Molte campane su questo papa

Sabato 16 marzo 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Speriamo che ora qualcuno non lo definisca il Grillo del Vaticano, per carità. Gli stessi che non avevano azzeccato una previsione sul nuovo papa. Figuriamoci che i “bookmaker” inglesi, coi quali puoi scommettere anche sul tempo che farà domani, davano Josè Mario Bergoglio 45 a 1, tanto poco accreditato che, puntandoci, avresti vinto una fortuna. Ma è ovvio che tutti gli “lo avevo detto io” del giorno dopo si sbizzarriscano non su ciò che egli è, ma su ciò che al momento pare. Che può coincidere con quello che è, ma non è detto.
 IL VIZIO DELLE ETICHETTE Papa Wojtyla passava per progressista e nello straordinario rapporto con le folle lo era: ma fu lui a ribaltare il Concilio Vaticano II dicendo che doveva essere il popolo ad andare verso la Chiesa e non la Chiesa verso il popolo. Papa Ratzinger passava per conservatore e invece con le dimissioni ha fatto il gesto più rivoluzionario della storia di una Chiesa da rivoltare da testa a piedi. A primo acchito Bergoglio si è presentato buttando sùbito all’aria le regole della casa.
 Dice buonasera a Piazza San Pietro e non “Sia lodato il Signore”. Aggiunge con qualche ironia che sono andati a prenderlo alla fine del mondo, l’Argentina. Definisce “fratelli” i cardinali che lo hanno scelto mentre la sua proclamazione definisce lui “eccellentissimo”. Si toglie la croce d’oro. Riesce, udite udite, a far star zitta la grande folla per un minuto di raccoglimento quando sarebbe bastato un gridolino o un applauso a scatenare i barbari come negli stadi. Fa recitare a tutti il Pater, Ave e Gloria mentre ci si chiedeva ancòra chi fosse questo papa, mai visto in tv.
 Poi tutto il seguito di uno ancòra inconsapevole di essere papa. La prima telefonata a una famiglia romana, sono il papa, mi dai la mamma? Se ne va sul pullmino degli ex colleghi cardinali. Il giorno dopo si alza prestissimo, molesto per gli usi di Roma, e su una normale auto della gendarmeria e una sola di scorta va a ringraziare la Madonna. Visto che c’è, passa a pagare il conto all’alberghetto dove aveva alloggiato. Nessuna meraviglia per uno che a Buenos Aires si sposta in metropolitana. Che già passa per il papa dei poveri. E che ha detto ai suoi fedeli argentini di non venire a Roma per il suo insediamento ma di dare quei soldi, appunto, ai poveri.
 Poi l’inesorabile corredo dei commenti su di lui. Compreso il suo connazionale Diego Armando Maradona, il quale scrive che la famosa mano con cui segnò un gol nel Mondiale di calcio 1986, senza essersene mai pentito né confessato, era la stessa mano di Dio, anzi “de Dios”, che ora si è posata su Bergoglio. Dio chiamato a correo di una truffa. Chissà che non venga fuori che sia stata la stessa mano a ispirare l’altro argentino Messi, quello che il giorno prima ha sotterrato di gol il Milan (definito, guarda caso, il Diavolo). Giustamente rileva Marcello Veneziani che si attende ora un editoriale della altrettanto argentina Belen, chissà se per paragonare il papa al suo mai dimenticato Fabrizio Corona.
 RICOMINCIARE DA SUD Che con questo papa “low cost”, a basso costo, qualcosa di nuovo spiri nell’aria, non ci piove. E non solo in Vaticano. Niente di nuovo spira nella retorica “gossip”, pettegola, di chi ne parla. Cardinali compresi: uno dei quali, un simpatico francese, ha più o meno raccontato cosa è avvenuto nella Cappella Sistina, nonostante il patto del silenzio.
 Di nuovo c’è che Bergoglio è il primo papa sudamericano, il primo gesuita, il primo che si chiama Francesco, il santo poverello. Che basti a definirlo progressista, chissà. Ha condotto una dura battaglia nel suo Paese contro aborto e nozze gay, tanto che la sua presidentessa Kirchner gli ha mandato solo freddissimi auguri. Non pare essersi mai clamorosamente opposto al regime militare di Videla, quello dei “desaparecidos”, le migliaia di persone scomparse. Il problema è che è ancòra incerto ciò che sia progressista o no.
 Ma sicuramente di nuovo è che viene dal Sud del mondo. E gli hanno detto di ricominciare da Sud, di rifondare la Chiesa partendo dagli occhi puri di chi conosce la sofferenza. Gli spetta abbattere il Muro fra ricchi e poveri, fra Sud e Nord. E di farlo avendo conosciuto il dramma della emigrazione, lui figlio di italiani che un giorno dovettero partire. Certo questo papa Francesco dal dolce stil novo è la speranza per gli smarriti del nostro tempo. Basterebbe in fondo una sua parola buona, ridare fiducia a giorni che l’hanno perduta ormai da troppo.