< Caffè sospeso > torna la bontà

Sabato 27 aprile 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

“Occorre un colpo di reni nel Mezzogiorno stesso: per sollevare il Mezzogiorno da una spirale di arretramento e impoverimento”. Sono le parole dedicate al Sud dal presidente Napolitano nel suo discorso di insediamento. Quattro righe su 572 di giornale. Ma nessuna altra zona d’Italia è stata da lui citata. E in un Paese in cui da tempo non si dice nulla di meridionale e molto di antimeridionale, è bene che ci sia stato un meridionale a fare un po’ di giustizia.
 Colpo di reni vuol dire che il destino del Sud è nelle mani del Sud. S’immagina soprattutto per spazzare il vizio nazionale degli alibi che tendono a scaricare le colpe sempre sugli altri. L’argentino Julio Velasco racconta cosa fece per prima cosa quando fu chiamato a condurre la nazionale italiana di pallavolo. Appunto scardinare la cultura degli alibi, che impedisce di migliorarsi.
 Se non riusciamo a schiacciare bene la palla nel campo avversario, la colpa non può essere sempre di chi ce l’ha alzata male. E quand’anche così fosse, limitarsi al lamento ci fa perdere il punto e basta. Occorre invece cercare comunque di inventarsi una soluzione, un guizzo imprevisto, uno scatto di reni appunto, per farlo ugualmente quel punto. Gli alzatori devono alzare bene. Ma se non avviene occorre cercare di dare il meglio di se stessi nelle condizioni che ci sono, anche con la palla sghemba.
 La filosofia Velasco contribuì a portare la nazionale italiana a conquistare il mondo. E la ricorda di proposito l’economista Alessandro Rosina in un suo libro per Laterza dedicato proprio agli alibi di un Paese immobile.
 Le parole di Napolitano sono seguite a quanto detto in tema dai saggi che aveva nominato quando non pensava neanche a una sua rielezione forzata. Secondo la loro saggezza, ci sono in Italia una Questione settentrionale e una Questione meridionale: sistema rapido per dire che non esiste una Questione meridionale. O più benevolmente per dire che sono collegate in una unica Questione italiana: quella di un Paese che non cresce da vent’anni.
 Ma l’Italia non cresce anche perché il posto che potrebbe crescere di più perché finora cresciuto meno, il Sud, non è messo nelle condizioni di crescere: diciamo che è sempre più impossibile schiacciare la palletta a sua disposizione. Per fare un esempio di altri posti, l’Asia è diventata un colosso non puntando sul ricco e sfiatato Giappone (che infatti non cresce neanch’esso da dieci anni), ma sugli ex poveri Cina, India, Corea.
 Come solo alibi concesso agli schiacciatori, ma tanto per capirci, il buon Dio deve aver disegnato il Sud in un momento di distrazione. Lontano e periferico almeno rispetto all’Europa finora dominante. Ancòra più lontano e periferico, quindi tagliato fuori, quanto peggio lo si collega. Togligli per esempio i treni e non c’è palla vincente oltre la rete che tenga. Ciò che le Ferrovie stanno facendo con l’alta velocità. Ed è sconcertante giustificarsi dicendo che non ci sono passeggeri, visto che occorrono i treni perché i passeggeri ci siano. Non dimenticando che l’alta velocità al Nord si paga anche con gli utili dei biglietti venduti al Sud. Non arriveremo a dire che il Sud assiste il Nord?
 E però gli alibi vanno smascherati. Vicenda Bridgestone di Bari. L’azienda giapponese vuole chiudere o vendere per gli alti costi definiti non concorrenziali. Dovuti soprattutto, dice, alla logistica: produrre cioè in una zona in cui si pagano di più servizi tanto più inefficienti quanto più onerosi. Dai treni (rieccoli) all’energia. Mobilitazione. Spedizioni a Roma. “Non passeranno”.
 Fra speranze e pessimismi, si cerca di capire se la si potrà risolvere come sempre: un bel contributo pubblico che copra i maggiori costi. Contributo a carico della collettività, cioè di tutti noi che paghiamo le tasse: ciascuno dà qualcosa per far restare la Bridgestone. Bisogna però salvare 900 posti di lavoro. Con lavoratori che comunque rischiano di vedersi decurtare il salario, come se la causa della minore produttività dell’azienda fossero solo loro.
 Strilli dei politici, alibi. Ma bisognerebbe chiedergli se invece di sfoderare truculenti slogan anti-Bridgestone, si siano mai fatto un giro nell’area industriale dei Bari. Area della quale si sono occupati soprattutto per dividersene le cariche, mai per vederne il calvario di buche, erbacce, degrado, abbandono che farebbe scappare non solo la Bridgestone. Tutt’altro che innocente anch’essa, visto quanti soldi pubblici (cioè di tutti noi) ha finora già preso.
 Quando si dice che il Sud ha il suo futuro nelle sue mani, si dice farsi rispettare ma essere anche degni di rispetto. Pretendere che l’alta velocità arrivi anche a Sud, ma eliminare lo sfacelo delle aree industriali. Non si fa né l’uno né l’altro. Così il Sud gira a vuoto su se stesso, e l’Italia pure.