Questo Papa 2mila anni dopo

Sabato 16 Febbraio 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Siamo tutti conquistati dalla magnificenza di certe chiese. Monumentali, trionfanti, stordenti. Quando giriamo da turisti, sono le prime sul nostro taccuino di viaggio. Poi castelli, palazzi, musei, piazze. Non ci sarebbe stupefacente arte, soprattutto in Europa, senza arte sacra. E non ci sarebbero stati i grandi pittori e i grandi scultori che la storia dell’umanità e della creatività vanta, senza la committenza religiosa: insomma papi e cardinali, oltre che imperatori, re, principi, nobili che li ricompensavano perché esprimessero il genio in osanna tanto alla sacra cattolica romana potenza quanto a quella munifica loro.

 RIFONDARE LA CHIESA Avremmo probabilmente perso Caravaggio e Michelangelo. Avremmo perso la “Decollazione di Giovanni” e la “Pietà”. Solo dopo sono arrivati i prodigiosi paesaggisti. E i cantori spesso disperati e suicidi della vita di ogni giorno, della gente che non avrebbe mai fatto la storia. E hai voglia Francesco De Gregori a cantare che “la storia siamo noi”.

 Però, diciamolo, davanti a quei Cristi, a quelle Madonne, a quei santi proviamo più il brivido trasmesso dalla bellezza del tocco che il calore trasmesso dalla fede. Magari la fede c’è. Ma il flash o la telecamerina immortalano con lo stesso spirito con cui si riprende il divetto in strada o un pezzo di concerto. Più da “c’ero anch’io” che da trasporto dell’anima. Perché il Romanico, il Gotico, il Barocco tramandano l’immagine di una Chiesa tanto più millenaria e immortale quanto più lontana dall’umiltà dei Vangeli. Più da celebrati architetti che da caritatevoli pastori. Mentre ci farebbe bene una archistar in meno e un parroco in più.

 Né chi ci guida nei nostri tour capisce che rinunceremmo a qualche data e a qualche nome per sentirci narrare qualche sentimento semplicemente umano. Quanta miseria è costata al Popolo di Dio la ricchezza di tante Case di Dio? Non diversamente da certe domenicali liturgie della parola, incomprensibili e indigeribili da chi, più che oscure allegorie, vorrebbe una buona parola per la fatica di ogni giorno. E’ vero che la Chiesa non può essere un Centro benessere. Ma è anche vero che i santini non dovrebbero lasciare il campo ai santoni. E che raccogliersi in se stessi non dovrebbe essere meno efficace di una seduta yoga o di un’ora di Pilates.

 NUOVO CROCIFISSO Cerchiamo un Padre, ci ritroviamo orfani. Avremmo voluto una mano tesa nel dramma del lavoro che non c’è, abbiamo ritrovato le alte gerarchie tutte tese alla nascita di un partito dei cattolici. Chiedevamo al cielo le colombe per una pace anzitutto con noi stessi, abbiamo visto volteggiare i corvi con i pettegolezzi sul Vaticano. Speravamo di riscoprire un senso per i nostri affanni, abbiamo letto degli affanni nella curia per fare carriera. Ci è stato predicato il valore della povertà, si combatte ancòra la guerra per le banca della Santa Sede. Abbiamo sempre ritenuto che un maggiordomo fosse un esempio di fedeltà, abbiamo saputo dell’infedeltà del maggiordomo del papa.

 La Chiesa che dopo il Concilio si doveva aprire al mondo, ha detto al mondo di seguirla senza aperture. Così la Chiesa va da una parte, il mondo dall’altra. La Chiesa indica al mondo (senza eccessiva coerenza) qual è il Bene e qual è il Male, il mondo considera bene ciò che piace a se stesso. Così la soddisfazione personale è scambiata per etica. Così le chiese sono sempre più vuote, tanto quanto i seminari per nuovi sacerdoti. Così la Chiesa che difende la nascita di nuove vite, non difende quanto servirebbe la vita dopo la nascita. Così il mondo ha rimosso la Croce, pur portandola addosso senza un aiuto. Un disastro spirituale in cui ciascuno cerca qualcosa che non trova, e in cui la Chiesa risponde con qualcosa che non è cercato.

 Anche questo ha fatto forse il tormento di Benedetto XVI, comprese le sue lacrime quando ha capito che ci voleva qualcosa che facesse storia per cambiare la storia. Il tormento di un mite teologo che si era caricato sulle spalle il macigno di un tempo tanto senza Dio quanto bisognoso di Dio. E lo ha fatto abbattendo, con la sacralità di se stesso, anche i muri di una Chiesa più supponente che accogliente. Si è dimesso per lasciare a nudo il covo di vipere assetate di potere che lo ha circondato. Ma si è crocifisso scandalosamente anche per ridare a tutti una speranza. Riprendendo insieme quel cammino cominciato duemila anni fa, per ritrovare una strada che non ci porti solo al deserto.