fa dire a Tomasi di Lampedusa nel suo “Il Gattopardo” che, di fronte a un problema, il Sud non si chiede “come” risolverlo ma “perché” risolverlo.

 Dal “Gattopardo” è passato qualche annetto, e il Sud non è più quello. Figuriamoci che anche Cristo si è mosso da Eboli, non è più fermo alle soglie di un Sud visto dalla penna di Carlo Levi solo come regno di morte. L’assenza del grillo parlante ha però alcune conseguenze.

 Tanto per cominciare, il Sud non si è mai reso conto che sono i suoi voti a decidere le elezioni in Italia. Anzi lo storico Paolo Macry ha dimostrato come i voti del Sud abbiano sempre mantenuto in piedi un sistema che danneggiava il Sud incrementando il divario col Nord. Forse il Sud non se ne rendeva conto. Forse non sapeva imporre un suo prezzo. Forse gli andava bene così, assistenzialismo in cambio di voti (voto di scambio). O forse è sbagliato parlare di Sud, non avendo mai avuto una sola voce.

 Anche per questo è avvenuto quanto è avvenuto. Quando l’Italia messa su a pezzetti si è ritrovata a pezzi con un territorio contro l’altro, il Sud è scomparso e si è parlato solo di Nord. E quando la Lega Nord ha detto “separiamoci”, non solo non è stata perseguita per attentato alla Costituzione, ma l’abbiamo mandata al governo. Mentre il Sud, che “separiamoci” non l’ha detto mai, è stato accusato di essere neoborbonico se solo qualche suo sfigato grillo parlante ha osato gracchiare.

 Anche questa volta il Sud va al voto a truppe sparse, mentre quelli della presunta Padania vedi se non sanno difendere i loro interessi contro l’Italia intera. Ma il Sud non è una categoria, né un sindacato, né un gruppo di pressione, né uno “stakeholder”, un portatore di interessi come dicono i pubblicitari. Avendo invece il Sud un problema comune: il dramma del lavoro che non c’è. Ed essendo però ignorato da tutte le forze in campo sia come problema, sia come, soprattutto, soluzione del problema italiano: perché solo il Sud può far crescere tutti.

 Il fatto è che al Sud c’è un 99,9 per cento di gente civile, ma non c’è una società civile organizzata. Che non vada, per carità, tutta coperta e allineata al voto. Ma che coperta e allineata sappia farsi sentire. In questo senso finisce per aver ragione la solita signora che, al termine di ogni discorso sul Sud, puntuale come la morte bonfonchia: è tutta colpa dei meridionali. Non da meno di tanti intellettuali più capaci di sparare sentenze che di tentare soluzioni.

 In America, che pure deve occuparsi di qualcos’altro nel mondo, una buca in una strada o un semaforo che non funziona non ce la fanno a rimanere così per più di un giorno. Perché con la velocità della luce, spunta sùbito un comitato di residenti a strillare perché si riparino. E’ la cittadinanza attiva. Che non solo irrompe per far sentire il fiato sul collo ai suoi governanti. Ma ai governanti si propone come truppa cammellata per dar loro forza nel rivendicare i propri diritti verso chi li viola.

 Qualcuno si è chiesto in questi giorni perché, per esempio, Pompei, cioè il sito archeologico più famoso al mondo, sia meno organizzata di un’area turistica come quella di Ferrara e Ravenna. A parte le truffe e le ruberie, il fatto è che lì sindaci e amministratori hanno saputo mettersi insieme nell’interesse comune e a Pompei no. Figuriamoci che Basilicata e Puglia litigano per l’acqua. E un’altra lite acquifera col Molise impedisce alla Puglia di attivare una diga già pronta e che risolverebbe la sua dannazione biblica di terra “siticulosa”.

 Società civile non è solo quella che la politica immette nelle liste elettorali per ridarsi una dignità. Né solo quella vociante dei cartelli in strada. Ma è industria e sindacato, parrocchie e scuole, banche e giornali, circoli e associazioni. Messi insieme dall’interesse comune di un territorio che non cerca soltanto un maggior sviluppo economico. Ma servizi più efficienti e moderni, dai treni agli ospedali. E un’immagine che contribuisca anch’essa allo sviluppo.

 Oggi non si acquista un prodotto, ma anche chi lo esprime. Compresa la sua gente. Non è indifferente, per dire, che un salotto provenga dalla terra dei trulli o da un deserto. E non sono solo il mare e il sole ad attirare, ma la cucina, l’accoglienza, la capacità di offrire “pleasure”, piacere. Ciò che solo tutti insieme si può dare, dal taxista gentile al museo aperto.

 Manca però il grillo parlante che lo faccia capire al Sud. Non solo quando si vota come ora. Ma anche quando chi dice che è impossibile cambiare, non si accorge di disturbare chi tenta di farlo.