Pazzi per la grazia di Rose

Lunedì 3 giugno 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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TUTTI PAZZI PER ROSE – di Regis Roinsard. Interpreti: Deborah Francois, Romain Duris. Commedia, Francia, 2012. Durata: 1h 44 minuti.
 
 La grazia, la grazia è tutta francese. Quella capacità di raccontare in punta di penna, più con sorridente ironia che con molesta svenevolezza, i grandi scomparsi dei nostri tempi: i sentimenti. Così con l’esile storia mezza romantica mezza ribelle della biondina Rose, figlia di un bottegaio di un paesello della sonnolenta Bassa Normandia, destinata dal padre a sposare un meccanico e a una vita tutta casa e tv.
 Siamo nel 1958, colori pastello, vigilia del boom. Ma Rose, che è tanto imbranata quanto tosta, va in città decisa a fare la segretaria, sogno dei tempi e desiderio di emancipazione. E’ però una cicoria, se non fosse per un suo incredibile talento: la vertiginosa velocità alla macchina per scrivere. Ciò che convince Louis, assicuratore dal fascino ambiguo, a prenderla in giro chiamandola Zuccherino e a tenersela ma a una condizione: che vinca il campionato nazionale di dattilografia.
 Louis è un po’ carogna, un po’ attraverso lei vuole riscattare anch’egli il suo passato di grande atleta incompiuto. Inizia così un calvario di allenamenti sfibranti, che si incrociano col rapporto fra i due inesorabilmente scivoloso tra odio e amore. E con una fase sportiva del film che non ha minore delicatezza, insieme alla suspense e alla spettacolarità delle gare. L’esito, ciascuno se lo vada a vedere per conto suo. Quello che è certo è che finiscono “Tutti pazzi per Rose”, deliziosa e non meno cocciuta che ingenua.
 Un mondo in rosa, appunto: aria di vintage, gonne a ruota, capelli imbrillantinati, prime unghie multicolori. E, per chi vuole, sapore di tempo della nonna e di stavamo meglio quando stavamo peggio. In linea col regista Regis Roinsard, appassionato di vecchio cinema fra Europa e Hollywood, come qualche richiamo a scene di grandi autori conferma. L’assecondano bene la contagiosa freschezza della belga Deborah Francois e il piglio evanescente di Romain Duris (ma quanto fuma). Nel ruolo della principale antagonista Berenice Bejo, palma d’oro a Cannes.
 Aggiungiamoci la tenue fotografia di Guillaume Schiffman (quello di “The artist”), un cha cha cha de la secretaire e una qualche lungaggine, ed è tutto. Con l’aria che tira fuori, questo è perduto latte caldo.