La trappola del Sud tra Cacasenno e Pulcinella

Venerd́ 31 maggio 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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Metti che debba andare da Bari a Cosenza: 300 chilometri. Ci fosse un treno che ce la fa in due ore, bene. Ma avere un treno così veloce al Sud è come sperare che Grillo abbassi la voce. Allora c’è l’auto, che con quelle strade non ci metterebbe meno di tre ore anche se fosse una Ferrari. Tre ore andata tre ore ritorno. Uno ci pensa dieci volte, poi magari non ci va. Doveva andarci per proporre un investimento, o tenere una conferenza, o incontrare colleghi, o per turismo. Qualcosa che, in un modo o nell’altro, avrebbe potuto portare beneficio economico al Sud. O rinsaldarne i rapporti sociali. O costruire una iniziativa insieme.
 Stessa musica per un aereo da Bari a Catania. Niente linea diretta, passa per Roma, o al meglio per Napoli. Tra coincidenze e dintorni, uno perde un’intera giornata per sola qualche ora di impegno in Sicilia. Danno economico, tanto maggiore quanto più si fa zig zag e quanto più tempo vola via. Ma anche danno psicologico, il sottile velenoso malessere per come va. Quando non è una rassegnazione, che ci vuoi fare.
 E’ più facile (si fa per dire) per un meridionale andare a Milano o Torino, che andare da una parte all’altra del Sud. Sistema stavolta rapido per tenere disunito il Sud, per impedirgli di fare massa critica, di avere un comune sentire, di farsi valere. E sistema rapido per dipendere dal Nord, visto che colà c’è quel maggiore sviluppo che il Sud non potrà mai avere se non comincia appunto a poter andare da una sua città all’altra. Dopo 150 anni non c’è ancòra un treno diretto fra Bari e Napoli, dovessero le due capitali fare combutta.
 In Italia in questo momento si lavora a opere per 25 miliardi di euro. Cantieri aperti, con tutti i soldi necessari, non il solito “arrivano i soldi” che non arrivano. Chi ne ha più bisogno è il Sud, che ne avrebbe bisogno anche se non ci fosse il divario col resto del Paese. Allora uno va a vedere quanta roba c’è al Sud. Solo 5 miliardi su 25. Ma scusi, e i discorsi sul Sud in testa ai nostri pensieri? Figuriamoci se non fosse in testa.
 Vai invece a vedere l’autostrada Salerno-Reggio Calabria in costruzione da 50 anni: si mette mano a un lotto e si sospende perché sono finiti i soldi, non si dà precedenza ai lotti vicini in modo da saldarli fra loro, da un anno all’altro si ha sempre la sensazione che qualcosa si muova perché tutto resti come prima. Il Gattopardo. Il fatto è che chi se ne occupa non è Tancredi o il principe di Salina ma l’Anas, cioè non qualche furbo meridionale cui conviene sempre non concludere mai. E lasciamo stare la sedicente statale jonica, quella che dovrebbe unire Puglia, Basilicata e Calabria. Lì non si muove proprio niente. E se uno vuol farsi il mare laggiù, finisce per andare a Rimini.
 E’ l’ennesima versione della trappola del Sud. Le Ferrovie dello Stato dicono che non c’è traffico sufficiente per l’alta velocità al Sud. Mettiamo che sia vero. Ma il traffico sufficiente sarebbe creato anche da uno sviluppo che l’alta velocità potrebbe favorire. Nell’attesa di capire da dove una volta per tutte cominciare, non c’è né alta velocità, né sviluppo, né traffico. E visto che ci siamo, non colleghiamo fra loro neanche le città del Sud. Ma sono proprio quelle città dalle quali un maggiore sviluppo del Sud può partire. Perché la vita si svolge soprattutto nelle città. Perché le città sono più direttamente governabili delle regioni. Perché le città sono il più grande spettacolo vivente. Perché le città sono il posto in cui ciascuno vorrebbe realizzare i suoi sogni.
 Ma la trappola del Sud ha anche un lato B più casalingo. Quello del “ma anche” o del “sì, però”. C’è sempre qualche meridionalista tanto di professione quanto di inconcludenza ossessionato dall’autocoscienza. Di quelli “eh, no, noi meridionali non possiamo sempre scaricare le colpe sugli altri, non possiamo sempre fare le vittime”. Non è che non abbiano ragione. Non dovrebbero però averne tanta fino al punto da non fare mai niente.
 E’ vero che non basta avere al Sud i soldi per treni, strade, aeroporti, porti. Bisogna spenderli bene. E sono necessari progetti che vadano da una regione all’altra, ciascuno non si può fare le sue belle quattro corsie che non si collegano alle altre. Ma l’indice puntato contro il Sud è l’alibi come sempre per fregarlo: 20 miliardi di opere al Nord, 5 al Sud. Se i governatori del Sud sono dei cialtroni, qualche anima pia a Roma li metta d’accordo e coordini, a cominciare dalla più decente distribuzione di quei 25 miliardi.
 Comunicazione di servizio ai parlamentari del Sud: cosa fare? Fate aprire i cantieri senza se e senza ma. Prima i cantieri, poi i “sì, però” dei cacasenno. Perché se ci si insabbia coi meridionalisti grilli parlanti e con l’eventuale anima pia di Roma, allora ha ragione la Svimez: ci vorranno 400 anni perché il Sud non sia più Sud. Segreto di Pulcinella del perché i cantieri non si aprono.