Quante cattiverie senza fondo sul Mezzogiorno < Senza Cassa >

Domenica 17 febbraio 2013

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Se volete rubare tutto al Sud, perlomeno non lo fate dicendo che ladro è il Sud. Se volete dirottare altrove i fondi da voi stessi destinati al Sud, non lo fate dicendo che il Sud non li spende. Se volete ignorare il Sud per favorire il Nord, non lo fate dicendo che è il Sud a voler essere favorito sul Nord. Se non volete che il Sud abbia reddito e servizi al livello del resto del Paese, non dite che il Sud vuol vivere alle spalle degli altri. Se volete che il Sud non protesti per il suo divario economico (quand’anche protestasse), non dite che si sostiene lo sviluppo del Sud. Se tutto questo avviene senza che politici e imprenditori del Sud muovano un dito, nessuno dica che il Sud è al centro dell’attenzione. E non si neghi che si strizza l’occhio solo alle aree più ricche (anche se i voti per vincere si prendono nell’ignaro Sud). Magari si dica che la colpa di tutto è sempre dei meridionali, e amen.
 Il tono è un po’ meno diretto, ma questa è la sostanza di “Senza Cassa. Le politiche di sviluppo del Mezzogiorno dopo l’intervento straordinario” di Gianfranco Viesti e Francesco Prota (ilMulino, pag.194, euro 19). E’ il panorama più completo di quanto è stato fatto (e soprattutto di quanto non è stato fatto) per il Sud dalla fine, appunto, della Cassa (1992) a oggi. Ulteriore tappa del lungo percorso di studi di Viesti, docente di Economia internazionale all’università di Bari. Qui in collaborazione con Prota, ricercatore alla stessa università.
 “Senza Cassa” per dire senza Cassa con la “C” maiuscola. Ma anche senza cassa con la “c” minuscola, nel senso di neanche un euro. Perché non è vero che nulla si sia tentato di fare per il Sud, sarebbe disonesto dirlo: Contratti d’area, Patti territoriali, Nuova programmazione. Ma è vero che lo si è fatto come dovere d’ufficio. Mai eleggendo il Sud a questione nazionale. Anzi quasi sempre destinando al Sud i fondi europei in sostituzione e non in aggiunta, come avrebbe dovuto essere, alla spesa normale dello Stato. Si tengano quelli.
 Così questa spesa è stata sempre maggiore nel resto del Paese, anche se l’inossidabile pregiudizio afferma il contrario. Così il Sud si è preso la nomea di non crescere “nonostante tutti i soldi che vi diamo”. Fino alla madre di tutte le accuse, quella proditoria di “cialtroneria” da parte del ministro Tremonti, che nel frattempo utilizzava i soldi del Sud per pagare di tutto, comprese le multe dell’Europa ai produttori di latte padani.
 Viesti e Prota parlano di “tragica farsa”. E non perché così la pensano loro, ma perché questo dice la massa di dati che sfornano, spiegati con stile e argomenti alla portata di tutti. Compreso quanto il Sud contribuisca alla crescita dell’intero ingrato Paese. Per i prodotti del Centro Nord acquistati. Per i ragazzi laureati a spese del Sud e utilizzati a costo zero altrove. Per i fondi (sia pure inadeguati) al Sud incassati da imprese non del Sud. Per le tasse che il cosiddetto “improduttivo” Sud paga e che finanziano anche la maggiore spesa statale al Nord, altro che fandonie della Lega.
 Ma c’è una domanda: al Sud si spendono bene i fondi europei? Risposta: troppi soldi alle imprese e troppo pochi ai trasporti e alle infrastrutture sociali come ospedali e scuole ma con risultati modesti (sospetto: non è che allora le imprese si lamentano a torto?). Seconda domanda: al Sud la spesa è troppo frammentata? Un po’ troppo, quindi meno efficace, ma non meno che al Nord. Terza domanda: la spesa è troppo lenta? Sì, ma anche qui non va troppo peggio che al Centro Nord (e questo non significa che i fondi non siano più utilizzati come dice ancòra Tremonti per prenderseli). Purtroppo capita che si scelgano gli impieghi più rapidi e non quelli più utili. Quarta domanda: ci sono troppe truffe? Assolutamente meno di quanto si dica, non di più al Sud, ma molto più preoccupante il numero delle opere abbandonate perché l’impresa non ce la fa più. Quinta domanda: le Regioni del Sud sono incapaci? Non più del resto d’Europa, e poco più del Nord (la mitica Lombardia è al 145mo posto su 199 regioni europee). Piuttosto non funziona il controllo dello Stato.
 Conclusione di Viesti e Prota, studi e non chiacchiere alla mano: per il Sud si fa molto meno di quanto si dica. Anzi non si dice affatto, al massimo se ne disdice. Il Sud ha le stesse malattie del Nord, più gravi perché più croniche. Soprattutto puntare sul Sud significherebbe fare andare molto avanti tutti. Il problema è chi convince l’Italia, presa da una botta di paura e di egoismo.