Vedetevela voi al Sud e togliete il disturbo

Venerd́ 17 Maggio 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 

Poi ci sono quelli secondo cui il destino del Sud è solo nelle mani del Sud. Per la verità molti, anche sudisti incalliti. Un po’ perché così è, un po’ perché il Sud è troppo debole per rivalersi su un Paese che non tratta tutti allo stesso modo. E Paese ostile, tanto ostile al Sud. Nel frattempo il Sud continua a essere non solo il parente povero d’Italia. Non solo continua a essere additato come causa di tutti i mali, a cominciare dai suoi. Anzi, facciamola finita: non se ne parla affatto, “desaparecido”, scomparso dalla cronaca e dalla storia. Molesto. Impopolare.
 Ma ora c’è un ministro, Carlo Trigilia. Studioso di Mezzogiorno da sempre, quindi sulla carta una garanzia. Per la verità ministro della Coesione territoriale, cioè dovrebbe occuparsi anche di un pezzetto di Milano se fosse un po’ meno ricco del resto della città. Ma ministro da sempre convinto che, appunto, il Sud si deve salvare da solo. E che se un problema di incompleto sviluppo del Sud c’è, da tutto può dipendere tranne che da soldi insufficienti impiegati al Sud.
 E’ un ritornello a pappagallo, non esclusivo della Lega Nord. Né del resto sorprendente, se si continua a parlare di Sud solo per sentito dire. E se si vedono gli scarsi effetti di quei soldi al Sud. Facile allora: sprecati. Con appendice: basta. Anzi, il Sud risorgerà non il terzo giorno ma quando i soldi non ci saranno più.
 Fossero stati la valanga di cui si favoleggia, giusto. Ma basta leggere senza pregiudizio, per rendersi conto che sono stati molto meno di quanto speso nel resto d’Italia. Con la constatazione scandalosa: la spesa pubblica è stata ed è di gran lunga maggiore al Nord che al Sud. Lo dicono i conti dei ministeri. Non bisogna però diffonderlo in giro, si verrebbe ricoverati.
 Ma continuare a parlare di soldi è come credere che Andreotti fosse un santo. Non c’è più un euro. E quand’anche fosse avanzato qualche incentivo per il Sud, è meno del 5 per cento della spesa totale nel Sud stesso. Con l’ulteriore beffa che non aggiunge nulla a quanto comunque al Sud spetterebbe. E incentivi che vanno anche altrove, visto che la coesione non riguarda solo il Sud. Lo dice uno come Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud. Uno di parte, se non fosse anch’egli alla testa del “basta soldi al Sud”. E basta con gli alibi del Sud.
 Perché ci sono quelli come lui (e altri) più rigidi ancòra: non bisogna neanche più parlare di divario economico del Sud. Un po’ perché questo Sud deve darsi da fare senza lamentarsi del divario col Nord. Ma molto più perché il vero divario non sarebbe economico ma sociale e civile. Essendo sbagliato credere che se il Sud diventasse più ricco, avrebbe risolto i suoi problemi. Diventerà più ricco solo se prima diventerà più civile.
 Dire civile non significa solo non buttare la carta per terra. Significa rispettare la cosa pubblica come se fosse propria e non di nessuno. Significa uniti verso obiettivi comuni. Significa non impedire agli altri di fare. Ma significa soprattutto avere servizi all’altezza del resto del Paese.
 Allora. Il Sud dovrebbe non solo avere ospedali che non costringano ad andare a curarsi fuori. Ma anche asili pubblici, scuole, università, acqua ed elettricità, fogna come altrove. Tempi burocratici per avviare un’attività, tempi della giustizia, servizi sociali per anziani e minori come altrove. E porti, aeroporti, autostrade, treni, reti telematiche come altrove. In sintesi: il capitale sociale, i beni pubblici. Senza i quali anche ogni attività economica è più difficile e meno concorrenziale.
 Si potrebbe sintetizzare: non soldi ma opere di bene. Cioè, per capirci, le famose infrastrutture. Per le quali il divario (pardon) non è minore di quello economico. E’ vero che molto dell’invocato civismo dipende dai comportamenti del Sud: se non si fa la raccolta differenziata dei rifiuti, se si abbandona la scuola dell’obbligo, se si vandalizzano i giardini la colpa non è di Bossi. Ma il resto, dipende dal Sud o da chi decide per il Sud e contro il Sud? E’ il Sud a non volere l’alta velocità ferroviaria? E’ il Sud a non volere una statale jonica che sia una statale e non una mulattiera? E’ il Sud a far durare più di cinquant’anni la costruzione dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria? E’ il Sud a voler volare da Bari a Catania passando per Roma?     
 Il problema è che si dice meno soldi, anzi niente soldi al Sud, e va bene. Non ce ne sono. E gli incentivi alle imprese non hanno fatto funzionare né le imprese né il Sud. Bisogna creare un ambiente più favorevole alle imprese, intervenire sul territorio e non sui bilanci aziendali. Fai però due conti alla buona, e ti accorgi che non ci sono né soldi né opere di bene. Ecco allora perché si dice furbescamente che il destino del Sud è nelle mani del Sud. Ecco perché si dice che il Sud deve salvarsi da solo. Vedetevela voi e togliete il disturbo.