Che cosa si aspetta la signora Maria

Venerdì 19 aprile 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Nelle società antiche c’era il saggio della montagna. Nei momenti difficili, quando c’era da prendere qualche decisione delicata, quando non si sapeva che fare, si andava da lui. Non un oracolo, la cui sacralità non ammetteva dubbi, lo dice un dio. Ma il Grande Padre. Una autorità riconosciuta liberamente, ancòra più ascoltata quando meno avrebbe voluto essere ascoltata. Neanche un alibi per scaricarsi responsabilità, ma qualcuno la cui esperienza e la cui capacità di non parteggiare per nessuno lo faceva parteggiare per tutti. Dono, si ritiene, che solo la vecchiaia può dare: l’età in cui le passioni si trasformano in umanità.
 Il presidente Napolitano è stato il nostro saggio della montagna, anzi del Colle (Quirinale). E basta scorrere la cronaca degli ultimi tempi per capire quante volte si è saliti da lui, quante volte non si è saputo cosa fare. Eppure Napolitano è uomo di parte, anzi meglio proveniva da una parte: ex comunista addirittura. Ma lassù si deve rappresentare tutti, a cominciare dalla signora Maria. Si deve convincere di non tifare per nessuno, di essere al riparo dal frastuono sottostante per quanto da lì proveniente. Napolitano era stato uomo di apparato, mica un alieno. Eletto dall’apparato ma immediatamente scrollatosi dell’apparato.
 Poi la sciagurata politica italiana lo ha fatto diventare qualcosa di più di quanto suoi predecessori fossero stati ma non qualcosa di più di quanto la Costituzione prevede. Non l’impettito e irrigidito e un po’ inerte uomo dei telegrammi o dell’inno nazionale alla festa della repubblica. Né il notaio che dava l’idea di decidere ciò che era già stato deciso altrove. Non la finzione. Non l’incarico di governo che non poteva che essere quello, ma da lui un’idea di governo possibile proprio perché da tempo non si sa quanto possibile possa essere un governo.
 Per questo si è detto che con lui c’è stato l’esordio strisciante di una repubblica presidenziale sulle ceneri della repubblica parlamentare. Ma chi lo conosce, può confermare che tutto avrebbe voluto tranne che essere messo in una condizione che altri hanno voluto. Per loro incapacità, a volte inettitudine, non per sua smania. Gli si deve riconoscenza per aver sbrogliato matasse che la politica ha fatto di tutto per imbrogliare. Troppe visite al Colle che lui per primo si sarebbe risparmiato. Ed è stato, più che un sempre rischioso uomo della provvidenza, il provvidenziale uomo di un minimo di decenza. Una risorsa di cui forse si è anche abusato mentre non avrebbe voluto essere abusata.
 Beati i popoli che non ne hanno bisogno. Napolitano ha dovuto essere tanto più Napolitano quanto gli altri protagonisti sono stati personaggi in cerca di autore. Compresa, parliamoci chiaro, la cosiddetta società civile spesso contrapposta a una società politica evidentemente ritenuta incivile.
 Si leggono e si ascoltano in questi giorni straziate e affannate polemiche salire soprattutto dalle piazze ribollenti di lavoro perso e di dolore per chi l’ha fatta finita sopraffatto dalla rabbia e dalla vergogna. E’ il Paese reale, quello che vive la tragedia sociale. Ma è lo stesso Paese reale che col suo voto ha spaccato in tre un Paese che non è la politica ad aver fatto diventare tanto irreale da non potersi più mettere insieme. Se si va ad ascoltare un operaio che ha votato Grillo, o Berlusconi o Bersani, dice di fare presto con un governo che però fa tardi anche per effetto del suo voto. Sacrosanto. Tanto quanto è sacrosanto che la paralisi ne sia il risultato.
 Giustamente è stato ricordato che anche la chiesa si è trovata negli ultimi tempi in situazione simile. Forse è l’aria molle della città eterna. Ma la chiesa ne è venuta fuori con due colpi tanto inattesi quanto rivoluzionari per chi ha più di duemila anni di tradizione opposta. Un papa si è dimesso. Un altro ha rinunciato alla sua infallibilità affiancandosi un pugno di cardinali molto fallibili per consigliarlo. Soprattutto papa Francesco mostra di voler muovere la chiesa verso il mondo invece di aspettare che sia il mondo a muoversi verso la chiesa. Così mondo e chiesa si erano allontanati. Così ciascuno aveva bisogno dell’altro ma non si incontravano.
 Se la chiesa sembra aver trovato il suo pastore d’anime, l’Italia ne ha uno stremato bisogno. Bisogno di uno che c’è se si temesse il crollo. Ora che Napolitano se ne va, nessuno ne pretende la copia. Anzi, l’ideale è che non ci sia necessità di chi come Napolitano ha dovuto fare il Napolitano. Così l’Italia diventerebbe una volta per tutte un Paese normale che non fa di tutto per essere anormale. Ma in un momento come questo nell’antichità si sarebbe andati molto spesso a bussare al saggio della montagna. Forse anche al Colle il campanello squillerà spesso. Servirebbe qualcuno che fosse capace di aprire a tutti come uno di casa.