E sì, Volare si può solo qui

Sabato 23 febbraio 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Ci voleva lo sceneggiato televisivo su Domenico Modugno per ricordarci che viviamo nell’unico posto in cui si può ancòra “Volare”. Non solo volare per partire, ma volare per venirci. E non solo Polignano, luogo dell’anima che già sembra volare di per sé, nuvoletta nel blu dipinto di blu. Ma anche tutte le San Pietro Vernotico del Mediterraneo, quei centri storici incantati di chianche e di silenzi, dove quando entri saluti come si fa in una casa, dove la gente davanti alla porta sembra star lì per accoglierti, dove i vecchi si tolgono ancòra il cappello all’incontro. Civiltà antica che sopravvive al rumore di fondo e all’anonimato della moderna civiltà.
 IL MITO DEL MEDITERRANEO Nessuno sta qui a menarsela col filo d’erba, con l’odore di ragù, col rintocco di campane. Questi centri storici sono infatti circondati da una sorta di museo degli orrori, fra traffico, pub e mini market. Ed essi stessi pagano il prezzo ai tempi, fra motorini, anticorodal, luci al neon. Ignorando che chi viene da fuori viene appunto a cercare il loro “come eravamo” non il loro stravolto “come siamo”. Perché il Mediterraneo immaginato da chi non ci è nato non è solo il luogo del sole e del mare, non è solo il luogo di una perduta felicità, ma il luogo in cui riconciliarsi con se stessi grazie appunto al filo d’erba, all’odore di ragù, al rintocco delle campane. E’ lo stesso motivo per cui dalla città si fa la gita domenicale nel paese, conosco un posticino: che resta solo lì e non altrove. Altrove ci sono il cinque stelle e il McDonald’s.
 I tesori del Mediterraneo sono lo spazio, il tempo, il sogno. Spazio vuol dire che se uno viene in Puglia dal Nord, ci viene per trovare ciò che in Puglia c’è e al Nord no, non per rinchiudersi in riserve protette dove si replicano modi e mode di casa propria. Quindi se c’è un bacchettone di americano che viene alla caccia di un suo superalbergo tutto acciai, marmi e ascensori panoramici, lasciamolo perdere: ha sbagliato posto. Se ne vada in Thailandia.
 Qui ci sono i trulli anche se scomodi. Qui ci sono le masserie anche se danno di stallatico (e voglia Iddio che così sia). Qui ci sono balconi fioriti nelle stradine dove si sentono i passi. Qui ci sono palazzotti senza vasca hollywoodiana (e speriamo bene che manchi sempre). Qui c’è la macchia mediterranea che non sarà un prato all’inglese che dà di marcita inzuppata di acqua ma dà di menta, origano, rosmarino. Non saranno villaggi turistici con chiassosa animazione e discoteche, non saranno gettate di cemento con villette a schiera, non saranno banchine superaccessoriate per megabarche: ma siamo sicuri che sia un problema?
 IL FUTURO ARRIVA ALLE SPALLE Il secondo tesoro del Mediterraneo è il tempo. Si dice che sia un posto in cui si prende tempo e si perde tempo. In cui la lentezza sia più da filosofi sotto il carrubo che da prodotto interno lordo. In cui d’estate si va a pesca sotto una nevicata di luce e a sera si beve il vino sotto cieli carichi di bontà. In cui il tempo non sembra essere denaro, in cui guardare la bellezza nella contemplazione non sia compatibile con la colazione dalle 8 alle 10 e con la cena dalle 20 alle 22. In cui insomma il tempo è una misura non un ostaggio. Sarà retorica, ma l’Europa in vacanza sembra voler reimmettere nel suo cuore anche il ritmo del Sud. E il Sud dovrebbe conservarlo come un suo segreto.
 Infine il sogno. Magari l’innamoramento, ma non in crociere per soli single. Magari la perduta alleanza dell’anima con l’ambiente: ma non come Indiana Jones sulla jeep. Magari il luogo mitico in cui la passione non sia una debolezza e la felicità un lusso. Magari le persone gentili e pronte a indicarti la strada. Magari il piacere di un buon piatto senza la dieta, il folklore plastificato, i souvenir made in China. Magari il sortilegio di una piazzetta e la spiritualità di uno sciabordìo.
 Questo significa “Volare” del grande Mimmo. Questo significa avere un po’ del domani nel proprio passato. Questo vuol dire il futuro che ti arriva alle spalle. Poi, quando si spegne l’estate e si chiudono gli scuri, allora il Mediterraneo corre il pericolo maggiore: eccesso spacciato per migliore della sua misura, del proprio modo di essere al mondo. Allora, quando torneranno gli orfani di un senso della vita, raggiungeranno una destinazione e non più un destino. E anche qui, invece del sole, si faranno una lampada.