Dio salvi il povero pedone

Sabato 11 Maggio 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Ricordiamo tutti la famosa foto del bambino nel ghetto di Varsavia. Mani alzate davanti alla barbarie nazista, un gesto diventato simbolo universale dell’orrore contro la violenza. Ma è lo stesso gesto che fanno tanti anziani quando devono affrontare un’altra violenza: le strisce pedonali. Perché ogni tentativo di attraversarle è un segno di croce per la sopravvivenza, chissà come mi andrà. In Italia ci sono 11 vittime a settimana, più di 20mila feriti: media fra le peggiori in Europa, preceduti solo da Polonia e Romania. Belpaese imbattibile nel dare il peggio di se stesso.
 LE STRISCE PEDONALI Nessuno pretende che si esageri come, ad esempio, a Malta: la linea di stop per le auto è a 10 metri dalle strisce, un italiano abituato diversamente pensa che lo stiano prendendo in giro. Ma un po’ in tutte le città europee le strisce sono messe per far passare i pedoni e non per asfaltarli. Anche qui gli italiani, pur capaci di diventare più civili fuori casa, pensano che si esageri, vedi come sono secchioni nel rispettare le regole. Non si può essere così rigidi, meglio qualcuno ammazzato.
 Non c’è automobilista da noi che ricordi di essere anche pedone. Uno sdoppiamento della personalità per cui fermarsi deve essere un insopportabile affronto mentre viene considerato un sacrosanto diritto quando a non fermarsi sono gli altri. Il fatto è che, secondo il codice della strada, è l’auto che deve fermarsi per far passare il pedone sulle strisce e non il pedone per far passare l’auto. Ma basta girare per le nostre strade per capire esattamente il contrario, non saremo mica come quei secchioni all’estero, per carità. E per capire come da noi la regola sia messa per violarla. Infatti la rispettano solo 7 automobilisti su cento.
 Tanto dobbiamo considerare fanatismo molesto la correttezza che, appena uno si ferma, parte il clacson di quello di dietro, che come sempre si considera più dritto di te. Lo potevi buttare all’aria. E’ lo stesso riflesso condizionato del nanosecondo che passa fra il verde che scatta al semaforo e il clacson dalla coda, non stare a dormire. Poi ci sono quelli che si piantano a un millimetro dai tuoi piedi per intimidirti, il segreto è non degnarli di uno sguardo anche se le pulsazioni sono arrivate a duecento. E ci sono quelli che, invece di fermarsi, ti sfrecciano a destra o a sinistra, a volte sono due che ti sfrecciano sia a destra che a sinistra. Meno male che non ce n’era un terzo.
 STRADA RISCHIO CONTINUO In ogni caso mai che la frenata sia priva di un ghigno di odio. Anzi se qualche volta capita da un altro pianeta un automobilista che fa un cenno per dire, prego passi, viene guardato come uno che sfotte (o, dalle donne, come uno che ci prova). E, dall’altro lato, avviene più raramente di un gol di Giovinco che un pedone ringrazi, ma bisogna capirlo: ha la stessa tranquillità di uno che incontra un pittbul incazzato. A volte qualcuno fa il saltello per affrettarsi. Ma c’è anche quello che vuol vivere il suo quarto d’ora di celebrità e, invece di recitare un pateravegloria per essere rimasto in vita, rallenta apposta nell’eterna guerra italiana del tutti contro tutti. Ti ho fregato.
  Così la strada continua a essere in Italia non una strada ma un campo di battaglia, il palcoscenico dello stupidario nazionale, il cartellino rosso. E le strisce pedonali continuano a essere più una istigazione a delinquere che un territorio blindato, più un “Mezzogiorno di fuoco” che la zona di non belligeranza nell’impari rapporto di forze fra un’auto e un pedone. E’ vero che, specie a Bari e in Puglia, le strisce sono talmente invisibili da diventare un’ipotesi. E’ vero che si vedono pedoni deambulare ( e attraversare) ovunque come anime vaganti in un territorio di nessuno. Ma è anche vero che la strada è l’unico posto in cui sembra avere fretta un popolo che altrimenti se la prende sempre più comoda di altri. Quando la fretta cieca non è effetto di alcol o droga o della pirateria senza volto.
 Succede anche altrove, benché non quanto da noi. Perciò questa è stata la “Settimana mondiale della sicurezza”, per evitare che sulla Terra ci siano ogni anno 270mila pedoni falciati come ora. Proprio mentre si diffondono sempre più gli slogan secondo cui camminare fa bene. E proprio mentre il salutismo ci spinge sempre più ad andare a piedi per allungarci la vita e non per accorciarcela. Staremo buoni finché non vedremo innalzare un monumento al pedone Milite Ignoto.