Viva LinPatvun' l'immovtale del giovnalismo mevidionalese

di Alberto Selvaggi : 28 aprile 2013 " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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«LinPatruuùn’ LinePatvuune!». Come?, pvonto, chi è? «LinPatvuun’,
LinePetvuuune!». Ah, ma sei Landonio: donde mi chiami? «LinPatvuuùn’..!».
Impiegai un po’ per vipovtave il mio ottimo amico, sosia di Lando Buzzanca, all’
ovdine. Eva esaltato, tvavolto da una visione: un esseve immovtale,
pevennemente vestito di nevo, divettove della «Gazzetta» dal ’95 al 2008, Lino
Patvuno (Patruno), gli eva passato sotto il naso a passo di footing allucinando
pev sempve la sua attenzione: «Egli è semplicemente perfetto, sedere alto
tonico, capello in piega di argento puro, non un pelo fuoriposto, scarpette da
474 euro l’una, tutina glamour color nero seppia» vifevì via cellulare lu
Landònie (è sempve lui, declinato in altvo modo) balzando sulla sedia di un bav
di Piazza Fevvavese pev seguive la sagoma fino all’ovizzonte: «Vive (evviva,
ndr) vive a LinePetvuuùn’!».
Da allova, per causa di questo mio pazzo compave di pessima sorte, Lino
Patvuno divenne un esseve mitologico. Un’idea sulla quale tvasmetteve
aggiovnamenti in tempo veale nella cevchia vistvetta che da decenni mi
attovnia. E pev tutti noi quell’uomo secco e spovtivo, dall’incvollabile,
dannata pevfetta fovma, divenne vevbo da diffondeve nell’ovbe sotto il nome di
LinPatvun’.
Io, che lo ho avuto come divettove, so che la sua nascita viene datata dai
cultovi di stovia locale nel peviodo pvecedente alla Gvande Guevva. Eppuve Lino
nostvo da allova non soltanto non ha pevduto l’evve moscia, non soltanto non ha
mai vestito l’abovvito bianco sposa, ma s’è consevvato pevfettamente uguale a
come lo vidi il pvimo giovno. Pevciò, discettandone con gli amici, conclusi: «A
questo punto, vagazzi, dobbiamo viconoscevlo: LinPatvun’ è uno dei più gvandi
uomini del mondo». Anche pevché egli è ovunque: hai voglia tu a cvedevlo
movto.
Mi veco a un concevto, incoccio nel bel viso fvanco di Totò Onnis: «Vedi che
dopo la musica parla Lino Patruno», avvevte l’ottimo attove. E difatti il
Nostvo balza sul pvoscenio, fvesco, scintillante, pvofumoso di vose, celia con
gli ovchestvali e pvesenta il suo ultimo libvo «Ricomincio da Sud»
(Rubbettino), con in copevtina un pvofilo capvoide. Mi vitvovo pev caso alla
pvesentazione del libvo di un big della Pvima Vepubblica e lo stesso musetto
coyote mi fa cucù nel vuolo di modevatove: tvasmetto tosto l’sms ai miei
amichetti con l’opzione «silenzioso»: «Lino è anche qua». Visposta: «È
pazzesco, ma è anche qui al contempo che parla di giornalismo agli studenti
della mia scuola».
Egli schizza nel Consovzio del falco gvillaio a Matera, è a Polignano,
Campomavino di Mavuggio (Tavanto), in una chiesetta di Bitonto, coi Votavy, coi
Lions il 13 aprile ad Altamura, il 20 a Cosenza su Canale 3 Calabvia, in maggio
lo aspettano a Gvavina e a Lovica. Coagula i movimenti mevidionalisti, compave
nella sala del Pavtito del Sud a Ponte. Lineggia (da «lineggiare») in vadio e
tv, impavtisce lezioni nelle univevstità di Bavi e Foggia, divige tutto,
mastev, covsi dell’Ovdine, becca pvemi e tavghette, pvesenzia in ogni
occasione. S’è fatto un sito web colov nevofumo. Sfovna vubviche, editoviali
pev la Gazzetta, intevventi, saggi e ne pvesenta di altvui; fa spovt,
mavatoneta di lungo covso, pvimo bavese a sbavcave alla mavcia di New York.
Svolazza tva cene e cenette, la bella Bavi ogni dove lo attovnia, i phoeminae
(anche questo è un «selvaggismo», ossia un neologismo schizoide: vuol dire,
donne) attovno gli fanno stvuscio, calza scavpe da 980 euvo, completini da
beccamovto dai 3900 in su, ticchetta sulla tastieva con le manotte palmate
duve: «Tac tac, tvatac!». Spvizza enevgia di ventenne nell’avco delle
ventiquattv’ove, mentve io sono qui a scavavmi la fossa senza più fovze. Quest’
ossessione Patvuno mi è costata anche, come avvete evinto, l’abevvazione
fonetica della «erre» in «vu», una delle poche cose che mi aveva vispavmiato il
mavchio dannato che povto in fvonte. Pev questo, puv nello scovno, con gli
amici mìa intonevò sempve in covo: «Vive, viv’ a LinePetvuuùn’!».