Presidente Letta spostiamola la locomotiva

Venerdì 3 Maggio 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Pochi politici capiscono di economia in Italia come il nuovo capo del governo, Enrico Letta. Eppure anche lui ha commesso un errore come l’ispettore Rock del Carosello tv. E non perché non ha usato la brillantina Linetti contro la caduta dei capelli. Ma perché aveva in mano la carta vincente per il Paese, e neanche lui se l’è giocata. Perché quella carta ha un nome scandaloso. Pensa tu, si chiama Sud.
 Che di Sud il programma di Letta parli, ne parla. Assunzioni a tempo indeterminato. Reddito di cittadinanza per famiglie povere con figli. Potenziamento dei servizi. Lotta alla burocrazia che blocca invece di velocizzare. Guerra alla criminalità, seconda tassa occulta per chiunque voglia far qualcosa.
 Si realizzasse almeno questo, sarebbe uno storico Bingo per il Sud. Non dimenticando però che le promesse al Sud sono sempre state queste. Promesse di marinaio, visto che il divario col resto del Paese è aumentato invece di diminuire. Magari attribuendone la colpa al Sud che non si dà da fare. Colpa delle sue classi dirigenti.
 Parlare di colpa delle classi dirigenti locali, è come dire che il ghiaccio è ghiacciato. Tautologia. Il passo in avanti sarebbe dire che è colpa di tutte le classi dirigenti, compresi governi sordi e ciechi. Incapaci o indisposti a capire cosa è il Sud: la salvezza per tutti. E che quindi il problema non è solo il colpo di reni da parte del Sud invocato dal presidente Napolitano. Ma è che, se si punta sul Sud, se si ricomincia da Sud, il colpo di reni lo dà tutta l’Italia. Che ha un futuro solo al Sud.
 Una Ferrari vince se mette a punto i pneumatici che vanno male, non il motore che già va bene. Intervenuti sul punto debole, anche Alonso diventa Alonso. Così il Sud: fosse stato attrezzato di servizi e infrastrutture come il resto del Paese, tutto il Paese avrebbe cavalli in più. Allora il Sud non sarebbe la malattia, ma la terapia. Non sarebbe il problema, ma la soluzione del problema Italia. Sud conveniente per tutti.
 Si parla sempre di sprechi da parte del Sud, non si dice mai quanto spreco di Sud come risorsa per tutti ci sia stato. C’è un ministro nel nuovo governo che ha scritto il libro “Non c’è Nord senza Sud. Perché la crescita dell’Italia si decide nel Mezzogiorno” (il Mulino editore). Il ministro è Carlo Trigilia, economista, siciliano di Siracusa, massima competenza in materia. Si occuperà proprio di Coesione territoriale, cioè di rendere più eguali le zone del Paese. Ministero che è già titolo di merito aver confermato.
 Ovvio che dire coesione significhi dire Sud. Anche per non dire più “Questione meridionale”, si dovessero urtare al Nord con la loro “Questione settentrionale”. Anzi la Lega Nord non ha dato la fiducia al governo, dicendo che c’è poco Nord in campo. Parlasse di ministri, sette meridionali su ventuno. Parlasse di altro, pensi all’emiliano Del Rio, che si occuperà delle Regioni: finora ruolo fondamentale per stabilire cosa fare qua e cosa là. Ciò che da anni porta la spesa pubblica soprattutto al Nord, anche se al Sud si rinfaccia “tutto quello che vi diamo”.
 Ma lasciamo stare il Bar dello Sport, occorre abbassare i toni e alzarsi le maniche. Sta di fatto che Trigilia è coautore (da presidente della Fondazione Res) di quel “Manifesto sul Sud” di recente presentato a Milano dalla Svimez e da altre venti associazioni. E il cui filo conduttore è appunto il Mezzogiorno come soluzione della crisi nazionale. Anzitutto il Sud. Se la coerenza non è un nuovo tipo di gelato, Trigilia si dovrebbe muovere di conseguenza.
 Ma un dubbio c’è, il signor ministro permetta. E’ la quarta di copertina del suo libro: “Non avremo una crescita solida e un’Italia più civile se nel Mezzogiorno non si avvierà uno sviluppo capace di autosostenersi”. Fin qui tanto generico da mettere d’accordo tutti. Ma avviare lo sviluppo, chi e come? Risposta: “Il mancato sviluppo del Sud non dipende dalla carenza di aiuti bensì dall’incapacità della classe politica locale di creare beni e servizi collettivi, incapacità da sempre tollerata dal centro per ragioni di consenso”.
 Traduzione: a morte la classe dirigente locale, solo complice quella nazionale cui però il giochino è piaciuto perché ha portato (e porta) i voti coi quali continua a stare in sella. Ma purtroppo così non sta in sella nessuno. Dio ci liberi da certi dirigenti locali buoni soprattutto ad arraffare soldi nazionali (ma quanti, e dove più?) e a distribuirli agli amici. Dio ci liberi dal meridionalismo piagnone e vittimista. Sperando però che non sia vittimismo e piagnonismo volere la Salerno-Reggio Calabria completata dopo 50 anni e l’alta velocità ferroviaria anche al Sud. Perché altrimenti si ha l’Italia a due velocità. In media, l’Italia a mezza velocità.
 Presidente Letta, la vogliamo spostare dal Nord al Sud la locomotiva di questa Italia, o no? Vogliamo capire che Mezzogiorno è l’ora dalla quale può ripartire tutto?