Falso ! Il Sud non vive sulle spalle del Nord

Venerdì 15 Marzo 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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“Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce”? Che non fosse vero, lo si sapeva. Anzi fino a un certo punto, visto quante volte al giorno soprattutto quelli della Lega Nord lo ripetono come pappagalli. Opportuno quindi che l’editore Laterza abbia dedicato all’argomento un libretto con la domanda e l’aggiunta di un inequivocabile “Falso!”. Affidato a Gianfranco Viesti, docente di economia applicata all’università di Bari e presidente della Fiera del Levante (pag. 95, 9 euro).
 La bugia leghista si regge su una serie di sottobugie. Senza il Sud, l’Italia sarebbe più ricca e crescerebbe di più. Le Regioni del Sud ricevono un fiume di soldi pubblici. Sono soldi sprecati, sottratti alla medesima Italia che produce e che è costretta a mantenere i meridionali. Sono soldi che finiscono nelle mani di politici corrotti e della malavita. L’assistenzialismo è la vera piaga del Sud. Un euro al Sud produce molto meno che nel resto del Paese. I meridionali sono diversi dagli altri italiani: senza senso civico, familisti, con storia e cultura a sé. Quindi l’affermazione “triste, solitaria y final” (espressione da un romanzo giallo di Raymond Chandler): si è provato di tutto con questo Sud, ma senza risultati.
 Viesti con molta pazienza confuta punto per punto il florilegio. Esercizio non semplice ma perché chi spara sul Sud non cita i dati che smentiscono. Chi spara procede per pregiudizio. Meglio, per menzogne utili allo scopo. Che non è solo quello consueto di considerare il Mezzogiorno una sorta di Regno del male, di Paese canaglia. Ma quello di basare su pregiudizi e menzogne le politiche contrarie al Sud, insomma di fargli danni attribuendogliene la colpa. Ciò che, al netto delle vere colpe dei meridionali, avviene e non da oggi.
 Mettiamola anzitutto sui soldi, che sono poi l’essenza. Tanto per cominciare, fa sapere Viesti, non se ne vede più neanche l’ombra. Anzi, gli ultimi destinati al Sud sono stati dirottati altrove ad opera del più antimeridionale dei prestigiatori: l’ex ministro Tremonti. Ma anche quando c’erano, non si sono mai aggiunti alla spesa normale dello Stato visto che il Sud ha, per esempio, meno scuole, meno ospedali, meno treni, meno tutto. Gli unici soldi pubblici attualmente presenti sono i fondi europei, accompagnati da una fra le bugie più resistenti: vengono sprecati. Vero in parte, nel senso di spesi non al meglio. Ma, udite udite, spesi quasi tutti.
 Poi, la grande sorpresa è sapere quanto Viesti rivela: la spesa pubblica è maggiore al Nord che al Sud. Ci sono più dipendenti pubblici al Nord che al Sud (mentre il Salvini continua con la storiella dei tremila dipendenti regionali in Lombardia e dei diecimila in Sicilia: ma la Sicilia è un’altra cosa, è Regione a statuto speciale come altre, e anche al Nord). La spesa sanitaria a persona è più alta al Nord che al Sud (e anche qui è ripetuta come un disco rotto l’altra storiella, una siringa lombarda costa meno di una calabrese).
 La somma di tutte queste menzogne di tipo, diciamo, monetario, è quella che il Nord che lavora mantiene il Sud parassita. E qui Viesti cita la famosa questione dei 50 miliardi, euro più euro meno, di tasse dei settentrionali che ogni anno scenderebbero al Sud. Con doppio danno, lamentano: sottratte a chi potrebbe farle fruttare meglio e consegnate a chi, facendole fruttare peggio, non danneggia solo se stesso ma l’intero Paese.
E’ un teorema perfetto, se non si tiene conto di qualche particolare: quanto al Nord ritorna in acquisto di loro prodotti, quanto al Nord ritorna in interessi sul debito pubblico, quante di quelle tasse sono pagate al Nord da imprese che lavorano al Sud.
 E però, non è che il Sud se ne possa uscire da santarellino. O da vittima del destino cinico e baro. Molto saggiamente, Viesti invita a capire che al Sud non c’è solo il sindaco cialtrone che spreca, ma anche quello primatista nella raccolta differenziata dei rifiuti. E che in fondo il Sud è uno specchio eccessivo e deformato dei mali di tutt’Italia.
 La conclusione non consolatoria di Viesti, tanto meno per il Sud, è che da un lato l’Italia è un Paese profondamente migliore da cinquant’anni fa, Sud compreso. Dall’altro, è un Paese vecchio, che ha perso la fiducia in se stesso. Il Sud è così un simbolo di tutto ciò che non piace. Un po’ se lo merita, un po’ glielo attaccano addosso. Il problema è che il “dalli al Sud” non è cominciato ora. Né si sa quanto comodamente potrà durare “quel velo di pregiudizio che impedisce di vedere” quanto al Sud è stato fatto e cosa resta da fare nell’interesse di tutta l’Italia.