Gambit, la truffa a regola d'arte ha le sembianze di Cameron Diaz

Domenica 24 febbraio 2013

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GAMBIT – di Michael Hoffman. Interpreti: Colin Firth, Cameron Diaz, Alan Rickman, Stanley Tucci. Commedia, Usa-Inghilterra, 2012. Durata: 1h 20 minuti.
 
“Gambit”, nel linguaggio del gioco, è la mossa a sorpresa con la quale si dà all’avversario la sensazione di aver vinto per poi fregarlo. E’ anche il titolo di questo film, con aggiunta di “Una truffa a regola d’arte”. Quella che appunto un bistrattato curatore d’arte (Colin Firth) medita di rifilare a un ricco e scostumato collezionista (Alan Rickman) che lo riceve nudo e lo tratta a pesci in faccia.
 La patacca da spacciare a 12 milioni di sterline è un falso Monet in possesso di una texana cui lo portò il padre reduce dalla guerra in Francia. La texana (Cameron Diaz) è una cowgirl che fa i rodeo, ha due gambe mozzafiato ma nella raffinata società londinese resta una pur simpatica ragazzaccia che si muove come un elefante fra i cristalli. L’aspirante truffatore ha un concorrente tedesco mezzo spiritato (Stanley Tucci) e un altro collezionista giapponese (con gorilla alcolizzati al seguito) che vuole inserirsi nella truffa. Tra equivoci, colpi di scena, fughe sui cornicioni dei palazzi, smoking, champagne e armamentario del genere.
 Insomma c’è tutto per il thriller o per la sofisticata commedia inglese tipo pantera rosa. La scelta è per la commedia, anche perché il presente “Gambit” è un rifacimento di un film del 1966 (con Michael Caine e Shirley MacLaine) che commedia era. Aggiungiamo al cast superlusso la sceneggiatura dei celebrati e pluriOscar fratelli Coen, e il menu sembra completo.
 Di ridere, si ride: oddio, risolini. I protagonisti sono cialtroni: oddio, qua e là al minimo sindacale. L’atmosfera è leggera: oddio, troppo. Per essere più succulento, il piatto sforna anche il clamoroso peto di una signora dell’alta società, un leone vero e una comparsata della regina Elisabetta. Insomma è tutto pronto per il decollo, che però sembra sempre rinviato. Il poco celebrato regista Hoffman abbassa la cloche solo qua e là.
 Però non è detto che chi vuol esser lieto non lo sia: anche un film così è sempre un bel vedere. De Andrè direbbe un fiorellino nel letame delle truffe vere della nostra cronaca quotidiana.