Il vandalo incombe sulle nostre città

Venerdì 10 Maggio 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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No, non si nasce incivili così come non si nasce signori. E di fronte a Bari vandalizzata nessuno può sbrigarsela imprecando alle mamme degli imbecilli che sono sempre incinte. Perché è inquietante lo spettacolo della città testa e simbolo della Puglia.
 Giardini distrutti appena aperti. Fracassate le giostrine. Panchine divelte. Una landa abbandonata la pineta di San Francesco. Un tappeto di rifiuti il parco di Punta Perotti. Unte e annerite le chianche di piazza del Ferrarese e Mercantile, vanto della cosiddetta riqualificazione urbana del centro storico. Sopravvissute al furto e allo smembramento solo 45 delle 319 biciclette tramonto del sogno di strade liberate dalle auto. Messe fuori uso a giorni alterni le telecamere di controllo. Da tredici anni ridotte a ferraglie puntute le centraline del Poma, quelle che invece di regolare il traffico sono state uno sregolato spreco di soldi pubblici. Stessa sorte per le centraline del sistema Socrate, quando tutti i quartieri furono messi sottosopra per una banda larga telematica finita solo in altro denaro buttato. Incendiato dopo un giorno il parchimetro per le nuove strisce blu alla Madonnella. Ovunque muri imbrattati di spray.
 Ma non c’è solo questo vandalismo. L’altro vandalismo è quello delle incompiute.
 Da oltre un anno il tira e molla per l’arredo a via Argiro pedonalizzata. Si spera finalmente concluso il medesimo annoso tira e molla per l’arredo dei locali di Bari Vecchia. Disperso nelle nebbie il ponte sull’asse Nord-Sud, tanto avveniristico da essere incalcolabile il tempo per averlo. Prognosi riservata per il teatro Margherita e la caserma Rossani, nel senso di imprevedibile morte di cui moriranno. Una bandiera come il Petruzzelli commissariata per autoconsunzione. Il teatro Piccini chiuso per lavori sempre rinviati. Il Santalucia imbrigliato in un infinito conflitto giudiziario. Nuova via Sparano più annunciata che fatta. Un fantastico parco verde al posto dei binari non prima di 25 anni. La spiaggia di Pane e Pomodoro sempre a rischio di pioggia che ne faccia pane e fogna. Auditorium chiuso da dieci anni. Santa Scolastica più o meno idem. Fiera del Levante ignorata tanto quanto si trova sempre qualcuno su cui sparare. E su tutto, il vuoto spinto della candidatura a capitale europea della cultura.
 Duecento anni fa, Gioacchino Murat disse di Bari: “Ne faremo una grande e bella città”.
 Per fortuna non è alle viste una campagna elettorale che faccia suonare le trombe dell’opposizione più che capire cosa fare nell’interesse comune. Certo la città e la regione sono stanche e sfiduciate tanto quanto un brivido di sorti magnifiche e progressive le traversò in una ormai lontana Primavera. Ovvio che le eccellenze non manchino anche nel lavoro degli amministratori. E certo le mani sulla città e sulla regione sono state tenute sufficientemente lontane. Altrettanto innegabile che Bari e la Puglia siano comunque un discreto esempio di Sud diverso da quello che il pregiudizio abitualmente dipinge.
 Ma è la decrescita civile ad allarmare. E una rassegnazione che ne è la causa e l’effetto. Ecco allora il vandalo. La cura e la difesa di un’aiuola come bene collettivo per vivere tutti meglio sono tanto più pronte quanto più spira la convinzione che ne valga la pena. Una convinzione figlia anche di una buca nella strada che sia riparata e di un lavoro pubblico che non duri all’infinito. Né c’è nulla di più sconsolante di un cantiere abbandonato per chi voglia esprimere amore per la sua città occupandosene come se fosse cosa propria e non di nessuno. Scatta allora il “chi me lo fa fare”. E la sociologia ricorda sempre il famoso esempio dei vetri rotti: se li ritrovi rotti dopo una settimana, finisci per romperne uno anche tu.
 Questa è l’aria di resa che allenta il controllo familiare e sociale verso chi distrugge la giostrina invece di giocarci. Questo trasforma il civismo in cinismo. Questo riduce la piccola mobilitazione del vicinato a un azzardo, visto che chi cercava di difendere il giardinetto al quartiere Libertà di Bari è stato preso a sassate da teppisti figli di un cielo malato. Senza che si vedesse ombra di vigile urbano o di custode.
 Ma non si può diventare civili per paura del carabiniere. Si diventa più civili anche quando ci si accorge che tutti lavorano allo stesso scopo. A cominciare da chi è stato eletto per farlo. E’ il segnale che si partecipa tutti al bene comune, dal primo all’ultimo cittadino. Ma se il primo cittadino e compagni sono distratti da cosa faranno da grandi, l’ultimo butta la carta per terra. Sicuro come la morte che il giorno dopo sarà lui stesso a ritrovarla lì.