Questi giovani forse già visti

Sabato 4 maggio 2013 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Un tempo si diceva: largo ai giovani. Oggi si dice: rottamiamo i vecchi. Se le parole sono civiltà, eccoci qua. E’ una spinta che arriva soprattutto dalla politica, dove tuttavia un presidente di 87 anni che se ne voleva andare è stato richiamato a viva voce. Dove un paio di segretari di partito veleggiano fra i settanta e gli ottanta. E dove la necessità sacrosanta di rinnovare la politica si è tradotta soprattutto nella furia di rinnovare i politici.
 CAMBIARE CAMBIARE Così abbiamo il parlamento più giovane della storia, e meno male, benché la media sia inquinata da qualche fuori quota tipo Andreotti o Colombo. E un governo anch’esso fra i più giovani, con un presidente meno che cinquantenne. E se andiamo nei Bar dello Sport di certe trasmissioni tv, vediamo spuntare sconosciute fanciulle e sconosciuti fanciulli che ci chiediamo chi siano e donde vengano, noi mal abituati ai Gasparri e ai Di Pietro, veterani di carriera e non di anagrafe.
 Il problema è che a sentir parlare qualcuno di loro, il dubbio è se si sia fatto un affare. Sono soprattutto i grillini a dare l’impressione del vorrei ma non posso, il senso di imbarazzo davanti al solito microfono all’infame come s’usa oggi per le interviste o per strappare un gemito o un grugnito. Vorrebbero dire qualcosa di grillesco. Ma non è sempre molto chiaro tutto il residuo grillesco oltre l’”andatevene a casa” e il “vaffa”. E poi l’oscuro desiderio della telecamera significa decapitazione per la Santa Inquisizione interna che ghigliottina più teste della Rivoluzione francese.
 Lasciamo stare la capogruppo alla Camera, Lombardi, da rispettare per la sua sacralità istituzionale, benché la meno attenta a rispettarla sia ella medesima, che un giorno esalta Mussolini e un altro dice a Napolitano di andarsene a dormire. E lasciamo stare il capogruppo al Senato, Crimi, più vecchio di quanto giovane sia, il quale non fa neanche le gaffe. Ma che i grillini siano giovani è ovvio, essendo sfornati dalla molto giovanile Rete di Internet. Anche se a capo di tutto c’è l’ultrasessantenne Beppe, scandalosa contraddizione secondo cui un po’ di vecchio non guasterebbe.
 Vedi poi i giovani dell’”Occupy Pd”, quelli che vanno occupando le sedi del loro partito perché sono più puri e duri. Con la missione di mandare molto gentilmente a casa Bersani, il quale ci ha provveduto per conto suo. Un’ansia di cambiamento che si esprime nell’applauso convulsivo ogni volta che qualcuno dice che questo governo Letta, questa alleanza con gli “impresentabili” berlusconiani, non s’aveva proprio da fare. Senza aggiungere con chi si aveva da fare.
 NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE Magari sanno, ma fanno finta di niente perché essi sono appunto il rinnovamento, che il loro partito non solo ha perso le elezioni vincendole, ma si è impantanato perché a volte nella democrazia ci vogliono i numeri. Ci deve però essere un imperscrutabile piacere della minoranza, una gioia di votarsi alla sconfitta figlia della incapacità di coordinarsi con la realtà, di ragionare col possibile più che con l’impossibile. Tutto ciò, si dicano la verità, che in quel partito è nuovo come può esserlo un abito vintage.
 Ma l’ondata contro i capelli brizzolati o bianchi, o contro la calvizie bella e buona, non deve farsi troppi calcoli né ingolfarsi in troppi distinguo. D’accordo forse più col Proust (romanziere francese) secondo cui “l’esperienza è un atto di fede” e niente più, che col Giusti (poeta italiano) secondo cui tutto il problema è “levati di costì che mi ci metto io”. Del resto non possono proprio lamentarsi gli attuali sessantenni, quelli del “diffidate di chi ha più di trent’anni” di sessantottina memoria. Questi sono figli loro. E se loro sognavano l’”immaginazione al potere”, questi figli sembrano sognare il “potere oltre ogni immaginazione”. Evoluzione della specie.
 Nulla di nuovo sotto il sole di ogni epoca. Tanto più in un’epoca come questa, che considera il passato uno yogurt scaduto, va verso un futuro che non è più quello di una volta, vive un presente come le foglie su li rami d’autunno. Così va bene tutto ciò che è giovane, a prescindere: a cominciare dal talento. E però scagli la prima pietra chi è senza peccato. C’era una volta tal Eric Hoffman (filosofo americano) il quale affermava che “oggi i giovani sono tanto occupati a darci lezioni che non gli rimane più tempo per imparare”. Il fatto è che lo disse un secolo fa. Fine della trasmissione.