Grandi cuochi i nuovi divi

Sabato 2 marzo 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Più siamo a dieta, più aumentano i corsi per diventare grandi cuochi. Più abbiamo fretta e mangiamo una cosa alla svelta, più si moltiplicano le scuole per chef. Più siamo obesi e sovrappeso, più si vendono i libri con le ricette della nonna. Più buttiamo cibo (con l’Italia ovvia primatista), più ne acquistiamo. Più consideriamo la tavola una tentazione letale, più ci improvvisiamo maghi dei fornelli. Non siamo solo in un momento in cui non abbiamo una maggioranza in Parlamento, non abbiamo un governo, non abbiamo un papa, fra poco non avremo neanche un presidente della Repubblica e già da tempo non abbiamo un euro. Siamo anche in un momento in cui non abbiamo più nemmeno mezzo lume dell’intelletto.
 Vai in un cinema, e ti senti accerchiato. A sinistra secchiate di pop corn con cocacole più gasate di un giacimento petrolifero arabo. A destra megabuste di salatini no stop visto che durano per tutto il film (ed è roba da lavanda gastrica, ora che un film medio non dura meno di tre ore). Se è il film di mezza serata, mettiamo le 20,30, è gente che dopo si va a fare la pizza quando non ha ancòra digerito il pranzo e ha pop corn o salatini alla bocca dell’esofago causa traffico in entrata.
 Fai un viaggio in autostrada, ogni tanto occorre sgranchirsi, lo dicono i cartelli con le minacce luminose. Ti fermi a una stazione di servizio, diciamo un caffè, o un succo, o un bicchiere d’acqua. Ma vuoi prendere un caffè senza un cornetto per appoggiare lo stomaco? A guidare se ne vanno energie, non credere. E vuoi mettere il profumo di quella pizzella, e di quel panino con la mortadella e il provolone piccante ne vogliamo parlare? Così il caffè si porta solo la nominata, per sgranchirci le gambe ci paralizziamo tutto il resto. Ma in fondo finora non abbiamo mangiato niente.
 La domenica vai a pranzo dai tuoi, se no se la prendono. Dal giovedì parte la trattativa “che cosa vuoi”, anzi “che cosa ti faccio”. Non puoi rispondere non mi riempire come una zampogna perché sono permalosi, si cerca di fissare rigidamente l’ordine del giorno, pardon il menu. Arrivi e sei già accolto dalla mamma che ti ficca un pezzo di frittata calda calda in bocca. Poi sono usciti e hanno trovato un po’ di crudo. E insieme alla frittata, non vuoi mettere due carciofi fritti, ma proprio due? E finocchi per sciacquare la bocca? E neanche la domenica quattro dolcetti (da mille calorie l’uno)? Il tutto in aggiunta alla lasagna fatta in casa con sugo di pescatrice e conseguente spolpaggio della medesima, in aggiunta a quattro braciolette, alla frutta secca e fresca. Esci reggendoti la pancia tipo mongolfiera, dici di voler fare due passi a piedi, se ti prende una botta di vento ci vuole la protezione civile. Madò, madò.
 Per fortuna della bilancia si diffonde l’abitudine di fare solo uno spuntino nella pausa del lavoro. E per la verità, sono rimasti solo dignitosissimi edili scampati al crollo del mercato immobiliare ad addentare mezzi chili di pane con la parmigiana in mezzo. Per gli altri è davvero uno spuntino, chessò in media un’insalata di pomodori, radicchio, tonno, mais, pezzi di pollo, capperi, patatine, scaglie di parmigiano, sottaceti. Ma si capisce, se bisogna riprendere a lavorare bisogna mantenersi leggeri.
 Lo stesso aperitivo rinforzato, cosa sarà mai, vogliamo scherzare? E’ stato inventato un po’ non prendere un alcolico a stomaco vuoto (gli analcolici dateli ai malati), un po’ per farne aumentare il prezzo, un po’ per rimanere al tavolo almeno un’oretta senza che il titolare ti guardi storto. Ci mettiamo due arachidi? E due tarallini? E due pezzettini, ma piccoli, di focaccia? E due panzerottini? E due fili di carota? In fondo è soltanto un aperitivo, va bene, un po’ rinforzato.
 Allora chissà perché le star, i tipi di successo del nostro tempo, quelli che finiscono sui giornali o vanno a X Factor, sono da un lato i maghi delle diete, a cominciare da quelle che “dimagrisci non rinunciando a niente”. Dall’altro sono i maghi della cucina, quelli che ti fanno finire dai maghi della dieta. Non si sa se sia un’associazione a delinquere, ma sono dello stesso settore. E poi programmi tv da far invidia a Sanremo, libri da milioni di copie, corsi che per pagarli ci vuole il mutuo, affollatissime conferenze. Mangiamo come betoniere, ma poi andiamo in palestra per diventare tutti come Belen. Più che il debito pubblico, dovremmo far abbassare il colesterolo privato.