Opere di bene al Sud per poter fare bene

Venerdì 24 Maggio 2013 da la " Gazzetta del Mezzogiorno "

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Una soffiata per l’on. Franco Cassano. Egli che è fresco parlamentare e difensore del Mezzogiorno oltre che fra i maggiori sociologi italiani, vada nottetempo a controllare una cosina. Pare certo che un terzo del miliardo per finanziare la cassa integrazione sarà preso dal fondo di coesione, cioè dai soldi destinati al Sud. Soldi che non sono un grazioso omaggio ai soliti meridionali piagnoni. E neanche un’aggiunta a quanto lo Stato già spende, quindi un privilegio a danno di altri. Ma sono una riparazione, visto che lo Stato passa al Sud meno di quanto passi al resto del Paese. In poche parole, un fondo per metterci una pezza.
 I meridionali sono notoriamente buoni di cuore. E non è la prima volta che, non sapendo come fare, i governi prendono da loro: tanto non protestano e hanno la coda fra le gambe perché tutti sanno che sprecano. Ma puntuale come la morte non ha fatto nulla di diverso dagli altri anche questo ennesimo governo che non è che sprizzasse amicizia per il Sud, ma insomma almeno un ministro per la coesione territoriale, appunto, ce l’ha. Il ministro Trigilia finora non ha fiatato. Ma si sa che lui è contrario ai soldi al Sud e dice che il Sud si deve dare da fare da solo.
 Basta soldi al Sud, è del resto anche inutile dirlo. Non ce ne sono per nessuno. E quando ci sono, servono ad altro, anzi ad altri, visto che il grosso della cassa integrazione andrà al Nord dove ci sono più aziende. Si potrebbe concludere che il Sud assiste il Nord, ma sarebbe uno scandalo. E poi, d’accordo: non più soldi ma opere di bene per il Sud. Cioè quel capitale sociale, quei beni pubblici senza i quali non solo il Sud ma nessuno farà mai un passo in avanti. Anche Bolt con trenta chili addosso non sarebbe l’uomo più veloce del mondo.
 Chi vuole andare a investire in un posto, cerca di capire come è fatto quel posto. Cerca di capire se ci sono aerei e treni per andare e tornare velocemente. Se ci sono asili per i bambini. Quanto tempo ci mette un tribunale per una sentenza se un cliente non paga. Quanto tempo serve per avere acqua, luce, fogna. Quanto tempo se ne va per firme e autorizzazioni. Se c’è sufficiente sicurezza. Soprattutto cerca di capire, è vero, quante sono le tasse e quanto costa il lavoro. Ma non può accollarsi anche l’onere di un ospedale che non funziona o di una strada piena di buche.
 Il fatto è che il Sud è Sud anche per questo, anzi c’è chi dice proprio per questo. Un divario civile più che economico, o comunque un divario civile non meno grave di quello economico. Anzi un divario civile col quale non si potrà mai ridurre quello economico. Anzi un divario civile che è il primo da eliminare se si vuole eliminare quello economico. Quindi un divario civile che è il primo da attaccare. Ecco le opere di bene. Perché il diritto a una vita decente non può dipendere in questo Paese da dove sei nato.
 Ma proprio qui lo Stato ha fallito al Sud sapendo di fallire. Anzi insistendo, come dimostrano anche i soldi del Sud utilizzati per finanziare la cassa integrazione. Non si può evitare che tre persone siano ammazzate in pieno giorno a Bari se i poliziotti non hanno la benzina per le Volanti. Ma il Sud ha fallito anche da se stesso, con i suoi comportamenti. Non solo la carta buttata per terra. Ma una vita spesso indifferente alle regole. A volte ai limiti della legalità. E lontano da chi governa, che con certe scelte fa di tutto per essere altrettanto lontano. Non si può dire che a Bari non ci sono i soldi per mettere cartelli che non facciano vagare i turisti fra san Nicola e la cattedrale: quei soldi si trovano a ogni costo, magari eliminando una festarella.
Un peccato. Perché poi vai in giro per il Sud, e ti mangi le mani per ciò che vedi nonostante tutto e per le occasioni perse a causa di tutto. Lo sta facendo Confindustria Bari-Bat, un percorso fra le misconosciute eccellenze delle due province, le piccole e medie imprese e ora anche le grandi col loro indotto. Per capire e inorgoglirsi, oltre che farsi e fare coraggio.
 Così l’ultima. Scopri che Rete ferroviaria italiana ha a Bari il centro di comando e controllo fino a Bologna, non c’è treno che si muova che Bari non voglia. E scopri aziende come quella (Eletech di Modugno) che fabbrica le centraline Sos per le gallerie e le scatole nere per ricostruire ogni viaggio. Scopri che la multinazionale francese Astom, quella che fabbrica il treno più veloce del mondo, ha a Bari un suo centro di ricerca e sviluppo. Riscopri l’universalmente nota Mermec di Monopoli, senza la quale discreta parte dei treni (e delle metropolitane) del mondo non viaggerebbe in condizioni di sicurezza.
 Vai in giro e scopri cioè di cosa il Sud nonostante tutto sia capace. Nonostante i soldi soffiati. Nonostante le opere negate. Nonostante se stesso. Scopri da dove può partire la svolta. E perché non parte.