La fata arriva quando meno te l'aspetti

Luned́ 10 giugno 2013 da " La Gazzetta del Mezzogiorno "

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QUANDO MENO TE LO ASPETTI – di Agnès Jaoui. Interpreti: Jean-Pierre Bacri, Agathe Bonitzer, Arthur Dupont. Commedia, Francia, 2012. Durata: 1h 48 minuti.
 
“Quando meno te lo aspetti”, la ruota gira e la vita si fa meno canaglia. E’ quanto succede a uno sgangherata e depressa umanità di coppie sfasciate, adulti cinici, giovani confusi su cui la macchina da presa punta uno sguardo ironico e comprensivo. Una sorta di riedizione amara e spassosa di celebri fiabe, con Cappuccetto rosso che però non si perde nel bosco, Cenerentola con la scarpa però persa a mezzanotte da un uomo, la principessa addormentata che però non si sveglia con un bacio ma con uno sganassone.
 Organizzando recite di bambini si consola appunto la fatina Marianne, attrice fallita e imbranata cronica. Separata, con una figlia adolescente in crisi mistica e piena di pruriti, e la nipote Laurie. Questa, figlia di un industriale inquinatore e di una sessantenne tutta rifatta che si guarda allo specchio come la più bella del reame, incontra il sognato principe azzurro a una festa. E’ Marco, talentuoso ma ancòra sconosciuto musicista, che soffre di carenza di affetto da parte del padre anch’egli separato. Il quale ha appena seppellito suo padre (che si comportava allo stesso modo con lui), non sopporta la sua nuova compagna e i di lei figlioletti, ma soprattutto è fuori di testa per la profezia di una chiromante che gli ha detto che morirà il 14 marzo (roba di un paio di mesi).
 Nel mazzo entra anche il belloccio e fatale Maxime, misterioso boss dello spettacolo, il quale accalappia Marianne ma lancia verso il successo il defraudato Marco, consolato poi dalle braccia del suo vero primitivo amore. Il cerchio è chiuso.
 Ma vivranno davvero felici e contenti? Una domanda che sembra riaprire il girotondo, con esiti appunto inaspettati. In un generale patimento d’amore che le fiabe non riescono a mitigare ma circonfondono di leggerezza, vero segreto e senza la quale l’esistenza è un casino. E’ la stessa leggerezza con la quale la regista Agnès Jaoui vede il suo bestiario, essendone anche parte (interpreta la fatina), come ne è parte il marito Bacri (il morituro) anche come sceneggiatore.
 Impresa familiare in linea col felice momento del cinema francese, una vena intimistica senza retorica né morale, qui con sulfurei e divertenti momenti. Non si può dire che l’intreccio sia sempre tenuto in pugno, a volte ci si perde. Ma se pensiamo che un 14 marzo arriva per tutti, diamoci sotto (finché facciamo in tempo) con la vita.