Facciamolo in coda il ritratto degli italiani

Sabato 9 Marzo 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Dimmi come ti metti in coda, ti dirò chi sei. Se noi italiani ci dobbiamo far conoscere sempre, la coda è come essere beccati con la pistola fumante in mano sulla scena del delitto o con la bustarella in tasca dopo una tangente. Non c’è al mondo una coda come quella degli italiani. Né c’è occasione al mondo come la coda per meglio conoscere un popolo come quello italiano. Inutili inchieste, studi sociologici, sondaggi di opinione, viaggi per la penisola. La prima coda che vedi, osservala: avrai capito tutto.
 MAI UNO DIETRO L’ALTRO Tanto per cominciare, coda: sostantivo improprio. Più che una coda, cioè uno dietro l’altro in una fila, è un gregge. Non c’è mai stata in Italia una coda con la nuca dell’altro davanti. Più che una fila, un’ammucchiata. Più che un corridoio, una piazza. Più che un ordine, un disordine. Più che una rassegnata attesa, un’orgia. E benché ciò che da sempre gli italiani più temono non siano il gatto nero o il colpo della strega, ma essere fregati, proprio il loro modo di stare in coda si presta più alla fregatura: in un assembramento è più facile infilarsi. Ma il fatto è che c’è qualcosa di superiore che fa anche accettare il rischio di essere fregati: fregare, prima libidine nazionale.
 Così la furbata per passare davanti è un campionario sempre aggiornato della fantasia truffaldina autoctona. Ho la macchina in doppia fila (e figuriamoci se solo lui). Soffro di cuore. Faccio tardi al lavoro (improbabile preoccupazione). Perdo il treno. Fino all’irruzione delle categorie protette, tipo le gestanti: tutte puntualmente al settimo mese, quindi precedenza assoluta, anche se hanno un pancino da ginnaste.  
 Vedi una coda di francesi, non dicono una parola: eppure si dice che i francesi siano degli italiani meno allegri (appunto). Non ne parliamo di una coda inglese: imperturbabili, dovesse stare a diluviare. I giapponesi, pare che siano già nati in coda, mai visto uno da solo. Altrove magari in coda leggono un giornale o un libro, in Italia non lo leggono né in coda né fuori coda.
 Comunque altrove sono di una tristezza. Impossibile in Italia. La coda non è solo il tempo da pagare per arrivare alla mèta dello sportello, o della cassa, o dell’ingresso. E’ anche circolo, salotto, bar: occasione di chiacchiera, contumelia, invettiva, pettegolezzo. Una caciara. Anzitutto contro il governo ladro e lo Stato carogna, poi contro l’universo mondo. La coda è un parto a cielo aperto di arditissime Filosofie, di stratosferici Discorsi sui massimi sistemi. In nessun posto si crea una tale pubblica opinione contro tutto e tutti. Anche se a nessuno passa per la mente che la prima cosa che non va è proprio la coda, anzi quella coda.
 TERZA GUERRA MONDIALE In Italia si perdono in media 400 ore l’anno in coda. Quasi due settimane. Per chi può permetterselo, c’è il “sostituto di coda”, uno che a pagamento lo fa al posto suo. Poi c’è il posto collettivo di coda: uno che ha i biglietti di tutti gli altri che arrivano con comodo e si piazzano davanti. Frequente lo sfruttamento minorile, mettiti là e non ti muovere. Con una variante senile, il vecchio che non ha nulla da fare. Le manovre di aggiramento delle nostre code sono studiate nelle maggiori accademie militari del mondo. E le finte di corpo dai più noti allenatori internazionali di calcio.
 La coda è poi una specie di piacere sadomasochistico, visto che molte delle operazioni che la presuppongono si potrebbero fare in Internet, dalle banche alla Posta. Ma gli italiani non ne hanno molta dimestichezza, né la hanno banche e Posta, sempre con un computer impallato. Primatisti gli uffici dell’anagrafe, che hanno tutti i tuoi dati ma ogni volta li devono chiedere a te. Ovvio che sia la burocrazia la principale imputata. Ovvio che davanti alla coda ci sia uno sportello in cui uno frustrato peggio di noi deve fare di tutto per esprimere il suo piccolo miserabile potere. Ovvio che potrebbe esplodere la Terza guerra mondiale se uno che si è fatto la coda dovesse essere trasferito a un’altra coda perché non aveva capito. Ovvio che sia una bella gara fra l’indisciplina degli accodati e il disservizio degli accodanti.
 Qualcuno dice che l’Italia è una Repubblica fondata sul trucco. Facciamo caso al semaforo, se blocchiamo un centimetro davanti a quello a fianco. Sùbito avanzerà lui di un centimetro davanti a noi. Fosse sufficiente la Scienza della coda, non saremmo in coda a tutte le classifiche mondiali tranne quella della furbizia.