Articolo Uno: ’Farsi furbi’

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Si scazzottano in campo Totti (Roma) e Oliveira (Lecce), dice il commentatore tv: eh, proprio sotto gli occhi dell’arbitro, dovevano farsi più furbi. Interviene Bossi sulla storia di Berlusconi e della marocchina Buby: il presidente è stato poco furbo. Ora nessuno fa la morale a Totti, Oliveira, Berlusconi: rispondono (se rispondono) delle loro azioni. Vale di più conoscere in tempo la nuova morale corrente in Italia: non conta rispettare le regole, conta non fartene accorgere se le violi. Nuova si fa per dire, visto che probabilmente era così il primo italiano delle caverne. E visto che quello scienziato di Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega Nord, accusava i meridionali di essere degni figli di Ulisse, trattato da imbroglione e da filibustiere della civiltà mediterranea. Guarda guarda, ora Bossi, che è un montanaro varesotto, si comporta peggio. Finalmente il Paese unito in qualcosa. In effetti si perde il senso delle parole. Chi non paga le tasse è furbo e non evasore, chi non si mette in coda è dritto e non ineducato, chi grida in tv è telegenico e non prepotente, chi passa col rosso è imitato e non disprezzato. L’etica personale dei presunti timorati di Dio si è completamente ribaltata. Dal comportarsi bene come modo di stare al mondo al comportarsi male come forma di affermazione sociale, dalla strada maestra alla scorciatoia, da filare diritto all’andare di traverso. Imbarbarimento dei costumi, ha tuonato la chiesa sugli scandali sessuali. Zitti loro con la loro pedofilia, gli hanno replicato. Una corsa al peggio.  

ADDIO A OGNI REGOLA - Lo stadio ulteriore non è infischiarsene delle regole ma eliminarle. Siamo passati dal rispetto delle leggi interiori al non rispetto di quelle esteriori. Non conta più il «si può fare» e il «non si può fare», conta ciò che «mi va di fare». Insomma non un codice comune, ma uno per ciascuno di noi. E se in questo codice personalizzato non è scritto, ad esempio, che non si deve dare un pugno in faccia a una donna per una lite o massacrare un tassista che ha investito un cane, si ammazza sia la donna che il tassista chiedendosi poi: ma che ho fatto di male? Come il ragazzo del pugno che dopo l’interrogatorio ha detto: posso andare? E l’etica soggettiva non ha limiti: cercate di non incontrare mai uno la cui etica soggettiva non prevede la proibizione di strozzarvi. E’ come se si fosse passati dalle inibizioni alle pulsioni, scavalcando il terreno intermedio del limite che ci vuole ovunque non siamo soli al mondo. Tradotto, vuol dire che io posso anche ficcarmi un dito nell’occhio per vedere com’è, ma non posso farlo a un altro. Neanche se sono tanto furbo da non dare nell’occhio. E almeno sapendo che sono un criminale, non uno cui in quel momento è venuta così. Il sociologo De Rita fa risalire tutto alla stagione del «vietato vietare» fra anni ’60 e ’70, diciamo il ’68. Quando si proclamava anche che «la norma mi uccide». Io come padrone unico della mia vita, ciò che però non prevede l’allargamento alla vita degli altri. E neanche se può essere di intralcio qualsiasi alla nostra: altrimenti dovremmo spaccare legittimamente la gamba al difensore avversario che non ci fa fare gol. Ma nel ’68 si diceva «segui la luce interiore» non «segui l’istinto interiore». E del resto non c’è nessuno più rigoroso dell’anarchico, troppo amante della libertà per violare quella degli altri. 

IL POLIZIOTTO E IL CARABINIERE - Oggi invece si insulta e si dice: «libertà di pensiero». Libertà per libertà, dico che tua madre è una donna allegra. Il rispetto non prevede quello per gli altri, troppo faticoso. Si condanna il per-benismo e si esalta il per-malismo. Vale solo l’autoregolamentazione: su quali regolamenti, non si sa. Girate alla larga da chi è troppo permissivo con se stesso, non sarete mai d’accordo se avere la radio ad altissimo volume di notte sia un diritto o un abuso. E se si rifiuta il poliziotto e il carabiniere, bisogna almeno avere qualcosa di umano dentro. Un tempo c’erano la famiglia, la chiesa, il partito (stupendo il regista Pupi Avati quando dice: «siccome da ragazzo ero comunista, dovevo andare bene a scuola»). Se non ci sarà mai più nulla del genere, perché c’è solo la tv, non c’è altra soluzione che la sanzione: anche se colpisce solo allo stadio terminale e non cura. Cominci ciascuno di noi, l’esempio è la prima forma di etica. Ciascuno di noi sia seminatore. Magari ci vorrà tempo per il raccolto. Magari diranno che non siamo furbi. Pazienza: più che essere furbi come serpenti, saremo candidi come colombe.

Dalla Gazzetta del Mezzogorno del 6 novembre 2010